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CONFERENZA N°2 DEL PROF.ROBERTO MANCINI”IL SOCIALISMO FASCISTA”

Penso proprio che questa conversazione dedicata al socialismo di Mussolini, sia destinata a fare scalpore
perché le cose di cui sentirete parlare questa sera si sono sentite molto poco negli
ultimi decenni e sono sicuramente destinate ad apparire eretiche .Questa sera farò
molto riferimento ad Ernest Nolte,filosofo e filologo tedesco vissuto di fatto quasi
nel nostro tempo, essendo nato nel 1923.:Uno dei tratti caratteristici dell’
antifascismo italiano in tutte le sue componenti, in modo particolare azionista e
stalinista, è stato quello di voler togliere dignità filosofico- politica al Mussolini
marxista e poi fascista, per affogare sul nascere ogni dibattito nella falsa dicotomia
progresso- reazione. Il liberalismo dei nostri giorni ha criminalizzato a priori ogni
critica alla democrazia sia di origine marxista che d’ origine nitzschiana.Il risultato è
stato a sinistra la creazione di un Nietzcshe come pensiero debole e a destra di un
Nietzsche antiegualitario.Il moderno pensiero unico contemporaneo ha voluto
totalmente cancellare il Mussolini socialista fino al 1914. Tutto questo è avvenuto
poiché secondo il pensiero unico contemporaneo solo da sinistra vi può essere un
pensiero rivoluzionario,proprio per questo Mussolini e il suo socialismo non
potevano essere una cosa seria, In base a queste considerazioni, il Duce per
accreditarsi presso la borghesia italiana si doveva esclusivamente presentare come il
continuatore del Risorgimento .Nella realtà dei fatti il risultato filosofico di questo
procedimento sarà il definitivo tramonto dell’ idea di Nazione e al tempo stesso di
quella di rivoluzione. Non si doveva quindi mai accennare al radicalismo marxista
del Mussolini dei primi anni del secolo XX , non si sarebbe mai dovuto parlare della
sua scoperta di rivoluzione nazionale.
L’ antifascismo, si è sempre dimostrato incapace di procedere ad una vera critica del
fascismo, perché in quel caso avrebbe dovuto portare avanti anche una sua feroce
autocritica .Tutto questo portò l’ antifascismo ad un vero e proprio fallimento
politico già dopo la guerra d’ Etiopia; esso non rinacque nemmeno dopo le leggi
razziali, nemmeno la sconfitta di quella guerra che fu definita fascista portò alla
rinascita dell’ antifascismo politico, ma semplicemente il desiderio di uscire dalla
guerra .Questo desiderio era sicuramente una illusione per un Paese occupato da
due eserciti contrapposti., ma il principale torto dell’ antifascismo fu quello di
mitizzare come fonte di un nuovo Risorgimento lo sfascio politico e militare dello
Stato e l’ asservimento della Nazione agli interessi strategici in lotta .L’ antifascismo,
si era di fatto dimenticato che quella non era la sconfitta del fascismo ma di tutta l’
Italia che nel fascismo si era perfettamente identificata .L’ antifascismo ha tentato
disperatamente di coniugare la sua lotta con gli interessi della Nazione ma ha

dimostrato una sua intrinseca debolezza strutturale millantando una rivoluzione che
in realtà non c’ era mai stata.
Il Mussolini socialista rivoluzionario dei primi anni del secolo XX , parte come tutti i
marxisti dalla considerazione della separazione degli strumenti di produzione che
diventano sempre più costosi, da qui nasce e si sviluppa il contrasto tra capitale e
lavoro .I proletari producono le ricchezze ma sono tuttavia esclusi da esse .C’ è però
una prima sostanziale differenza con il marxismo prima e con il leninismo dopo,
poiché per Mussolini l’ avversario del proletariato nella lotta di classe non è tanto la
borghesia quanto piuttosto lo Stato, che è la commissione di difesa della stessa
borghesia.
