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Bologna 2 agosto 1980 intervista a Gabriele Adinolfi

Gabriele Adinolfi, a quarant’anni dalla strage di Bologna che idea ti sei fatto dei processi e delle condanne?

–  Partiamo dai dati certi. Le accuse ai fascisti sono state tutte confezionate da apparati dello Stato. Io sono stato oggetto di ben 3 di queste montature e vi è una sentenza in giudicato del gotha del Sismi per il depistaggio “terrore sui treni” – con tanto di mitra ed esplosivo lasciati appositamente su di un vagone – nei confronti di Roberto Fiore, Giorgio Vale e del sottoscritto.

Le condanne di Cavallini, Ciavardini, Fioravanti e Mambro si fondano su elementi fantasiosi che in una condizione normale non avrebbero dovuto dar luogo neppure a rinvii a giudizio.

Una strage fascista?

– L’etichetta “fascista” è stata scelta perché così nessuno paga dazio. C’è stata poi una straordinaria convergenza d’intenti tra apparati statali (Ucigos, Sisde, Sismi, Carabinieri) e Magistratura di Bologna, di tendenza Pci, per scaricare le responsabilità sull’estrema destra. Probabilmente perché ognuno di questi soggetti doveva nascondere una parte della verità e si sono così aggrappati a tesi di comodo. Clamoroso il teorema dei fascisti stragisti per conto di servizi segreti e P2 quando questi ultimi hanno costruito ripetute piste false per accusarli e hanno inquinato lo scenario e nascosto le tracce che attestavano la presenza alla stazione di Bologna, quel 2 agosto, di uomini e donne dell’area brigatista facente capo a Hypérion e di bombaroli tedeschi legati all’Hva della Stasi della Germania comunista e ad altre formazioni terroristiche.

Ti riferisci alle rivelazioni di presenze del terrorismo rosso quel giorno alla stazione?

– Sembra difficile continuare a sottacere le documentate presenze rosse in loco così come gli effetti delle perizie concesse con 38 anni di ritardo che gettano una luce nuova sull’esplosivo utilizzato e che dimostrano che si è fatto sparire il cadavere di una vittima innocente, Maria Fresu, per seppellire al suo posto i resti di una ignota terrorista, verosimilmente uccisa dall’esplosivo che stava trasportando.

Intanto la Procura di Bologna non solo insiste sulla matrice fascista della strage, ma parla di massoni e servizi segreti come mandanti. Sembra di assistere a una polarizzazione destra/sinistra sul tema. È corretto?

– Apparentemente siamo al muro contro muro. Va tenuto conto che la narrazione della verità se la contendono  una sinistra che intende a tutti i costi mantenere la matrice fascista della strage, e una destra attanagliata da un complesso d’inferiorità che, per ingraziarsi Tel Aviv, parla di strage palestinese. Si consideri che questi due depistaggi “nominalisti” vennero avviati entrambi, dai nostri apparati, tre settimane prima della strage….

Una strage palestinese?

– La teoria della strage palestinese si basa sull’arresto, in barba al lodo Moro, di tre autonomi romani che trasportavano armi per conto di una frangia palestinese, e di un suo capo, Saleh (indicato peraltro da alcuni come collaboratore del Sismi) e sulla conseguente rappresaglia organizzata per liberarli.
Questo a mio avviso non è credibile per una ridda di motivi.

Puoi elencarli?

– Primo: se si fosse trattato di una rappresaglia non ci troveremmo di fronte a uno o due individui dilaniati dall’esplosivo che trasportavano, il che dimostra o che hanno commesso un errore madornale oppure – come afferma anche un ufficiale del Sisde, Ciccozzi – che sono stati sacrificati mediante un sabotaggio.

Secondo: tanto i vertici dei servizi segreti che si sono immediatamente attivati a far sparire le tracce, quanto la colonna romana delle Br erano responsabili della morte di Moro nel 1978, altro che attivi a difesa del lodo!

Terzo: delle sei persone coinvolte nel teorema l’unico palestinese è Saleh; almeno tre degli altri cinque sono di famiglia israelitica, se vogliamo di ampie vedute, ma appare strano che siano coinvolti così attivamente nella causa araba.

Quarto: non appena il primo governo sionista d’Italia – quello di Spadolini – s’insedia, Saleh viene liberato.

