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Black lives matter: società aperta e poteri forti di F.Bella

I fatti di Minneapolis hanno dato seguito a disordini, sommosse, incidenti e ancora feriti e morti i in molte località degli Stati Uniti. Le rivolte hanno visto la contrapposizione di cittadini, e violenze da far rivoltare lo stomaco, dall’aggressione ad una donna in sedia a rotelle, alle aggressioni contro chi difendeva la propria attività. 
Nulla accade per caso, e tralasciando i precedenti della vittima all’origine dei disordini, si vede che dietro ha quel che accade c’è una regia ben precisa, l’obiettivo sembra quello di contestare Trump, in vista delle prossime elezioni, a nulla servono i messaggi degli stessi afroamericani in merito, che prendono le distanze da quel che accade ed anche dalla stessa vittima originaria. 
Anche in Europa è arrivato l’eco dei black lives matter:  Spagna, Francia, Belgio, Irlanda, Inghilterra,…,ed anche in Italia non potevano mancare le mobilitazioni sui media e nelle piazze dei fautori del pensiero unico e della cultura del villaggio globale. 
Mentre l’Italia attraversa una crisi senza precedenti, grazie ad una classe politica d’incapaci, composta da dilettanti allo sbaraglio e da politicanti di professione, lo spettacolo deve continuare, meglio gettare fumo negli occhi e mobilitarsi con manifestazioni in nome del sempreverde antirazzismo e della cosiddetta fratellanza universale. 
Dov’erano e dove sono tutte queste “anime belle” quando le donne italiane vengono violentate, e magari fatte a pezzi e messe in una valigia, dove stanno quando la violenza e la prevaricazione vanno a colpire i nostri connazionali? Tutti in silenzio, ipocriti e complici, pronti ad aprire bocca solo per giustificare o per farneticare menzogne agitando lo spauracchio di un razzismo inesistente. 
Il mese scorso in Svezia, Tommi Lindh di 19 anni è stato assassinato da un immigrato perché aveva preso la difesa di una ragazzina quindicenne mentre veniva violentata. Tommi Lindh era un giovane nazionalista impegnato nel sociale: per lui non ci sono state levate di scudi, né indignazioni, da parte della cosiddetta “società civile ed aperta”. In questo caso il silenzio ha regnato sovrano. 
Oggi, gli schieramenti sono netti ed evidenti, da un lato i fautori della società aperta, con le loro menzogne ed il loro progressismo, dall’altro, invece, c’è chi non è disposto ad arrendersi alle menzogne del “politicamente corretto “, all’omologazione della ” società civile “. Dalla loro parte hanno la grancassa dei media, tutti allineati a propagandare le loro menzogne, dalla nostra parte bisogna mobilitarsi per creare delle strutture per contrastarli e per dimostrare che esiste un’altra Italia, quella di chi vuole essere protagonista ed artefice del proprio destino. 

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