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CI FU UN TEMPO …di A.Sinagra

Ci fu un tempo in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1922 al 1943 non aveva alcuna protezione militare alle sue sedi di lavoro (prima P.za del Viminale, poi P.za Colonna e/o P.za Venezia) o alla sua casa. Egli si spostava in automobile per Roma senza particolare scorta, si immergeva nella folla e la gente lo abbracciava. Il Popolo era la sua scorta, la sua protezione.
Tanti, tanti anni fa una ormai vecchissima Signora che aveva una vecchia tabaccheria a P.le di Porta Pia, angolo Via Nomentana, a Roma, ricordava e mi raccontava di due ragazzi ancora in pantaloni corti, che, da soli, senza nessun “accompagnatore”, andavano da Villa Torlonia fino alla tabaccheria per comprare matite o quaderni per la Scuola. Ne ricordava i nomi: Vittorio e Romano.
L’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ha il suo ufficio costantemente presidiato da Militari, non si sa dove abita e non osa girare in pubblico se non con nutrita scorta armata. Egli si occupa solo di epidemia (così può mantenere il suo squallido “potere”) ed emana compulsivamente decreti illegittimi per alimentare la paura della gente. In questi decreti (specificamente quello di oggi 13 ottobre), in un mare di inutilità e di cretinate, si evocano la FFAA formalmente per il controllo delle “mascherine” e delle pizzerie, ma in realtà per una specie di “per-allarme” in vista di disordini di piazza e sommosse.
Al di là del paragone tra i due Presidenti del Consiglio dei Ministri (paragone oltraggioso per la memoria del primo) vi è che il Conte Tacchia comincia a capire e ha paura. E ne ha motivo.

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