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App. Immuni di A.Sansoni

Chi si fida di questo governo attualmente in carica e chi vede in esso una fonte di sicurezza nazionale,
ha delle grosse lacune su come si gestisce un Paese e lo diciamo senza mezzi termini. L’esecutivo ha
gestito l’emergenza coronavirus in un modo assolutamente caotico e senza una precisa linea guida,
come se si fosse lasciato andare agli eventi: dal brutto raffreddore, dall’involtino cinese in tv e fra i
politicanti di sinistra, al chiudere tutto e in fretta, il passo è stato più breve di un piccolo scalino. Ora che
l’emergenza della fase critica sembra passata ale spalle, anche se incombe sempre un forte terrorismo
psicologico in televisione, ecco che arriva la tanto discussa App Immuni, per ora in prova in quattro
regioni italiane, per l’esattezza Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia e tra una settimana circa inizierà a
funzionare a pieno regime in tutta Italia. Per ora coloro che hanno scaricato questa app, che permette di
fare sapere alla persona se è entrata in contatto o meno con un portatore di coronavirus, è stata
scaricata da circa 2 milioni di persone: un numero non indifferente, considerando che siamo solo
all’inizio. Numerosi dubbi sorgono sul fatto della riservatezza o meno di questa applicazione creata
appositamente, come dicono loro, per la nostra sicurezza (rieccoci con questo termine così tanto caro a
chi governa). Così per non farci mancare nulla, nelle televisioni di regime continuano imperterriti a
mostrare dati e numeri che confermerebbero, stando al loro martellante e ossessivo mandare in onda
pareri di esperti che ancora una volta ripetono da quando l’Italia ha riaperto: il virus è ancora in circolo
ed è fondamentale riuscire a individuare tempestivamente eventuali nuovi focolai. E così si scatena di
nuovo il panico in menti già deboli e confuse. Tornando alla App Immuni e ai problemi legati alla
riservatezza dei dati personali, interviene il ministro dell’innovazione Paola Pisano Resta che ha
affermato: “E’ stata sviluppata nel pieno rispetto della normativa sulla privacy italiana ed europea”. C’è
da crederci? Le parole le portano via il vento, come suol dirsi, soprattutto quando questo governo di
parole ne ha spese fin troppe e fatti pochissimi. Resta, comunque, il problema delle regole. E del
distanziamento sociale, soprattutto, fondamentale come il divieto di assembramento. Quindi questa App,
che senso avrebbe? Chi ci guadagna? Ancora domande a cui non otterremo mai una risposta, della
serie che ormai siamo abituati a tutto e al contrario di tutto.

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