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Dalla popolazione serba del Kosovo e del Montenegro un esempio di cosa vuol dire essere popolo.di F.Bellan

Dopo trent’anni il partito del “signore”incontrastato del Montenegro, Milo Djukanovic, non ha più la maggioranza: alle elezioni il Partito democratico dei socialisti – che ha portato la regione verso l’indipendenza dalla Serbia e l’avvicinamento alla Nato – vince a stento e si trova senza possibilità di governare.

L’opposizione filo-serba potrebbe arrivare al governo assieme alle altre forze di opposizione; nonostante repressioni di ogni genere, omicidi, arresti, prevaricazioni, compresa la repressione nei confronti della chiesa ortodossa, dalle chiese distrutte agli arresti dei sacerdoti, che comunque non hanno scalfito la volontà di un popolo che non ha esitato a mobilitarsi,anche sotto la neve, in difesa della propria tradizione. assieme alle altre forze di opposizione potrebbe arrivare al governo.

Intanto in Kosovo continuano gli attacchi contro la popolazione serba.

Dall’inizio dell’anno nella regione del Kosovo, questa è la trentottesima volta che si manifesta un attacco contro i serbi, da sempre presenti in questa terra. Logicamente nonostante la denuncia, la polizia sembra non fare proprio nulla per tutelare i diritti di chi in queste terre è nato, cresciuto è vissuto, come del resto hanno fatto le generazioni precedenti della popolazione serba, negli anni e nei secoli passati.

Quattro giovani ragazzi del villaggio di Babin Most, nel comune di Obilic, sono stati vittime di aggressioni da parte di alcuni personaggi provenienti dalla popolazione albanese.

Il solito copione si ripete, ed anche in Kosovo come in Montenegro non viene risparmiata la religione ortodossa, mentre in Montenegro la Nato si è appoggiata su una forza politica di sinistra, con la guerra del Kosovo ha contribuito a creare artificialmente, assieme a lobbies economiche e poteri forti, uno stato islamico in Europa, su un territorio storicamente serbo.

Non va dimenticato che leader politici kosovari sono stati accusati di crimini di guerra, e che il Kosovo ” indipendente “, oltre ad offrire sostegno alle bande criminali dell’Isis con i suoi foreign fighters, è uno stato dove il traffico di organi ed il traffico di droga sono stati, e potrebbero ancora esserlo, a tutti gli effetti dei lucrosi business. Su questo la cosiddetta ” comunità internazionale ” sembra, se non aver chiuso un occhio, come minimo aver ricoperto di prosciutto entrambi gli occhi. Esattamente come sembra che a nessuno importi, che i cosiddetti “profughi” o “richiedenti asilo” kosovari, in Italia come in altri stati europei, generalmente è facile trovarli coinvolti in traffici di droga e nello sfruttamento della prostituzione. Qualcuno poi dovrebbe spiegare una volta per tutte perché a questi vengono ancora concessi status da rifugiati dal momento che la guerra è finita da una ventina d’anni, e tra questi non ci sono rappresentanti della comunità serba, che con orgoglio intende rimanere in quella che è storicamente casa sua, ma bensì kosovari di etnia albanese e di fede islamica.

Nella popolazione serba del Kosovo e del Montenegro, fedele alla propria tradizione, si può oggi vedere che lo spirito dell’Europa è ancora vivo, da non confondersi con quell’unione europea del libero mercato, strumento dei poteri forti e delle lobbies economiche, che in realtà rappresenta proprio l’antieuropa, con le sue regole, in realtà veri e propri diktat verso gli stati ed i popoli europei, con la Banca Centrale Europea, con i diritti lgbt, con le frontiere ed i porti aperti, per promuovere quel villaggio globale che rappresenta il cimitero dei popoli.

L’Europa dei popoli liberi e delle tradizioni, l’Europa della giustizia sociale e delle identità nazionali: un mito, un sogno, la nostra Europa.

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