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COSA SIGNIFICA ESSERE FASCISTI OGGI di: Prof. Roberto Mancini

Durante le mie conferenze, spesso mi è stata rivolta la domanda che possa
significare oggi definirsi fascista Ora per gente della mia generazione nata nell’
immediato dopoguerra la risposta veniva facile:cuore, sentimento,senspo di
appartenenza, il ricordo non vissuto di una sconfitta che brucia ancora, come quella
morte della Patria con quell’ 8 settembre dove il senso dell’ onore e della dignità
nazionale sembravano definitivamente perdute.Ma tutto questo èpoteva avere un
significato per un giovane del XXI secolo?
Un giovane che del fascismo ha letto qualcosa esclusivamente sul suo manuale
scolastico cha da oltre 70 anni presenta il fascismo come il male assoluto, come una
infame dittatura che ha oppresso gli italiani per 20 anni .Il termine fascista da oltre
70 anni viene usato soltanto in senso dispregiativo, sinonimo di destra, reazione,
controrivoluzione, conservatorismo, razzismo, nazionalismo, imperialismo .La parola
fascista è sinonimo anche di violenza, autoritarismo .Viene definito fascista
chiunque usi la violenza nell’ azione politica. Eppure, se c’ è un fenomeno così
studiato male, poco storicizzato e di fatto sconosciuto questo è proprio il fascismo
Nel corso di tutti questi anni passati dalla fine della II guerra mondiale abbiamo
praticamente sentito di tutto, la storia è stata totalmente manipolata, è stato
confezionato un prodotto assolutamente menzognero con l’ unico scopo di
condizionare gli animi e le coscienze di tutte le generazioni post fasciste .E’ chiaro
che in questa maniera si difende questa democrazia parolaia e inconcludente che ha
riportato il lavoratore ad uno schiavo, semplice merce di scambio. Un a
democrazia,che si difende con sempre maggiore difficoltà da una sua irreversibile
crisi che comprende un po’ tutti i meccanismi del sistema rappresentativo
parlamentare .Il mio discorso non vuole avere assolutamente una valenza politica
ma semplicemente storico. A questo proposito tanto per iniziare questo ciclo di
lezioni, dove spero di non annoiare troppo tutti quelli che avranno la pazienza di
ascoltarmi inizierò da quello che scriveva Curzio Malaparte nella “Pelle “ in merito
all’ 8 settembre:
“Un magnifico giorno, tutti noi ufficiali e soldati facevamo a gara a chi buttava più eroicamente le armi e le bandiere
nel fango .Finita la festa ci ordinammo in colonna e così senz’ armi, senza bandiere, ci avviammo verso i nuovi campi di
battaglia , per andare a vincere con gli Alleati questa guerra che avevamo già persa con i tedeschi .E’ certo assai più
difficile perdere una guerra che vincerla.A vincere una guerra sono tutti buoni, non tutti sono capaci di perderla .”