A tuo avviso lo scenario internazionale determinò quella strage?

– La lettura della logica e della dinamica della strage va sicuramente inserita nella bollente situazione internazionale che, a partire del 1979, aveva riacceso le tensioni est-ovest (Afghanistan, Rivoluzione iraniana,  Euromissili, nascita dell’Europarlamento) ma anche nella questione israeliana ardente dal 1967 e che nel 1979 aveva raggiunto il suo apice con Francia e Italia che cooperavano alla costruzione e al rifornimento di uranio arricchito della centrale nucleare irachena di Osirak. Israele si mise sul piede di guerra. In Francia nel 1979 fece saltare la centrale nucleare di Seyne-sur-mer e nel 1980 sequestrò, torturò e uccise a Parigi l’ingegnere nucleare Yaya El Meshad. A giugno del 1980 il primo cargo di uranio arricchito era passato in Iraq e si lasciò credere che fosse a bordo del Dc-9 abbattuto sui cieli di Ustica, partito proprio da Bologna. Gli israeliani erano preoccupati e a dir poco scontenti. E per loro era questione di vita o di morte.

La chiave dell’attentato va cercata in Libano come sostiene la destra filo-sionista?

– Che il nodo della strage di Bologna sia legato allo scontro mediorientale lo attestano sia la caparbietà servile di chi parla di strage palestinese, sia un’affermazione di Fragalà alla commissione stragi che deduce tranquillamente che quando la sinistra accusa i fascisti intende – tramite il Libano – indicare Israele.

In altre parole i due depistaggi nominalistici sono elementi simbolici di una sfida tra due parti del sistema di allora che sembrano più preoccupate di nascondere la propria quota di responsabilità che non di fare giustizia.

Insomma gli israeliani svolsero un ruolo in quel massacro?

– Se ci atteniamo a questa chiave di lettura, troviamo conferme negli orientamenti della Magistratura di Bologna che dopo aver condannato due ergastolani che comunque non pagano dazio, Fioravanti e Mambro, dichiaratamente pro-israeliani, oggi rilanciano con le imputazioni dei defunti Tedeschi e D’Amato (entrambi ultrasionisti) e poi con Bellini, spacciato per fascista quando era in realtà un malfattore e un collaboratore dei Ros paracadutato in Sicilia durante la trattativa Stato-Mafia che si era accreditato come agente israeliano tanto presso i Carabinieri quanto presso Cosa Nostra.

Si parla di un finanziamento miliardario, che si sostiene comprovato, della P2 ai Nar. Cosa ne pensi?

– Aspettiamo di conoscere gli elementi che avrebbe raccolto la Procura di Bologna. In attesa sono a dir poco scettico sul suo teorema. L’ipotesi di un Gelli che incontra dei terroristi e che offre loro, di persona, un miliardo per commettere una strage mi sembra la trama di una fiction di scarso livello.

A parte il fatto che, in questo teorema, non si riesce a trovare un movente per l’attentato, non si capisce perché mai la Massonefria dovesse assoldare dei dilettanti quando avrebbe avuto a disposizione fior di artificieri e di bombaroli di alcuni reparti militari e perfino tra i mafiosi.

E poi questo cozza totalmente con i dati certi che possediamo fin dal 1980, ovvero che la P2 e gli apparati hanno costantemente criminalizzato i fascisti, inventando piste contro di loro. Una cosa insensata se fossero stati i fascisti a commettere la strage su ordinazione pidduista. Ci troveremmo di fronte a una miscela di stupidità e di masochismo difficile da ammettere.

La Procura di Bologna è ancora una volta su una strada sbagliata?

– Non rigetto a priori la pista sugli apparati pidduisti intrapresa dalla Procura, ma noto che è simbolica, non va a fondo alle cose, forse non lo vuole o non lo può, e che non esita a depistare se stessa pur di rimanere fedele alla pregiudiziale antifascista. Più leggo le teorie contrapposte di chi fa ancora capo alle centrali comuniste e di chi lo fa a quelle atlantico/israeliane, più mi sembra di assistere a una caricatura di un gioco dialettico tra monaci buddisti. Dovrebbero entrambi essere più concreti, sostanziali, obiettivi e positivi.

Sembra di capire che tu non sia totalmente d’accordo con gli “innicentisti” e totalmente in disaccordo con chi incrimina gli apparati. È corretto?

