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Dal pantano d’Italia è nato un fiore, a Maria Pasquinelli

“Mi ribello – col proposito fermo di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli – ai quattro Grandi , i quali,alla Conferenza di Parigi , in oltraggio ai sensi di giustizia , di umanità e di saggezza politica , hanno deciso di strappare una volta ancora dal grembo materno le terre più sacre all’Italia , condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o – con la più fredda consapevolezza che e’ correità – al giogo jugoslavo, oggi sinonimo per le nostre genti, indomabilmente italiane, di morte in foiba, di deportazione , di esilio.”
Era il 10 febbraio del 1947, queste parole sono la rivendicazione dell’eliminazione del generale inglese De Winton, avvenuta per mano di Maria Pasquinelli. Maestra elementare, aveva frequentato la scuola di mistica fascista, per partecipare poi come crocerossina alla guerra in Africa, dove tentò di raggiungere la prima linea del fronte travestendosi da soldato. Successivamente nei territori orientali aveva partecipato al recupero delle salme di chi era stato infoibato dalle bande comuniste di Tito, alleate di inglesi, americani, regio esercito e ” resistenza italiana “.
A Pola quel 10 di febbraio gli inglesi stavano consegnando alla soldataglia slavocomunista la città, in virtù di quel ” trattato di pace ” che regalava i territori orientali d’Italia alla Jugoslavia. Mentre gli italiani stavano abbandonando la propria terra, sotto la minaccia titina, il gesto di Maria Pasquinelli è stato una scelta estrema, la scelta di chi non era disposto a lasciar perdere. 
Processata due mesi dopo a Trieste dal tribunale ” alleato ” nel corso dell’occupazione angloamericana della città, alla domanda se intende richiedere la grazia rispondera’, “Ringrazio questa corte per le cortesie usatemi, ma fin d’ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra.“
Condannata a morte, in seguito, la pena capitale sarà commutata nel 1954 in ergastolo. Nel 1964, la libertà.
Il 3 luglio del 2013, Maria Pasquinelli ha lasciato questo mondo terreno, ma ha lasciato anche un esempio nella storia. Una storia troppo spesso “dimenticata”, o meglio riscritta faziosamente, una storia che oggi è sempre più infarcita di menzogne, e che soprattutto nelle zone orientali viene usata per le speculazioni dei politicanti “italiani” e sloveni: come infatti è previsto il 13 luglio, a Trieste, con la consegna dell’edificio del Balkan alla comunità slovena e con l’ “omaggio” dei presidenti della repubblica italiana e slovena ai fucilati antifascisti di Basovizza, messi sullo stesso piano di quanti sono stati infoibati in spregio alla verità ed alla giustizia. 
Il prossimo 10 febbraio, il giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, il giorno della firma di quel “trattato di pace” che regalava Istria, Fiume e Dalmazia agli infoibatori rossi, auspichiamo che in tutta Italia si ricordi che il 10 febbraio del 1947 dal pantano d’Italia è nato un fiore: Maria Pasquinelli. 

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