Il grande storico liberale, Rosario Romeo aveva perfettamente intuito che quella
guerra mondiale aveva rivelato la debolezza etico- politica del sentimento nazionale
italiano ancora troppo legato alle radici culturali, ma anche psicologiche e
caratteriali, del nostro passato pre- unitario.La borghesia italiana era venuta meno al
suo ruolo storico, di fatto non schierandosi, in attesa della fine della guerra .La fuga
del Re, del suo primo ministro Pietro Badoglio, del suo capo di Stato maggiore
Vittorio Ambrosio e di buona parte dei vertici militari, l’ abbandono alla mercè del
nemico vecchio e nuovo delle truppe nei territori d’ occupazione e la dissoluzione
dell’ esercito in Italia, subito dopo l’ annuncio del’ armistizio, che poi armistizio non
era, perché alla resa dei conti come tutti gli italiani si renderanno perfettamente
conto il 10 febbraio del 1947 nel Trattato di Parigi si trattava di una vera e propria
resa più o meno senza condizioni .Ebbene, quell’ armistizio, continuiamolo a
chiamarlo così semplicemente per semplificazione storica aveva minato per sempre
la nostra memoria collettiva nazionale. La borghesia italiana perfettamente
identificatasi nel fascismo il 10 giugno del 1940 aveva creduto alla guerra breve. Nel
sentimento comune, dopo il crollo verticale della Francia, un pugno di morti e poche
settimane di combattimenti sarebbero dovuti bastare per guadagnarsi il diritto al
tavolo della pace dalla parte dei vincitori .Solo quando la guerra da breve divenne
lunga, per tutti gli afascisti italiani, parlo volutamente di afascisti, perché i veri
antifascisti in Italia erano davvero molto pochi e , non è mai esistito un “”tra l’ altro
anche dopo l’ 8 settembre si dimostreranno incapaci di portare a temine una vera
rivoluzione popolare antifascista “un popolo alla macchia “per citare l’ opera scritta
da Luigi Longo.Il mio scopo, come ho già detto non è assolutamente politico, né
propagandistico, vorrei semplicemente aiutare i giovani a recuperare un passato dal
quale proviene sempre il presente.Comment6are gli avvenimenti dei questi giorni,
dalla pandemia alla crisi economica che ne conseguirà è a mio avviso assolutamente
sterile se non si recupererà prima il passato della conoscenza .Quale conoscenza
potrebbe chiedermi a questo punto un attento ascoltatore, la storia è fatta da
uomini, con le loro passioni, sentimenti, sangue, la fanno da sempre i vincitori, i vinti
non hanno diritto di esistere, sono vinti e quindi sono cacciati fuori dalla storia.
Tutto vero rispondo io, ma è possibile che non esista un limite a tutto questo, la
dicotomia bene – male è divenuta addirittura fanciullesca nella sua becera
semplicità.
Il fascismo è stato declinato esclusivamente in chiave anticomunista, nulla o quasi si
conosce di quel socialismo massimalista e rivoluzionario dal quale Mussolini

proveniva.Mussolini, non si stancava mai per esempio come dice il NMolte di
celebrare la Comune di Parigi del 1871”sangua fecondo che ci è sacro”.Solo il
sangua porta avanti la storia.Poche volte nella storia dell’ umanità i parlamenti
hanno davvero rappresentato la Nazione.Si pensi a questo proposito all’ Italia del
1915 con un parlamento aq maggioranza neutralista scende inn guerrab dopo la
firma del patto di Londra del 26 aprile.Si dice che Mussolini ha tradito il socialismo
accettando la guerra, ma non era forse lo stesso socialismo che aveva tradito il
proletariato con il crollo della ii internazionale.Crollava proprio quell’ internazionale
socialista che era da sempre il vanto principale di tutto il proletariato
europeo.Questo, al contrario accadeva come scriverà più volte lo stesso Mussolini
prima sull’ “Avanti” e poi sul nuovo “Popolo d’ Italia” perche il socialismo aveva
trascurato di studiare la Nazione.La classe, è un insieme di interessi, di giuste lotte
per far trionfare la giustizia sociale ma non potrà mai uccidere la Nazione che è un
patrimonio di idee,di cultura, di lingua di tradizione .Nel primo articolo del Popolo d’
Italia il 15 novembre del 1914 si può leggere:”La neutralità non puà essere un
dogma assoluto del socialismo .Esisterebbero quindi solo nel socialismo italiano
delle verità assolute? Che possono sfidare impunemente le ingiurie del tempo.”
