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Analisi indagine Confcommercio-Censis sulle famiglie. di A.Sansoni

Numerosi non proprio confortanti per l’indagine annuale curata da Confcommercio-Censis su fiducia e
consumi dei nuclei familiari italiani, rapporto che ogni anno vede la sua luce proprio di questi tempi,
giorno più o meno. Stando a questa capillare ricerca, emerge un quadro di insieme improntato al forte
pessimismo da parte delle famiglie di fronte all’impatto che il Coronavirus ha avuto (e avrà) sull’economia
italiana e sull’andamento dei consumi. A causa della crisi sanitaria e della conseguente chiusura, dove la
gente è stata costretta a stare a casa per evitare il diffondersi del virus, ben il 42,3% delle famiglie ha
dovuto trovarsi davanti ad una forte riduzione dell’attività lavorativa e di conseguenza del reddito
disponibile. E ben il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività lavorativa, mentre il 23,4% è finito in
Cassa integrazione. Altro che promesse del Governo e contributi economici: quali? Lo dicono proprio i
numeri: 6 famiglie su 10 nutrono il timore di perdere il posto di lavoro e quindi la loro capacità di
sopravvivere in questo mondo così difficile ed egoista (non per i clandestini però…). E se da un lato il
Governo sembra prendersi beffa degli italiani proponendo il bonus vacanza (i ministri vivono su Saturno
evidentemente), per le vacanze estive oltre la metà delle famiglie non ha fatto programmi (quindi si
presume stiano a casa) e il 30% ha già deciso che non farà nessuna vacanza. Non solo, ma il 48% ha
dovuto rinunciare definitivamente a qualsiasi forma di viaggio (fine settimana, ponti festivi, Pasqua, brevi
viaggi, visite a borghi e città d’arte la domenica) e solo il 9,4% si recherà in vacanza ma con durata e
spesa ridotti al lumicino. Fra i beni di prima necessità, anche la spesa di generi alimentari ha risentito
dell’emergenza Covid-19 con la ricerca di offerte e sconti sui prodotti. E poi dicevamo del pessimismo:
resta elevato il numero di chi, dopo la riapertura del Paese, vede il futuro con rassegnazione. Il 52,8%
teme per la propria famiglia, ma la percentuale sale vertiginosamente al 67,5% con riferimento alle
prospettive dell’Italia in generale. E i beni di consumo durevoli tipo mobili, lavatrici, frigoriferi,
lavastoviglie, automobili e via dicendo? Il 23% ha deciso di non acquistarli, anche se erano nelle
intenzioni i loro acquisti. Insomma, non resta che attendere gli ulteriori sviluppi di questa situazione a dir
poco drammatica, considerando anche il fatto che numerosi italiani si sono trovati in fila alla Caritas o
altri enti assistenziali, per un piatto di pasta, mentre i clandestini al grido di ”Cibo no buono”, insistono
nel gettare via tutto quello che gli viene dato da mangiare: tornassero a casa loro o si rifugiassero dal
loro amico Papa Francesco, sarebbe la migliore soluzione. Per tutti.

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