Centro Librario
"Knut Hamsun"

 

 

  da "Avanguardia" n°198 - Luglio 2002

 

Edoardo Longo
II coltello di Shylock. Vicende di ordinaria repressione giudaica
Trieste 2002, euro 10,33

 

«... un accurato esame sulla capacità ebraica
di trasformare la speculazione borsistica
in strumento trainante della moderna economia».

 

Una rasoiata in faccia all'ebraismo internazionale, una testa di porco lanciata in sinagoga, ottantotto punti di sutura sulla piaga sionista: questo è il coltello di Shylock.

Probabile prossimo candidato ad un posto di rilievo nel sito del monitoraggio sull'antirazzismo (... non sarebbe meglio antigiudaismo, o no?), "II coltello di Shylock" è destinato a divenire una autentica pietra miliare nel panorama, ormai asfittico, della pubblicistica autenticamente controcorrente. Già nel 1952 il “The Jewish Croniche”, dopo l'uscita del libro "The nameless war" ("La guerra senza nome") con tono preoccupato scriveva: «La pubblicazione di un simile libro di questi tempi (1952), sottolinea l'urgente necessità di riformare le leggi e introdurre il crimine di “istigazione all'odio razziale”, per impedire la diffusione nella società di libri come questo». Prevedevano, forse, già l'uscita de “Il coltello di Shylock”? La perfidia giudaica, pur avvalendosi dei numerosi e potentissimi mezzi di cui dispone, dalle aule dei tribunali adibite a vergini di ferro di medioevale memoria, agli scintillanti ferri delle manette in dotazione alla sbirraglia di ZOG (governo di occupazione sionista), non è riuscita a scongiurare il pericolo rappresentato dall'uscita di questo libro. La violenza legalistico-repressiva sistematicamente attuata dalle toghe di regime (al servizio della sinagoga), che in questi casi non disdegnano di usare il codice di procedura penale come fermacarte e il Tàlmud come metro di giudizio, questa volta non sono bastate a spezzare la schiena all'indomito avvocato.

Sorte peggiore è toccata, purtroppo, al coraggiosissimo Gaston A. Amaudruz, direttore da più di cinquant'anni del ciclostilato elvetico "Courrier du continent", il quale, anche per il contributo dato a questo libro (ricordiamo che la prefazione del volume è infatti impreziosita dallo stesso Amaudruz, del quale sono presenti tutti gli scritti pluri-censurati dalla zionist polizai elvetica), ha pagato con tre anni di reclusione rifilategli in nome del «pluralismo», si intende dai difensori della «tolleranza» democratico‑borghese, per la sua battaglia contro la vulgata olocaustica, in difesa della verità storica. A tal riguardo è presente nel volume un interessantissimo studio dello storico Júrgen Graf, inerente proprio i metodi stalinisti mafio-inquisitori, usati in questo ed altri processi politici perpetuati dalle varie magistrature al servizio del giudaismo se non addirittura giudaizzate (vero dottoressa Canovai?) a danno di storici revisionisti, avvocati o semplici cittadini in lotta per la salvaguardia del proprio intelletto.

In un'era in cui le case editrici d'area sembrano aver abbandonato l'idea di distribuire testi troppo critici verso il mondo ebraico (paura di farvi male? o parossistica difesa della poltiglia e dei detriti umanoidi di un Occidente ormai giudaizzato fino al midollo?), la neonata Thule Distribuzioni, cerca di abbattere questa realtà di fatto, scegliendo di distribuire un libro che sicuramente farà sanguinare parecchi «nasi adunchi»; leggendo "Il coltello di Shylock" si ha infatti l'impressione che le pagine si fondano, andando a forgiare una lama affilatissima, capace di recidere il nodo scorsoio destinato al collo dei ribelli in lotta contro ZOG, un nodo abilmente confezionato da mani abituate a lucidare candelabri a sette braccia in qualche sinagoga, dislocata nella sterminata colonia di ZOG.

Analizzando gli oscuri intrecci ideologici e rituali tra Massoneria ed Ebraismo ed evidenziando il ruolo storico avuto da quest'ultimo nella fondazione della moderna massoneria, l'autore lacera il velo che nasconde la deviazione farisaico‑rabbinica tendente a impadronirsi della sacra sfera dell'influenza sull'educazione degli spiriti (Hollywood, fantaolocausto, ecc.), proiettata ad ottenere il miglior risultato possibile, per portare a compimento il criminale disegno della rievocazione blasfema del rito di Aronne, partorito dalle perverse menti degli stregoni di Sion.