Nelle famose conversazioni con Emil Ludwig, Mussolini cita spesso Banqui si
ricollega spesso a quella sinistra giacobina incarnata da Babeuf in Francia e da
Buonarroti in Italia dove il radicalismo repubblicano, il socialismo utopico e il
patriottismo nazionale trovano una grande sintesi. A questo proposito Berto
Ricci, di cui vi parlerò molto spesso definiva il fascismo:”l’ eresia nazionale del
socialismo e l’ eresia sociale del nazionalismo”
Lo scopo della conversazione di questa sera era quello di soprendervi, nel tentativo
di stimolare il vostro interesse e la vostra attenzione, nelle prodssime conversazioni
spero di sconvolgervi totalmente, perché il fascismo è qualcosa di profondamente
dive4rso da quell0o che avete sentito dire, qualcosa che non è ancora presernte in
nessun libro: l’ unione del nazionale con il sociale allo scopo di creare un uomo
nuovo che si battesse per la giustizia sociale, che facesse del lavoro l’ unico soggetto
dell’ economia, senza per questo rinnegare la Patria.L’ uomo del fascismo è
individuo che è nazione e Patria, legge morale che stringe insieme individui e
generazioni.

Sono anni che porto avanti questa battaglia con i miei scritti e con la parola, quella
appunto di rivendicare con forza la valenza rivoluzionaria del fascismo. Nel corso
dell’ articolo cercherò di spiegare perché ritengo così importante questo cimento.
Parto dalla nota affermazione del prof. De Felice che ha affermato a più riprese che
il fascismo fosse un fenomeno rivoluzionario, teso alla mobilitazione delle masse e
non alla de mobilitazione, alla creazione di un nuovo tipo di uomo, in questo, sono
sempre parole del grande studioso reatino non ha sicuramente niente in comune
con i regimi conservatori che erano esistiti prima e con i regimi reazionari che sono
venuti dopo.
Su questo argomento, esiste soprattutto ai nostri giorni una grande confusione,
dove alcuni di noi credono di sentirsi rappresentati da partiti di destra che non
hanno nulla a che vedere con il fascismo storico, che tra l’ altro viene considerato il
male assoluto .In questo contesto, ci tengo a ribadire che il movimento mussoliniano
ha sempre dichiarato che l’ anticomunismo non fu mai preponderante nei confronti
dell’ antiliberalismo e dell’ antiparlamentarismo. Anzi,, come si evince in molti dei
miei scritti il liberalismo e il parlamentarismo erano considerati i nemici più
pericolosi contro i quali dover combattere .Queste considerazioni, si prestano ad
essere facilmente attualizzate,queste destre che genericamente definiamo così a
mio avviso sono proprio tra i nemici più pericolosi, spesso infatti dietro i loro
atteggiamenti falsamente patriottici si nascondono avversari che cercano solo voti in
difesa di poltrone.
Tornando alla storia vera, si è approfittato dal 1945 in poi, del fatto che poiché
Mussolini per prendere il potere è dovuto scendere a patti con le oligarchie
conservatrici, miriade di storici di estrazione liberale o comunista hanno martellato
sull’ interpretazione di un fascismo come fenomeno reazionario, alleato degli agrari
e degli industriali .Anche oggi, che la storiografia marxista sembra essersi estinta, il
problema resta, poiché continuano a circolare molti giudizi impropri relativi ad un
fascismo sempre vicino agli interessi del liberal- conservatorismo .Al contrario, il
fascismo fu sempre in rottura totale con il liberalismo di tutte le specie .Studiando a
fondo il fenomeno fascista, si scopre che si è costantemente proiettato a creare l’
uomo integrale, in stretto collegamento con la visione di uno stato etico, sempre
schierato contro qualsiasi concezione di individualismo borghese, non si può non
aderire a questa ultima considerazione. La nascita della Camera dei fasci e delle
Corporazioni nel 1939 aveva infatti decisamente contribuito allo smantellamento del

sistema liberal- borghese, facendo finalmente del lavoro l’ unico vero soggetto dell’
economia .D’ altronde, se Salvatorelli nel suo famoso nazionalfascismo del 1923
vedeva il fascismo come la rivoluzione della piccola borghesia, non ci si può stupire
troppo, pur riconoscendo infatti l’ interclassismo del movimento mussoliniano che
riconosceva come unica classe il popolo, andava osservato che la piccola borghesia
era schiacciata dalla grande borghesia cosmopolita e tra l’ altro come fascia
retributiva si stava di fatto proletarizzando .Questo semplicemente per considerare
che anche ammesso e non concesso che la piccola borghesia fosse stata la classe
principe che aveva aderito al fascismo,non era poi così lontana come stile di vita dal
proletariato, che tra l’ altro si avvicinava a questo nuovo movimento che gli aveva
fatto conoscere la Patria .Sembrava davvero arrivati a quel punto, che il comunismo
non fosse più necessario, perché parlava di fatto di una rivoluzione sociale che non
aveva nessuna intenzione di fare davvero.
