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Aversa, 300 mercatali bruciano le schede elettorali. La denuncia di Carlo Di Dato(Assodiritti)

Si è tenuta la mattina del 5 maggio 2020, nel legittimo diritto sancito dall’art. 17 della Costituzione della Repubblica Italiana, ed in osservanza delle prescrizioni sul distanziamento sociale e dell’utilizzo di mascherine, un civile presidio di protesta dei Commissionari del Mercato Ortofrutticolo di Aversa chiuso da ben 7 mesi a causa di ritardi inspiegabili dell’Amministrazione Comunale.“Riteniamo che in maniera arbitraria siano stati sospesi i lavori di adeguamento igienico sanitario della struttura” esordisce Carlo Di Dato Presidente di ASSODIRITTI, storico esponente della destra campana, ex consigliere comunale di Napoli per Alleanza Nazionale, “si ricorda che la struttura è stata chiusa il giorno 11 ottobre 2019. Nonostante le coperture economiche, ad oggi ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. Rimanere sette mesi senza possibilità di avere una legittima entrata ha costretto i circa 300 operatori ad indebitarsi per provvedere al minimo sostegno delle proprie famiglie. Ciò nonostante al Comune di Aversa continuano a prendere tempo. Ma perché? Quali sono i motivi per i quali indugiano?” Ai Commissionari del mercato i trecento lavoratori hanno affidato le proprie schede elettorali e le chiavi degli stand. “Abbiamo scelto di bruciare le schede elettorali e di smaltirle correttamente unitamente alle chiavi. È crollato il rapporto di fiducia tra la Pubblica Amministrazione ed il cittadino. Non essendo rispettati, riteniamo che coloro che occupano il ruolo di governo del Comune, non meritano la nostra fiducia ed il nostro rispetto,” affermano all’unisono i rappresentanti degli operatori che concludono dichiarando che “siamo costretti a riferirci a livelli superiori affinché provvedano al sostentamento delle nostre famiglie. Quello di oggi è l’ultimo presidio condotto e gestito in maniera rispettosa, ma se le difficoltà rimarranno solo nostre, non possiamo essere certi di avere la capacità di continuare ad essere rispettosi delle Leggi.” 300 lavoratori, trecento “spartani” che si vedono abbandonati da uno Stato che altro non pensa che consolidare ed espandere il proprio impero “persiano”.

Giuseppe Parente

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