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Dal Black Lives Matter al Black First del Sudafrica di F.Bellan

Sono centinaia i bianchi uccisi ogni anno in Sudafrica, si tratta di un genocidio totalmente ignorato dal cosiddetto mondo occidentale, quello dove giorno dopo giorno grazie ai media ed all’attività di partiti e gruppi politici collegati ai poteri forti, a certe lobbies, si vuole instaurare quel villaggio globale che porta a risultati che stiamo già vedendo in Italia, è in Europa. 
Certo, non siamo in una situazione come quella sudafricana, dopo il crollo dell’apartheid con l’avvento dei governi ” progressisti ” del “nuovo Sudafrica antirazzista”, si è visto proprio l’introduzione della prevaricazione e di quello che viene chiamato razzismo anti bianco. 
Premesso che nemmeno tra africani scorre buon sangue, 67 sarebbero stati gli immigrati linciati solo in occasione dei Mondiali di calcio di dieci anni fa, quindi la prevaricazione e la violenza convivono tranquillamente, e da sempre, in chi rivestiva il ruolo dell’oppresso secondo i canoni di certa stampa occidentale e di certe logiche politiche. Del resto era proprio la moglie di Nelson Mandela, Winnie, ad essere stata incriminata nel 1997 per violazione dei diritti umani, tortura ed omicidio, e condannata nel 2003 per rapina e frode. Aveva fondato una squadra di calcio, dietro la quale si nascondevano delle squadre della morte, la punizione per chi era sospettato di tradire, era quella di dare fuoco a dei copertoni assicurati al collo, o al corpo, del sospettato. 
Sono di un paio d’anni fa le dichiarazioni del leader del partito marxista e panafricano Black First Land First, ” Uccideremo tutti i bianchi insieme ai loro figli, le loro donne, i loro cani, i loro gatti e tutto ciò che troveremo sulla nostra strada. Per ogni africano ucciso, uccideremo cinque bianchi”.
A pronunciare queste parole è stato Andile Mngxitama,  leader del partito socialista panafricano e rivoluzionario, Black First Land First (BLF), in un raduno del 2018.
Il programma prevede l’esproprio delle terre abitate dai bianchi, di origine boera, che circa 400 anni fa s’insediarono nelle terre disabitate sudafricane.
Numerose sono le fattorie dei bianchi ad essere assaltate nel cuore della notte. Quando “va bene”, le famiglie sono riuscite a scappare mettendo in salvo la vita, in caso contrario hanno pagato con la morte la resistenza agli aggressori.
È in atto un vero e proprio attacco nei confronti dei boeri. Le loro fattorie vengono assaltate da gruppi di etnia africana e gli abitanti, donne, bambini e uomini, vengono trucidati dopo aver subito torture e violenze.
Molti sono fuggiti dal Sudafrica in cerca di una vita più tranquilla, certi sono anche ritornati presi dal cosiddetto mal d’Africa, ma c’è anche chi non ce l’ha fatta ad andare via, vivono in una sorta di campi di raccolta, sono i bianchi poveri, nelle immagini si può vedere come abbracciano tutte le fasce d’eta’, dai bambini piccoli intenti a muovere i primi passi agli anziani.
Il mondo occidentale per loro non si preoccupa, nessun proclama buonista, nessun gesto caritatevole, tantomeno di solidarietà, nessuno si straccia le vesti, né s’indigna: l’ipocrisia political correct resta a guardare, o meglio ancora, fa finta che il problema non esiste, come se il Sudafrica non esistesse. 

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