La rivoluzione fascista, fu sempre contraria alla borghesia,perché nemica dell’
interesse privato, della speculazione bancaria, dell’ internazionalismo finanziario .Si
pensi solo per un attimo al discorso di Mussolini del 14 novembre del 1933 all’
Assemblea generale delle Corporazioni, in cui parlando della crisi del 29, la definiva
non un elemento esterno del capitalismo, ma ad esso strettamente connaturato .La
ricchezza non può essere un merito, la povertà non può essere una colpa .La
proprietà privata come inviolabile è un obiettivo del capitalismo e non del fascismo
affermava qualche anno dopo uno dei suoi uomini migliori di questo fascismo
sociale :l’ ex anarchico Berto Ricci .Nel 1927 il professore di matematica di Firenze
scriveva sul “Selvaggio”:”La Russia con la rivoluzione dei comunisti ha fatto bene a
sé stessa.”D’ altronde a questo proposito,anche se qualche lettore si starà già
scandalizzando che il 19 luglio del 1943 nel famoso incontro di Feltre con Hitler,
Mussolini aveva in animo di convincere il Fuher a fare una pace separata con l’ URSS
per convogliare tutte le forze dell’ Asse contro gli anglo- americani che qualche
giorno prima erano sbarcati in Sicilia, violando l’ integrità territoriale italiana .Le cose
come è noto andranno in maniera molto diversa, il sogno di Bombacci di unire le
due grandi rivoluzioni ( fascista e comunista ), sfocerà nel nulla. Fascisti e comunisti
torneranno dopo il biennio 1919 1921 ad essere acerrimi nemici durante la guerra
civile italiana dal 43 alo 45, con le stragi partigiane al termine della guerra.
Il progetto,di voler collocare a destra il fascismo, considerato come regime
reazionario, conservatore è molto antico. A questo proposito va considerato il fatto
che a partire dalla metà degli anni trenta il comunismo appariva completamente

sconfitto da un proletariato che non credeva più in un partito capace solo di parlare.
.Talmente sconfitto, che i comunisti al termine del vittorioso conflitto etiopico nel
1936 erano stati costretti a rivolgersi ai “fratelli in camicia nera” per una comune
battaglia contro il capitalismo e la borghesia
.Con la fine della II seconda guerra mondiale, il quadro risultava però del tutto
cambiato .La resistenza,.aveva sconfitto il nazi- fascismo, termine assolutamente
errato come ha spiegato più volte De Felice di coniazione americana. Questa
vittoria, la resistenza l’ avrebbe ottenuta con il supporto di tutto il popolo italiano
..Affermazione assolutamente falsa (il famoso popolo alla macchia dal libro scritto
da Longo nel 1947., in realtà il libro fu scritto dal suo capo- redattore), che al
contrario rimaneva a casa o ben nascosto in attesa che la guerra finisse, la famosa
onda grigia .In ogni caso,a questa affermazione corroborata da un fortissimo
supporto mediatico hanno finito per credere quasi tutti .A quel punto, il fascismo
sconfitto politicamente e militarmente andava criminalizzato in ogni sua
componente a cominciare proprio dalle problematiche sociali .Il fascismo, diveniva
di conseguenza il gendarme di una borghesia che voleva continuare a schiacciare il
popolo, gli operai, il proletariato in genere .Televisioni, cinema, giornali, tutti
battevano sullo stesso tasto .Nessuno menzionava mai Solaro, Gallian, Berto Ricci,
Giorgio Pini, Spampanato.Lo scopo doveva essere uno solo: il fascismo non era mai
stato una rivoluzione .Il mondo contemporaneo, dove quasi tutti sono super
laureati, non legge e se legge osserva soltanto i testi del politicamente corretto,
eventuali altri testi non esistono .Ma noi siamo qui per raccontarla la verità per chi
la vuole ascoltare e leggere.
