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Contro ogni droga di F.Bellan

Una questione su cui non si può essere che contrari è quella della droga.
Senza distinzioni tra droghe pesanti e droghe leggere, tra droghe “legali” e illegali, il risultato è sempre lo stesso, la dipendenza, oltre che la conseguente rovina della famiglia della persona che ne fa uso.
La politica addottata da questa società, la cosiddetta “società civile” riguardo le tossicodipendenze è ambigua, ed è rivolta alla fine all’ accettazione di queste.
Ad esempio, i personaggi famosi che vengono sorpresi a farne uso, continuano ad essere legittimati, in televisione vengono trasmessi programmi che, se non direttamente, lo fanno in maniera indiretta, inviano messaggi di tolleranza, comprensione o compassione, da parte di certa politica, e dei media, più e più volte nell’arco di un anno possiamo assistere a tentativi di introdurre il discorso della legalizzazione.
La cosiddetta “società civile ed aperta” auspicata da lobbies e poteri forti, è favorevole ad una vera e propria “cultura della droga”, basta pensare all’operato di Soros, in favore della legalizzazione, con la sua Open Society.
La cultura dello “sballo del sabato sera”, è un altro aspetto, ed è derivato proprio da questi fattori. Il consumatore che inizia con la riga di cocaina al sabato sera per sentirsi più brillante, avere successo con le donne, o pavoneggiarsi con gli amici, finirà in un vortice che lo avvolgerà fino a stritolarlo.
Da parte di questo stato, la risposta sarebbe il sert, con gli psicofarmaci e/o il metadone, che danno comunque dipendenza, quella da metadone è peggiore di quella da eroina, detto da chi è passato per quelle strade.
La politica di tolleranza e permissivismo continua a dimostrare, negli anni, tutto il suo fallimento nel contrasto alle tossicodipendenze. In realtà non è che l’ennesimo business di uno stato marcio fino al midollo.
Le cosiddette “droghe leggere” non sono che la potenziale anticamera di quelle pesanti, se è vero che uno spinello non porterà automaticamente all’eroina, è altrettanto vero che non si è visto nessuno cominciare dal nulla ad iniettarsi in vena la polvere bianca.
La cocaina, invece, è ancora più subdola, perché non dà quel senso di dipendenza immediato e dà a molti, anzi, quel senso di “sicurezza”, che li porterà ad essere dei dipendenti esattamente come gli eroinomani. Mentre gli effetti delle pastiglie da discoteca sono quelli di mandare direttamente in black out il cervello, a lungo andare, creando così dei soggetti pronti per quelli che una volta erano i centri d’igiene mentale.
Le comunità, gestite in una maniera esemplare e rigorosa, sono l’unica possibilità per cercare di fare uscire l’individuo dalla spirale della droga.
Noi che crediamo in una concezione spirituale della vita, vivendo giorno per giorno secondo degli ideali e dei valori, non possiamo che rifarci alle parole di uno slogan, usato dall’IRA, l’esercito repubblicano irlandese, nella sua propaganda antidroga anni fa.
“Se diventi dipendente non puoi combattere per l’indipendenza del tuo popolo e della tua terra”.

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