Veniamo ora allo specifico argomento di questa conversazione che parte dalla
sottovalutazione costante da parte della storiografia moderna del Mussolini
socialista , questo naturalmente per chiari pregiudizi ideologici come abbiamo già
visto prima. Il fatto di non aver mai voluto dare una certa importanza a questo
socialismo è sicuramente strumentale, non si voleva infatti credere alle sue battaglie
contro il riformismo politico che cercava continui compromessi con la borghesia,
vedi per esempio Turati e Treves.Lo scopo come abbiamo già detto lo scorso giovedì
doveva essere sempre lo stesso presentare il fascismo come un fenomeno di destra,
conservatore, reazionario e antisociale .In ogni caso il socialismo di questo Mussolini
è di tipo spiritualistico, sempre in difesa della dignità del lavoratore .Ancora nel
1908, da direttore del piccolo giornale della “lotta di classe” scriveva:
“Il socialismo non è un affare di mercanti, non è un gioco di politici e tanto meno uno sport, è al contrario uno sforzo
di elevazione morale e materiale singolo e collettivo, è forse il più grande dramma che abbia agitato la collettività
umana, è certo la più forte speranza per milioni di uomini di uomini che soffrono e vogliono non più vegetare ma
vivere .La lotta di classe promuoverà questo dissodamento delle intelligenze, aiuterà questo movimento ascensionale
dei lavoratori verso forme più elette di vita. Noi chiediamo la cooperazione, l’ aiuto fraterno dei compagni .Ognuno
faccia il suo dovere, ognuno compia il suo sforzo, anche piccolo, l’ umile operaio che sul lavoro, per la strada, nel
ritrovo serale fa la propaganda spicciola agli incoscienti e ai refrattari è utile alla causa socialista quanto il giornalista
che scrive un articolo o l’ oratore che fa un discorso.”
La storiografia moderna fa suo il pensiero di Angelica Balabanoff che afferma che
Mussolini aveva letto Nietzsche ma rimaneva a suo avviso un individualista che non
aveva mai compreso la battaglia collettiva del proletariato .Anche lei a dire il vero
doveva aver compreso assai poco della battaglia collettivo di un proletariato poiché
in tutta la sua vita politica rimase sempre un ondivaga che passava da uno
schieramento politico all’ altro, prima da Lenin durante la rivoluzione d’ ottobre poi
divenne un social democratica senza mai cogliere che in certi casi è il sangue che fa

la storia .Questo socialismo di Mussolini è invece a mio avviso assolutamente
centrale per cogliere il vero senso del successivo fascismo in tutti i suoi sviluppi, tutti
in ogni caso provenienti dal basso e nel rispetto del lavoro e dei lavoratori. Si pensi a
questo proposito al messaggio del federale di Torino Giuseppe Solaro che
riprendendo proprio questo socialismo fascista affermava sempre che il capitalismo
aveva creato una splendida realtà produttiva e l’ aveva circondata di miseria e di
fame per la maggioranza degli uomini, aveva costruito un fiabesco castello e l’ aveva
regalato ad una umanità priva di mezzi per abitarlo, aveva inasprito e accresciuto le
lotte, le guerre, i disagi, le sofferenze .In altre parole aveva dato il troppo a pochi e il
pochissimo a troppi .Ebbene, non si scorge in questo messaggio di Solaro il vero
volto di un fascismo sociale che non era morto, né finito quando Mussolini era stato
espulso nel 1914 ma proseguì seppur in maniera non costante per tutto il ventennio
e anche oltre durante il periodo della RSI che Mussolini tra l’ altro nelle sue
intenzioni originarie avrebbe voluto chiamare Repubblica Socialista Italiana
Il mio intento come avrete sicuramente capito nell’ ambito di questa conversazione,
come in tutte le mie opere tende a dimostrare una costante continuità tra il suo
socialismo dei primi anni del novecento con il fascismo che sarebbe venuto dopo .Le
lotte tra il fascismo rivoluzionario e i socialisti tra il 1919 e il 1922, furono dovute
esclusivamente alle valenza anti- nazionale del socialismo italiano che rimaneva
ancorato ad una visione della società in senso marxista, anche e soprattutto perché
il leninismo non era stato ancora ben compreso da un socialismo italiano che
rimaneva fermo a quella posizione neutralista della vigilia della guerra .In ogni caso,
in tutte quelle lotte che provocarono centinaia di morti da una parte e dall’ altra, il
fascismo ci tenne sempre a precisare che la sua ostilità era contro il partito socialista
ma non contro il proletariato. Il mio amico Giacinto Reale, grande conoscitore dello
squadrismo di quegli anni riporta in uno stralcio di conversazione tra Bottai e un
fascista romano la seguente affermazione :” ci siamo seduti a destra alla camera dei
deputati. Ma soltanto per una ragione topografica, non per una ragione
programmatica e ideale .Il nostro posto rimane nelle strade con il popolo, non certo
nei salotti della ricca e vile borghesia.”.
