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15 agosto a Belfast l’Antifa si mobilita contro i Yellow Vests, nell’anniversario della strage di Omagh.di F.Bellan

Una manifestazione dei Yellow Vests dell’Ulster alla quale hanno partecipato anche elementi provenienti dalla repubblica irlandese indetta contro la globalizzazione, il lockdown e l’obbligo delle mascherine ha visto la contestazione dell’Antifa. 

Agenti schierati tra i manifestanti hanno impedito il contatto, nello schieramento antifascista erano presenti anche le bandiere lgbt ed una della brigata internazionale impegnata nella guerra civile spagnola. 

L’isterismo antifascista ha raggiunto anche l’Irlanda del Nord: come abbiamo constatato più volte in Italia e in Europa chi si oppone al processo di globalizzazione si trova immediatamente la contestazione delle truppe dei poteri forti, è risaputo che tra i finanziatori dell’Antifa ci sarebbe proprio quel miliardario “filantropo” impegnato nel portare avanti quel progetto di “società aperta” che rappresenta la massima realizzazione degli interessi delle lobbies economiche: il consolidamento di quel “villaggio globale” dove i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, dove tutto dev’essere lecito eccetto l’ordine naturale delle cose.

Con il pretesto del “fascismo”, o meglio dell’antifascismo, questi si mobilitano, anche quando il fascismo nulla ha a che vedere con le iniziative in atto, questo accade puntualmente. 

Paradossalmente il 15 agosto ricorre l’anniversario della strage di Omagh, in Irlanda del nord, era il 1998. Pochi mesi prima erano stati firmati gli Accordi del Venerdì Santo, cominciava la lunga strada verso la “pacificazione”, una strada che non ha ancora finito il suo percorso. 

L’auto rossa nella foto, alle spalle di padre e figlia i soggetti originari dello scatto che miracolosamente si salveranno, conteneva 230 kg di esplosivo era stata lasciata vicino al palazzo di giustizia dalla Real I.R.A, contraria agli accordi di pace. 

Poco dopo la foto, l’autobomba esplodeva uccidendo 29 persone, fotografo incluso, come già detto, l’uomo e la figlia sopravvissero.

È stata la peggiore strage di tutti gli anni della guerra civile irlandese, per il numero dei morti.

La Real IRA, accuso’ le forze di sicurezza di aver lasciato esplodere il micidiale ordigno. Una telefonata aveva avvisato della presenza della bomba 40 minuti prima dell’esplosione. La polizia non solo non fu in grado di sgomberare la via principale del paese, ma addirittura iniziò ad incanalare il percorso della gente verso l’autobomba, probabilmente per problemi di comunicazione tra i diversi uffici delle forze dell’ordine coinvolti, quel che è certo che la popolarità dei dissidenti repubblicani dopo l’eccidio subirà un drastico calo. 

Ora, uno stato come l’Irlanda del Nord, che nonostante il passare degli anni non ha ancora trovato una pacificazione della sua storia e tra le sue due comunità quella protestante/lealista e quella cattolica/repubblicana, si trovi anche ad aver a che fare con quei movimenti (Antifa, Black Lives Matter, LGBT) al servizio di lobbies e poteri forti in un momento delicato come questo, dell’imminente Brexit dove le tensioni possono rialzarsi da un momento all’altro, non è un bel segnale. Anzi, può essere un’ulteriore sciagura di cui non aveva proprio bisogno. 

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