– A mio avviso non si deve accettare una pista a scatola chiusa e rigettarne l’altra. La presenza dell’Orchestra Rossa a Bologna è innegabile: resta da capire come sia saltata in aria e perché.

Le responsabilità degli apparati e del partito israeliano sono altrettanto evidenti e non è lecito sottacerle. Però, così come a destra con l’escamotage della “pista palestinese” si evita di indagare sulla genesi e la composizione dell’Orchestra Rossa, a sinistra con il teorema della Nato che usa i fascisti ci si limita a perseguire condanne astratte, in codice.
Non si capisce perché mai, infatti, da questo nuovo teorema sui mandanti, manchino, fosse anche solo come persone da interrogare o su cui indagare, delle figure importantissime.

Quali sono queste figure che mancano nell’indagine sui mandanti e sui complici?

– Mi riferisco innanzitutto ai depistatori acclarati di Sismi, Sisde e Carabinieri: Santovito, Musumeci, Belmonte, Russomanno, Pandolfi. Mi riferisco anche a chi cooperò attivamente con loro, come quel Michel Ledeen, falco sionista, inviato della Casa Bianca, più tardi “persona non grata sul nostro territorio”. Mi riferisco poi al dirigente del Sisde Parisi, visto che s’indaga sull’utilizzo di un locale del servizio nel 1982 da parte di agenti provocatori (attivi in particolare contro Terza Posizione) incriminando per questo soltanto il suo subordinato Catracchia.

Mi riferisco infine, secondo la logica del “non poteva non sapere”, che è stata applicata alle nostre condanne assoc­iative e contro Bettino Craxi, al ministro dell’interno dell’epoca, Virginio Rognoni, sotto il cui dicastero il grosso dei misteri sanguinosi ha avuto luogo.

A rigore di logica si dovrebbe richiedere la sua incriminazione.

Ma, in sintesi, chi mise la bomba, perché? Cosa accadde?

– L’Orchestra Rossa è stata attirata in trappola e coinvolta nella strage a sua insaputa, come sostiene Carlos? Oppure l’esplosivo è deflagrato per errore durante il transito? O c’è stato un sabotaggio da parte di qualcuno che controllava da presso? Queste sono le domande a cui si dovrà rispondere. In ogni caso mi sembra chiaro che l’obiettivo non fosse quella stazione e forse non era neppure programmata una strage ma l’abbattimento di un muro di cinta (supercarcere di Trani) o un obiettivo militare (porto di Taranto).

Di sicuro non lo sapremo mai se le due parti che si contendono la “verità” su Bologna, non la smetteranno di nascondere quanto può risultare imbarazzante per entrambe: ovvero la prova di prolungate intelligenze reciproche.

Intendi sostenere che ci fu una complicità tra i massoni atlantisti e il terrorismo rosso?

– Intendo dire che fin dal 1936 (guerra di Spagna) esistevano strutture operative, poi partigiane, che restarono in piedi nel dopoguerra. Utili a Mosca contro l’Occidente ma anche a Washington per la sostituzione del colonialismo in Africa e per indebolire la ripresa europea (da sempre suo incubo).

Il paravento della guerra fredda permise così a vere e proprie conventicole criminali di conquistare un potere di taglio mafioso. Le relazioni disinvolte tra apparati apparentemente incompatibili erano saldissime. Stasi (Germania comunista), Cia (Stati Uniti) e Mossad (Israele) cooperarono in Germania e in Francia a più riprese, e ciò avvenne anche in Italia.

In Francia la destra gollista copriva la struttura dell’ultrasinistra che si articolava specialmente su frange trotskiste.

Come documenta Giannettini nel suo memoriale Dossier San Marco, dopo la Guerra dei Sei Giorni (1967) e la rottura di relazioni con la Russia più il raffreddamento con gli Stati Uniti dovuto all’uccisione di una trentina di militari americani sulla US Liberty, il Mossad si attivò per spingere l’estrema sinistra occidentale alla lotta armata e ne conquistò il controllo nel 1971.
La strategia della tensione prevedeva anche l’utilizzo di frange estreme palestinesi ostili ad Arafat. Una vera e propria organizzazione pro-palestinese venne messa in piedi dall’ex terrorista della Banda Stern Nathan Yalin-Mor, attaché dell’ambasciata israeliana di Parigi, con il sostegno del capo-sovversivo internazionale Henri Curiel e di un altro filantropo “pro palestinese”, Rabinovici.