Lo stesso De Felice nella sua famosa pubblicazione del 1967”Mussolini il
rivoluzionario che all’ epoca provocò scandalo affermava convinto che non vi poteva
essere alcun dubbio che tra il socialismo del giovane ventenne Mussolini e il
successivo fascismo vi erano molti punti di contatto., come era altresì evidente che
almeno fino alla grande guerra vi fossero diverse analogie tra Mussolini e

Lenin.Naturalmente, lo stesso De Felice metteva in guardia tutti i lettori affermando
che questo discorso andava portato avanti con molta cautela .Il problema rimaneva
sicuramente complesso, ma in ogni caso, sarebbe stato opportuno cominciare ad
interrogarsi sulla natura di un fascismo che si presentava all’ opinione pubblica
come un fenomeno assolutamente nuovo che non poteva più essere inquadrato
nelle tradizionali correnti di destra e sinistra .Questo, a mio avviso rimarrà un
problema insoluto ancora oggi, per un movimento prima e regime dopo che aveva
coniugato l’ unione del sociale con il nazionale, puntando alla formazione dell’ uomo
nuovo.
Del periodo Svizzero di Mussolini tra il 1902, si parla molto poco, anche se negli anni
novanta la televisione italiana trasmise una interessante serie a puntate intitolata il
giovane Mussolini, dove era possibile scorgere la fame e la miseria che il giovane
ventenne aveva dovuto affrontare in quegli anni .Vi leggo tanto per avere un’ idea di
quei tristi anni del futuro Duce, sempre in ogni caso affrontati con molta dignità
Appena arrivato in Svizzera Mussolini aveva trovato lavoro a Yverdon, piccola
cittadina svizzera vicino a Lucerna .Cominciò a lavorare l’ indomani in un cantiere
edile .Undici ore al giorno, 32 centesimi all’ ora .Feci 121 viaggi con una barella
carica di pietre al secondo piano di una casa in costruzione .Alla sera i muscoli delle
braccia mi facevano male e si erano gonfiati .Mangiai delle patate cotte nella
cenere, e mi gettai vestito sul letto: un mucchio di paglia .Alle 5 di mattina del giorno
dopo, mi destai e discesi nuovamente al lavoro .Fremevo dalla terribile rabbia degli
impotenti .Il padrone mi faceva divenire idrofobo. Il terzo giorno mi disse voi siete
vestito troppo bene! Quella frase voleva significare che ero uno scansafatiche .Avrei
voluto ribellarmi, spaccare il cranio a quel villano rifatto che mi accusava di
poltroneria mentre le ossa mi si piegavano sotto le pietre, gridargli sul muso:
vigliacco, vigliacco! E poi la ragione è dalla parte di chi paga .Venne il sabato sera,
dissi al padrone che intendevo partire e perciò gli chiedevo di essere pagato .Entrò
nella sua stanza, io restai sul pianerottolo, di lì a poco uscì e mi gettò nelle mani 20
lire e qualche centesimo, dicendomi ecco il vostro avere ed rubato. Restai di sasso
.Cosa avrei dovuto fare? Ucciderlo? Cosa gli feci? Nulla .Perche’? Avevo fame ed ero
senza scarpe, un paio di stivaletti nuovi che avevo comperato poco prime di partire
dall’ Italia cadevano a brandelli.
