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18 agosto, la strage di Vergarolla di F.Bellan

La spiaggia di Vergarolla a Pola, nel 1946 vedeva oltre alla folla impegnata nelle attività balneari una competizione di canottaggio, c’erano anche delle mine che in precedenza erano state disinnescare da personale militare. 

Dopo le 14 un boato, l’esplosione portava alla morte oltre un centinaio d’innocenti, i corpi recuperati saranno solo 64: al pronto soccorso lavorarono senza sosta per assicurare assistenza ai feriti e per cercar di strappare alla morte le vittime più gravi dell’esplosione. 

Chi si è mosso per organizzare una strage di simili dimensioni, una strage fatta apposta per intimorire ulteriormente la popolazione italiana, già provata dagli anni della guerra, e dalla contrapposizione, violenta e impari, con l’elemento slavo e le sue mire sulla città e su tutti i territori orientali d’Italia? Anche se non ci sono i nomi degli infami boia, è risaputo che la strage è stata una strage comunista, i responsabili erano quelli delle bande titine, alleate della resistenza “italiana”, del regio esercito, degli americani e degli inglesi. Proprio dagli archivi dei servizi segreti inglesi potrebbe venir fuori più di qualcosa su questa strage, gli inglesi sono sempre stati, storicamente, i protettori di Tito e della sua accozzaglia di assassini negli anni della guerra come nel dopoguerra. Da parte delle “istituzioni italiane”, come di consueto, nulla è mai stato fatto per ottenere la verità, tantomeno giustizia, un’altra consuetudine, tutta italiana, quando si tratta di questioni inerenti ai territori orientali, dell’Istria, di Fiume è della Dalmazia. 

Una quindicina d’anni fa con alcuni camerati ci siamo recati a Pola, se ben ricordo almeno tre volte, in occasione dell’anniversario della strage per onorare i tanti, troppi, morti di quel giorno, molti giovani e giovanissimi, visto il contesto in cui è stata orchestrata quest’infamia, allo scopo d’indurre la popolazione italiana ad abbandonare la propria terra. Se da una parte lo spettacolo è stato a dir poco nauseante di vedere i rappresentanti degli ” italiani “, i cosiddetti rimasti, e di politicanti di sinistra, esterefatti ed imbarazzati dalla nostra presenza, in un’occasione, con tanto di articoli su un giornale del giorno dopo, riguardo i ” provocatori fascisti italiani”, dall’altra parte vedere la solidarietà nei nostri confronti della gente, degli esuli veri, che ci ringraziavano di essere presenti quelle giornate, è stata sicuramente una bella soddisfazione. Ancora più importante, è stato il fatto di essere stati sul posto per ricordare, tutte le vittime innocenti dei boia con la stella rossa di Pola, le vittime della strage di Vergarolla, un’infamia anti-italiana. 

Anche se a Trieste, tutti gli anni ci ritroviamo per ricordare le vittime presso il monumento dedicato al dottor Micheletti, uno dei soccorritori di quel giorno, in piazzale Rosmini dopo le 19.30, un domani potremmo sempre ripresentarci un 18 agosto a Pola per onorare le vittime della strage: l’ultima volta che ci andai, era il 2009, mi trovavo a Pola casualmente per altri motivi, e la partecipazione degli esuli, quelli veri e disinteressati, slegati dalle associazioni, che nulla hanno a che vedere con i cosiddetti “rimasti” era ancora consistente. Ricordiamoci che con il passare del tempo, se non continueremo a parlare di questi fatti, delle tragedie dei territori orientali d’Italia, una storia oggi già sconosciuta ai più, tutto cadrà nel dimenticatoio, e gli italiani magari ignorando anche l’esistenza dell’Arena di Pola, che non ha nulla da invidiare a quella di Verona o allo stesso Colosseo, penseranno che Pola sia una città croata o Capodistria una città slovena. Se in questi tempi la gente proveniente da altre zone d’Italia chiama Fiume con il suo nome slavo, per non parlare di televisioni e giornali italiani che parlando di Ragusa la chiamano Dubrovnik, cosa accadrà della nostra storia un domani?

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