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Continua ad andare tutto molto bene. di F.Bellan

La Turchia di Erdogan, dopo aver fatto della basilica di Santa Sofia una moschea, finanzierà la costruzione della più grande moschea in Ucraina, quello stato sorto all’ombra della Nato, dopo che erano arrivate ad operare le ONG di Soros, ed anche i suoi finanziamenti. Il suo impegno nella cosiddetta “rivoluzione arancione” lo ha rivendicato tranquillamente sui media all’epoca, basta una navigazione on line per trovarne notizia in rete. 

A dare lo spazio per un altro luogo di culto per i cristiani dopo la questione della basilica di Santa Sofia, sarà la tanto vituperata Siria di Assad, uno stato laico dove per i cristiani non vi sono preclusioni né discriminazioni, ed impegnato in una guerra senza quartiere contro l’Isis. 

Intanto in Libano, un paese che in passato ha attraversato una lunga e dura guerra civile, sono rimbombate di nuovo violente esplosioni, a Beirut. 

Si è parlato inizialmente di fuochi d’artificio, anche se sembra che la dimensione delle esplosioni indicasse altro, magari armi. 

Hezbollah e forze armate libanesi confermano che l’epicentro della prima esplosione è stato in un deposito portuale in cui erano contenute armi/munizioni/materiale esplodente oggetto di confisca. La presenza in grandi quantità di nitrato di sodio, anch’esso confiscato,  sarebbe la causa delle esplosioni. 

Centinaia i ricoverati e migliaia i feriti. Intere aree del porto completamente distrutte. Non sarà possibile ricostruirle e renderle operative prima di diversi anni.

Le esplosioni hanno provocato dei morti eccellenti: deceduto Nazar Najarian, il segretario generale delle Falangi Libanesi, in fin di vita il direttore generale dell’azienda elettrica nazionale.

Israele nega ogni suo coinvolgimento, il governo libanese parla di incidente.

Le esplosioni avvengono sullo sfondo di oltre un mese di incidenti simili in Iran, sabotaggi alle infrastrutture: centrali elettriche, porti, ferrovie e fabbriche.

Un’altra coincidenza, a breve, il verdetto per il caso Hariri: ex primo ministro assassinato nel 2005 e per il quale sono imputati 4 membri di Hezbollah. Un’eventuale condanna avrebbe serie ripercussioni per lo status giuridico di Hezbollah a livello internazionale, attualmente già minato dalla campagna di pressione del duo Trump-Netanyahu.

Sarà pure una casualità, ma le ultime tensioni con lo stato d’Israele risalivano a poco tempo fa, così come anche la Siria non si trova proprio in “ottimi rapporti” con lo stato più “occidentale” del Medioriente, lo stesso vale per gli Stati Uniti da sempre alleati con la democrazia israeliana. 

Intanto mentre nell’ Europa occidentale tra le tensioni causate dall’emergenza Covid e il movimento Black Lives Matter, la società aperta agognata da Soros sta prendendo forma, in quella orientale le cose stanno diversamente, in Ungheria Soros e le sue ONG non sono ben accette e in Polonia la tensione tra il governo e le lobby LGBT sembrano crescere di giorno in giorno. 

In Italia non bastavano i 13.000 militari già presenti sul territorio nazionale, ne sono in arrivo altri 3.500, grazie alla riduzione dei contingenti di Germania e Belgio. Mentre gli esponenti di un governo d’incapaci, di bibitari, DJ, nani, ballerine e grande fratello, oltre a dimostrare di giorno in giorno la loro arroganza tipica di quella casta che siamo ben abituati a vedere grazie alla sinistra che si preoccupa esclusivamente di immigrati, accoglienza, diritti LGBT e del sempreverde antifascismo, stanno dimostrando tutta la loro ignoranza confondendo il Libano con la Libia, a conferma che si tratta di un’agenzia di collocamento privata. Una lezione ben appresa dalla sinistra: l’obiettivo primario è il collocamento dei loro culi sulle poltrone delle istituzioni. 

Intanto dalla Bosnia un altro migliaio di profughi è in procinto a partire attraverso la rotta balcanica: destinazione? 

Continua ad andare tutto molto bene! 

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