Questo breve racconto tratto da una lettera che il giovane Mussolini scrive ad un
amico in Italia rende evidente la situazione di lavoro alla quale erano costretti i
giovani che provenivano dall’ Italia. Il giovane Mussolini tornato dopo mille peripezie

dalla Svizzera operò nella Romagna repubblicana di Aurelio Saffi . La Romagna per
tutta la seconda metà dell’ ottocento era rimasta una regione molto depressa che
soffriva ancora pesantemente per la tremenda tassa sul macinato introdotta dalla
destra storica a partire dal 1869.Mussolini, dopo un breve periodo nel Trentino
austriaco era ritornato nella sua regione prendendo le parti dei braccianti che si
difendevano dai mezzadri. Il socialismo massimalista del futuro Duce era davvero
una cosa seria, soprattutto era una cosa seria la lotta senza quartiere che sosteneva
contro i riformisti che giudicava gente che non poteva rappresentare un vero
socialismo, sempre pronti a scendere a compromessi con la borghesia per potersi
quanto prima inserire nel sistema politico del Paese .I tempi per la rivoluzione, si
erano però allungati i costanti successi elettorali dei riformisti avevano di fatto
ammorbidito l’ ambiente socialista .La situazione sociale della Romagna stava però
divenendo esplosiva soprattutto per i braccianti che di fatto non possedevano
niente ad eccezione della propria forza lavoro, costantemente a rischio di
disoccupazione .A dire il vero anche quando lavoravano questi braccianti erano
quasi alla fame, perché i loro salari erano drammaticamente bassi .Tra l’ altro in
quegli anni era in uso tra le famiglie dei mezzadri il cosiddetto scambio di opere, si
trattava di una antica usanza di sostegno reciproco che le famiglie si garantivano al
momento del raccolto .In pratica i contadini di un podere si recavano a lavorare
gratuitamente in un altro fondo, perché poi il servizio era ricambiato, in questa
maniera le famiglie evitavano di assumere manodopera stagionale, appunto i
braccianti .Nell’ estate del 1908 i braccianti del forlivese cercarono di impedire
questa pratica al momento della trebbiatura, che però si svolse regolarmente grazie
alla protezione dell’ esercito .Vi furono comunque diversi scontri tra soldati e
braccianti, con molti feriti e qualche morto .Lo scontro riprese ancora più duro nel
1910 , quando in Romagna cominciarono a diffondersi le macchine per trebbiare il
grano .Per garantire l’ occupazione le cooperative dei braccianti si dotarono di
trebbiatrici meccaniche e cercarono di imporre ai mezzadri di servirsi solo dei loro
strumenti; i mezzadri rifiutarono anche perché in quella occasione vennero
appoggiati dai repubblicani di Nenni, che a loro volta si erano dotati di proprie
macchine .Lo scontro tra braccianti socialisti spalleggiati da Mussolini e i mezzadri
spalleggiati dai repubblicani di Pietro Nenni fu durissimo .Scorse ancora molto
sangue, tra agguati e lotte rusticane, alla fine i braccianti socialisti furono duramente
sconfitti, dimostrando di essere incapaci di dettare le regole del mercato del lavoro
agricolo Ancora una volta va in ogni caso sottolineato il fatto che solo il piccolo
giornale di Mussolini “la lotta di classe” si era schierato a favore dei più deboli. I

mezzadri, per esempio potevano resistere alle carestie perché potevano patteggiare
con i padroni dei terreni, trattenendo la metà dei raccolti. Mussolini, sostenne con
forza le ragioni dei braccianti con articoli passionali e polemici soprattutto contro i
repubblicani, giudicati ormai dei borghesi in accordo con i riformisti alla Turati che
non erano ormai più in grado di rappresentare il proletariato affamato dalle loro
case signorili, vedi l’ attico vicino al Duomo dove Turati viveva con la sua compagna
Anna Kuliscov.Qualcuno che mi sta ascoltando in questo momento potrebbe
pensare che sto divagando parlando di cose lontane più di cento anni che hanno
poco a che fare con l’ argomento che mi sono proposto di trattare in questo
momento Al contrario, tutto tende invece a dimostrare che quel riformismo che
potremmo oggi rappresentare a dire con molta buona volontà a questa sinistra
liberale e liberista che di sinistra non ha proprio niente si presenta di grande
attualità.