Il controllo di tutta la colonna rossa presente a Bologna, per Tel Aviv era dunque totale. Da parte francese contava anche sulla scuola Hypérion di cui il vicedirettore, Duccio Berio, era figlio di un fanatico dell’intelligence sionista. Da parte tedesca il capo del servizio della Stasi, Markus Wolf, era amico d’Israele, da cui ricevette vari apprezzamenti, e in ottime relazioni con Kissinger, il Segretario di Stato Usa tristemente noto per l’affare Moro.

La strage fu compiuta, o causata dagli israeliani? O dalla sinistra “trozkista”?

– La strage fu effetto di un fatale errore o di un sabotaggio. Nel primo caso dovremmo parlare di strage rossa preterintenzionale. Se accettiamo questa ipotesi non solo assolviamo completamente gli apparati di allora dal massacro ma non riusciamo a comprenderne l’accanimento nei depistaggi, e men che meno il perché quest’ostinazione continui a quarant’anni di distanza. Il Patto di Varsavia è imploso, la causa palestinese è sconfitta. Perché mai proteggerli con caparbietà costante?
Nel caso del sabotaggio tutto sembra invece più chiaro. Intanto Israele dal 1981 ad oggi, con le sole parentesi dei governi Craxi e D’Alema, ha acquistato molta più influenza di allora in Italia e la mantiene. Inoltre, se gli apparati furono molto più che dei semplici depistatori, la difesa ad oltranza del loro ruolo da parte del sistema diventa comprensibile. Il che non deresponsabilizza i trasportatori di esplosivo perché il massacro sarebbe comunque avvenuto tramite loro. Non siamo infine in grado di stabilire il ruolo esatto che i vertici delle strutture di cui facevano parte, inquinate da relazioni spregiudicate e necessariamente ciniche, hanno svolto nel sabotaggio, in cui possono avere avuto una partecipazione attiva, all’insaputa delle pedine sacrificate.

Perché mai gli israeliani avrebbero sacrificato delle proprie pedine?

– Il Mossad fino ad allora aveva coperto diverse frange terroristiche dell’ultrasinistra. La rivoluzione iraniana e il programma nucleare di Saddam Hussein, con cui lo stato di belligeranza dalla guerra del Kippur del 1973 era immutato, indussero Tel Aviv a cambiare linea internazionale, a puntare su Reagan, per esempio. Che Israele, in un conflitto obliquo di rilevanza essenziale, lasciasse che si sacrificasse a sorpresa qualche pedina ormai inutile è tutt’altro che improbabile.

Siamo sempre sul piano delle ipotesi…

– Si dirà, come ogni volta che si vuol discreditare una tesi, che queste sono congetture.

Certamente, così come lo sono la pista fascista, quella palestinese e perfino quella rossa.

Però si tratta di una congettura fondata, sensata, razionale, articolata, plausibile, induttiva e deduttiva.

Peraltro se per gli antipalestinesi la presenza in albergo di due terroristi tedeschi orientali ne proverebbe la colpevolezza e per gli antifascisti questa non sarebbe che una casualità, perché altrettanto interesse non desta negli uni e negli altri la medesima presenza da parte di un dirigente del Mossad?

Puoi riassumere per concludere?

– In conclusione ripartiamo dai dati certi. Ma riepiloghiamoli tutti e non solo quelli che ci garbano.

1) Le accuse ai fascisti si sono rivelate drammaticamente ridicole.

2) Le parti che si contendono la “verità”, ovvero apparati e Magistratura rossa, hanno agito entrambe per incriminare i fascisti e per nascondere o minimizzare tutti gli elementi emersi.

3) La deflagrazione si è avuta nel bel mezzo di un incontro di militanti internazionalisti e internazionali presenti in loco.

4) Gli apparati hanno perlomeno accompagnato lo svolgimento dell’intera operazione. Di sicuro lo hanno fatto italiani, francesi e israeliani.

5) Di nulla di tutto ciò si è tenuto conto.

Cosa auspichi dopo quarant’anni dalla strage impunita?

– La prima cosa da richiedere con forza è la rimozione della targa che definisce fascista la strage alla stazione di Bologna.

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