Angelo Oliviero Olivetti individuava tre principali novità rivoluzionarie sancite dalla
Carta del Lavoro: l’ obbligatorietà del contratto collettivo di lavoro, l’ indennità di
licenziamento, l’ intervento dello Stato in economia .La forza lavoro, non doveva
essere più una merce, ma una forza produttiva.
Dopo l’ 8 settembre del 1943 come tutti sanno nacque la Repubblica Sociale Italiana
che in origine il Duce avrebbe voluto chiamare Repubblica Socialista Italiana.
.Mussolini, dichiarò subito che il nuovo programma sociale dello Stato Repubblicano
avrebbe dovuto segnare una evoluzione del principio corporativo .Per questo
motivo vennero sciolte tutte le organizzazioni sindacali, che difendevano ancora
realtà individuali,e al loro posto fu creata un’ unica Confederazione generale del
lavoro .Il nuovo Stato partiva dal presupposto che il fascismo repubblicano, è

assolutamente rivoluzionario e anti- borghese e che la proprietà privata, quando era
frutto del lavoro veniva garantita , ma non doveva mai contribuire alla
disintegrazione della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo
sfruttamento del loro lavoro .Al contrario, la proprietà doveva trasformarsi in una
idea comunitaria e sociale, dove il lavoratore aveva pieno dfiritto agli utili dell’
impresa .L’idea era ripresa dal concetto della corporazione proprietaria di Ugo
Spirito, enunciata dal filosofo per la prima volta durante il Convegno di Ferrara nel
1932.Mussolini, rivelò in continuazione la sua vocazione anti- capitalistica e
rivoluzionaria; egli sosteneva infatti la necessità di nazionalizzare tutti i settori
chiave dell’ economia e la socializzazione delle maggiori aziende private dello Stato
Repubblicano .Il bene comune doveva essere preminente rispetto al bene del
singolo .Questo era il socialismo fascista, dove la proprietà da privata doveva
trasformarsi in sociale, strettamente legata all’ economia nazionale .Lo scopo
avrebbe dovuto essere quello di accorciare le distanze tra le classi sociali.I fascisti
della RSI, si rendevano perfettamente conto del fatto che erano ancora troppe le
ingiustizie sociali e tra l’ altro si erano perfettamente resi conto che la borghesia
aveva tradito e che stava aprendo le porte a quel mondo anglo- americano che
avrebbe finito per ripristinare quel liberalismo selvaggio che avrebbe riportato
indietro dio anni il lavoratore che sarebbe tornato ad essere sempre merce.
Il mondo di oggi, conferma in pieno quelle fosche previsioni che gli uomini della
Repubblica intuivano, eppure il fascismo continua ad essere considerato ancora un
regime reazionario, conservatore e anti- operaio. Questa visione della storiografia
contemporanea ha contribuito alla confusione di cui parlavo all’ inizio di questo
articolo.
Da anni, mi sono assunto il compito di svelare il vero volto di questo fascismo
rivoluzionario che non ha nulla a che vedere con le attuali destre. Riportare alla luce
questo fascismo serve a mio avviso a recuperare la giusta identità da tramandare a
quei giovani che vorranno continuare la battaglia nel volersi contrapporre ad un
sistema liberale falso e menzognero che ha contribuito a contaminare anche il
nostro ambiente .Questa battaglia ci porterà spesso a sentirci soli contro tutto e
tutti,ma non fa nulla,troviamo la forza di rimanere quelli che siamo pensando a
quelle donne e a quegli uomini della Repubblica Sociale italiana che diedero le loro
giovani vite in difesa dell’ ideale.

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