Non è possibile, arrivati a questo punto seguire nel dettaglio tutte le fasi del
socialismo politico di Mussolini fino allo scoppio della Grande guerra, mi limito a
citare soltanto il congresso socialista di Milano del 1910, quando Mussolini cercò di
spiegare al Congresso quello che stava avvenendo in Romagna nelle lotte tra poveri
contro poverissimi, ma ancora una volta la sua voce rimase inascoltata, poi però nei
due anni successivi la situazione cambiò e nel corso del successivo congresso del
1912 a Reggio Emilia l’ ala massimalista di cui Mussolini faceva parte riuscì a
prevalere .Era ormai evidente che i riformisti si erano sempre di più avvicinati al
sistema anche se ufficialmente avevano rifiutato le offerte Giolittiane di entrare a
far parte del governo .Famoso l’ episodio di deputati socialisti che andarono a
sincerarsi sulle condizioni di salute del Re. Durante quel Congresso di Reggio Emilia
ad un certo punto Mussolini divenne protagonista assoluto, chiedendo l’ espulsione
dal partito socialista di tutta l’ area dei riformisti di destra. Il Re qualche settimana
prima aveva subito un attentato, senza però subire nessuna conseguenza, Bissolati e
Bonomi si erano però ugualmente recati dal Re per informarsi sulle sue condizioni di
salute:
“Il regicidio era un infortunio del mestiere di Re, che in fondo era il cittadino più
inutile per definizioni .Bissolati,, Bonomi e Cabrini possono andare al Quirinale,
anche al Vaticano se vogliono, ma il partito socialista dichiari che non è disposto a
seguirli né oggi, né domani né mai.”

L’ ordine del giorno di espulsione proposto da Mussolini ottenne una maggioranza
schiacciante nonostante l’ intervento di Turati che aveva chiesto un semplice atto di
deplorazione, senza arrivare all’ espulsione .Lazzari divenne il nuovo segretario del
partito e a Mussolini qualche tempo dopo fu offerta la direzione dell’ Avanti,
giornale ufficiale del partito. Ma Mussolini era sicuramente un socialista un po’
diversa da tutti gli altri a cominciare dal fatto che nel successivo congresso del
partito del 1914 che si svolse in Ancona fece votare l’ incompatibilità per un
socialista di essere iscritto alla massoneria .Il Mussolini socialista, non era poi molto
diverso da quello che sarà anni dopo il Mussolini fascista, come si può notare
continuo a seguire con costanza la traccia principale di questa conversazione che è
appunto quella di dimostrare la continuità dal socialismo al fascismo. Mussolini
infatti, fin da allora si inseriva nel filone più dinamico di un socialismo rivoluzionario
che avrebbe dovuto andare sempre contro lo Stato borghese .L’ attacco contro il
riformismo socialista è l’ attacco contro un partito che stava poco a poco perdendo il
senso della realtà e che rischiava di perdere il controllo e la rappresentanza di un
proletariato che in seguito assumerà proprio il fascismo. Ma ritorniamo ancora per
un attimo al 1912 vi leggo un breve stralcio di un suo articolo dove vengono
attaccate alcune tipiche posizioni di un socialismo che stava diventando obsoleto .In
questo articolo Mussolini ribadisce il primato dell’ azione politica su quella
economica, perché solo questo primato potrà contribuire a mantenere intatta l’
ideologia .Riflettiamo tutti su questa sua considerazione pensando ai nostri giorni. :
“ Le organizzazioni economiche sono riformiste perché la realtà economica è
riformista, anche la pratica della CGL è stata in ultima analisi un vero e proprio
fallimento, limitandosi ad una pratica computistica e meccanica del dare e dell’
avere, con esperimenti cooperativi fallimentari e anche quando riusciti in realtà
avevano ben poco di socialista, si trattava infatti di aziende borghesi.”
