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Covid-19 e Bergamo di A.Sansoni

Tanta rabbia, lacrime, disperazione. E’ questa Bergamo che si è svegliata dopo mesi di incubo e adesso
chiede una sola cosa: verità e giustizia sui propri morti per Covid-19. Tutti abbiamo in mente quelle bare
trasportate dai mezzi dell’esercito italiano, lo stuolo di necrologie nel principale giornale orobico e il
pianto dei familiari che purtroppo non hanno potuto rivedere i loro cari per l’estremo saluto. Non basta la
solidarietà, non basta un abbraccio, non bastano le belle parole del tipo ”Non vi lasceremo soli”: adesso
servono solo i fatti. E c’è una grande folla nell’aula della procura di Bergamo che ha accolto non solo il
dolore di tutti coloro che hanno perso un caro, ma anche un esposto con le recriminazioni alla giustizia,
perchè di ingiustizia in questo caso si tratta: e non c’è cosa peggiore se non quella di perdere un caro o
un amico per causa sospette. Circa cinquanta persone hanno affollato l’ex aula della corte d’Assise
bergamasca, dove i funzionari addetti della procura hanno ricevuto tutte le denunce di chi si è visto
strappare in modo violento un affetto da questo maledetto coronavirus. E’ così nato il comitato ”Noi
Denunceremo”, persone che straziate da un forte dolore chiedono solo verità e giustizia. I portavoci,
l’avvocato Consuelo Locati e il presidente Luca Fusco, definiscono il ‘Denuncia – day’, il giorno in cui gli
sfoghi di rabbia e disperazione confluiti sulla pagina Facebook del movimento spontaneo, nato nei giorni
di picco della pandemia, si traducono in richieste precise alla magistratura. E’ ora appunto di dire basta:
Bergamo vuole chiarezza, giustizia, luce su certi fatti che forse si potevano perfettamente evitare. Ad
iniziare da un fatto che il Comitato ritiene gravissimo: non aver chiuso la Valseriana quando doveva
essere sprangata, cioè il 23 febbraio. In pratica si sono lasciati trascorrere quindici giorni (fino all’8
marzo) quando la Regione Lombardia è diventata zona arancione. Un fatto grave perchè in quei 15
giorni i bergamaschi hanno lavorato, sono usciti al supermercato, nei bar e nelle pasticcerie, andati agli
aperitivi e condotto la vita di tutti i giorni e sono entrati a diretto contatto con un virus che poi ha seminato
morte e terrore. Il Comitato è convinto che se ci fosse stata la chiusura immediata della zona rossa nella
provincia di Bergamo, la Lombardia sarebbe stata risparmiata da una chiusura senza limiti e forse si
sarebbe evitato addirittura il blocco totale anche del resto d’Italia. In pratica, una situazione emegenziale
gestita malissimo. Sono queste le richieste che il Comitato ha richiesto alla magistratura: richieste che
coinvolgono ovviamente il Governo Conte. Intanto i membri del Comitato sono usciti allo scoperto e molti
di loro sono stati intervistati, tutti con indosso una mascherina con la scritta ‘Noi denunciamo’: scene
commoventi anche quelle dove sono stati inquadrati tutti coloro che avevano appesi al collo i cartelli con
le immagini delle persone care defunte, e dove qualcuno mostra anche la foto dell’urna con le ceneri.
Tanto, tanto dolore, tanto sgomento. Verità: è la parola che compare più di ogni altra sulla bocca degli
intervistati. I quali chiedono un incontro con il Capo dello Stato e che siano accertate delle responsabilità
politiche gravi che, a detta del Comitato, esistono e sono chiare. A noi non resta che esprimere tutta la
solidarietà e il massimo affetto ai nostri concittadini bergamaschi, augurandoci di cuore che se ci sono
state delle responsabilità, qualcuno paghi. Si sa che siamo in Italia e spesso nessuno mai subisce
conseguenze per comportamenti errati: stavolta però vogliamo essere ottimisti, che i bergamaschi e i
loro cari defunti abbiano verità, giustizia e pace.

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