«La fusione della massoneria alle radici ebraiche è stato un obiettivo essenziale (anche) per Israele: infatti, essa ha permesso ai dirigenti del Kahal e del B'nai B'rith di trovare lo strumento ideale per realizzare il sogno segreto che Israele cova da millenni: il ripristino della ritualità mosaica nel Tempio gerosolimitano, distrutto dalla Romanità ed inibito in duemila anni di storia cristiana». [1]

La falsa tradizione parassitaria, retaggio culturale proprio della gnosi giudaica ha inoltre operato una subdola azione cabalizzante incentrata a spianare la via al dominio ebraico del mondo, mediante la già collaudata tattica talmudica del pietoso vittimismo, come il pluridecennale martellamento propagandistico della spregevole, quanto sciacallesca, menzogna olocaustica. I tragici esempi di giustizia ebraica, minuziosamente riportati dall'autore, primo fra tutti l'infame e balordo processo politico al camerata Erich Priebke, non fanno che avvalorare la ben nota strategia di «monetarizzazione» della menzogna olocaustica, «... denominata da parte ebraica come “operazione restituzioni”. Obiettivo: mettere in ginocchio l'Europa economicamente ed ideologicamente, con una mirata propaganda del mito menzognero dell'olocausto ebraico durante la seconda guerra mondiale. Una sorte di eterno processo di Norimberga, di volta in volta orchestrato contro singole persone, organizzazioni e Stati». [2]

La rendita sicura della mungitura ebraica viene sistematicamente attuata contro chiunque: «Dunque: ricchi premi & cotillons a chi può vantare un antenato maltrattato dai feroci tedeschi! Per il pagamento, rivolgersi alle casse degli stati europei. Tanto, noi, poveri fessi gojm, dobbiamo solo pagare e tacere ...». [3]

Lo studio dell'avvocato Longo prosegue, prestando particolare attenzione sull'operato dei famigerati "Centri Wiesenthal", veri e propri ricettacoli di sanguinari vampiri, animati da un atavico e smisurato senso di speculazione finanziaria, fondati e costituiti con l'unico scopo di spremere ai gojm quanto più denaro possibile mediante la tattica del pianto che paga. I successivi capitoli del libro prendono le sembianze di uno stetoscopio che si infila nella borsa del banchiere, andando a confermare l'ottimo stato di salute di cui gode l'Alta Finanza internazionale ebraico‑massonica ed operando infine un accurato esame sulla capacità ebraica di trasformare la speculazione borsistica in strumento trainante della moderna economia. «Voi credete che sia solo il capitalismo, generando ricchezze e privilegi, a nutrire il Vitello d'Oro? Non è la creazione di ricchezze e nemmeno il loro sfruttamento a nutrire il Vitello d'Oro, ma prima di tutto il rapido spostarsi delle ricchezze dalle mani dei suoi proprietari. É la mobilitazione della ricchezza, è l'anima della speculazione senza il sudore della fronte e del lavoro, che nutre e rende grande il nostro Vitello d'Oro (...) Noi siamo i doganieri che controllano i crocevia del mondo e raccolgono una tassa su tutti i movimenti della ricchezza che è anonima e vagabonda (...) Noi siamo, nella calma e monotona canzone della prosperità, le voci appassionate che si lavano con gioia ad ogni aumento di prezzo, ad ogni salita o caduta dei "valori" del mercato». [4]

“II Coltello di Shylock”, nella sua lucida analisi si scaglia, devastandolo, contro il muro di menzogne innalzato e progettato dall'illuminato architetto mondialista, lasciando dietro di sè solo polvere e macerie. Da oggi un'altro coltello affilatissimo oscilla nell'aria seminando il terrore, ma questa volta non è di Shylock ma per Shylock e per tutti i suoi adunchi seguaci. L'unico augurio che possiamo fargli è che cada quanto prima sulle loro teste.

Sieg Heil!

 Note:

1] “II Coltello di Shylock”, “Le sinagoghe di Saruman. Obiettivi comuni fra massoneria ed ebraismo”, p. 104

2] ibidem, “II caso Priebke: l'eterno processo di Norimberga?”, p. 17

3] ibidem, “Senza fretta senza tregua”, p. 65

4] ibidem, “Gli iniziati di Sion”, p. 76

Alessandro Mereu