Ancora una volta l’ attualità di queste riflessioni del futuro Duce è davvero
sconcertante .Ai nostri giorni infatti non c’ è più politica, né ideologia, si
commentano solo fattori economici che non appartengono nemmeno più a realtà
italiane.
Ora il socialismo nazionale di Mussolini come è noto a tutti nascerà di fatto con il
passaggio dal neutralismo all’ interventismo alla fine del 1914 con il famoso articolo
che inaugurava il nuovo giornale “Il Popolo d’ Italia “, ma doveva sicuramente molto
a quel sindacalismo rivoluzionario divenuto nazionale di Angelo Oliviero Olivetti

Quest’ ultimo al termine della Grande Guerra si muoverà con temi molto vicini a
quelli di Mussolini, anche se la sua adesione al fascismo verrà soltanto in un secondo
momento .Durante la guerra quest’ ultimo scriveva:
“La classe non sta contro la patria, ma entro la patria .Se la classe annulla la patria
compie opera stolta e parricida .L’ intesse operaio non deve essere quello di negare
la patria, ma di avervi sempre maggiore parte .La classe deve vivere nella nazione e
deve vivere per la nazione .Noi vogliamo l’ Italia del popolo, di tutto il popolo
italiano e non di caste esclusive.”
Ecco siamo praticamente arrivati al punto determinante di tutta la conversazione di
questa sera, il popolo dirà in quelle stesse giornate della guerra Mussolini deve
rendersi conto che questa guerra avrà una valenza rivoluzionaria per combattere
proprio quella borghesia che lo affama .Ecco perché il pacifismo socialista è
borghese, perché di fatto proprio con il suo pacifismo finisce per avallare lo status
quo .Subito dopo l’ espulsione dal partito socialista, Mussolini trovando piena
adesione con Angelo Oliviero Olivetti fonderà insieme a Michele Bianchi,Cesare
Rossi, Alceste De Ambris il fascio rivoluzionario d’ azione; proprio De Ambris durante
un comizio qualificherà l’ interventismo del fascio come un intervento di sovversivi
rivoluzionari e anticostituzionali in perenne lotta per la libertà e la rivoluzione. Gli
interessi del popolo avrebbero dovuto coincidere con quelli di tutta la nazione
.Vedere a questo proposito l’ episodio di Dalmine al termine della guerra il 20 marzo
del 1919 .La dichiarazione di guerra dell’ Austria- Ungheria alla Serbia dopo l’
attentato di Serajevo
.Durante la prossima conversazione ripartiremo propria da qui dal famoso articolo di
Mussolini, ancora direttore dell’ organo ufficiale del partito socialista l’ “Avanti
“Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante”Questo articolo, tra l’
altro spiegherà con il passaggio da parte di Mussolini dal neutralismo all’
interventismo non fu affatto un processo immediato ma lungamente meditato .Il
futuro Duce aveva infatti cominciato a scorgere una concezione statica del
marxismo,il fallimento della II Internazionale era la prova che il proletariato non
poteva più fare a meno della Nazione, nasceva in quella tragiche giornate il
cosiddetto social- patriottismo che non lo abbandonerà più nel corso di tutta la sua
vita. Concludo stasera ricordando a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di
ascoltarmi che chi volesse approfondire i temi che ho trattato questa sera li potrà
trovare nella mia ultima pubblicazione il I volume della storia del fascismo, tra l’

altro ho già concluso anche il II volume che tra non molto sarà dato alle stampe .Ma
permettetemi una chiosa finale, riferita agli ultimi giorni di vita della RSI dirà al
giornalista Silvestri che era stato uno dei suoi principali accusatori del delitto
Matteotti che con gli anni si era totalmente ricreduto:”Il più grande dolore che
potrei provare sarebbe quello di rivedere nel territorio italiano i carabinieri, la
monarchia e la Confindustria Questa dichiarazione vi sembra quella di un
reazionario borghese di destra ? .A giovedì prossimo.

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