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Dall’America profonda. di F.Bellan

Dall’America profonda

Da Minneapolis, dove un poliziotto si è reso responsabile della morte di un cittadino, si è innescata una serie di rivolte dilagate in molti posti degli Stati Uniti.​

Altri morti, feriti, arresti, assalti ai negozi, alle caserme di polizia, ad altre sedi istituzionali.​

Ricondurre il tutto esclusivamente alla questione razziale, come sembra aver fatto qualcuno in Italia ed in Europa, oltre ad essere riduttivo, è anche un errore madornale. Anche se la società multirazziale è sicuramente una componente di quel paese, soprattutto dei grossi agglomerati urbani come New York, Detroit, Chicago, Miami, Atlanta, Los Angeles, San Francisco, San Diego.​

Negli Stati Uniti non si vive come in Europa, anche se spesso si potrebbe essere indotti a pensarlo, questo anche grazie ai media, ai programmi televisivi ed alla rete. In realtà si tratta di un altro continente, come può essere l’Africa per fare un esempio ma questo credo che vale per qualsiasi continente, quindi cercare di fare dei paragoni è semplicemente fuori luogo.​

Il modo di vivere è diverso, si tratta di un paese dove imperversa la cultura delle armi, e dove vige uno Stato di polizia, probabile retaggio della breve storia degli USA.

Le vittime della polizia sono indistintamente di qualsiasi razza, e a volte, può bastare semplicemente non aver tenuto le mani sul volante nel corso di un fermo per eccesso di velocità. Così come può bastare entrare nel quartiere sbagliato per diventare dei potenziali bersagli delle gang del posto o dei residenti se ci si ritrova in qualche ghetto.​

La prima volta che avevo noleggiato un’auto a Tampa mi sono state date le istruzioni di come comportarsi: in caso di tamponamento accelerare e andare via finché non si vede la polizia (il tamponamento era la tattica per rapinare i turisti, che a volte venivano anche uccisi per evitare, così, testimoni e processi), in caso di fermo tenere le mani sul volante e seguire le istruzioni di polizia, in caso di guasto del mezzo restare chiuso in auto ed attendere i soccorsi, ed altro ancora. Così come mi è capitato di sbagliare uscita e ritrovarmi in un ghetto, o di imbattermi in detenuti ai lavori forzati lungo le strade, sorvegliati a vista da guardie a cavallo armate di fucili, esattamente come nei film.​

Si tratta di un paese dove in molti stati la vendita delle armi è libera, e dove girano comunque molte armi illegali; un paese dove in alcuni stati c’è la pena di morte oppure l’ergastolo quando si viene sorpresi a commettere il terzo reato; un paese dove i poveri sono ai margini della società, senza quella giustizia sociale che un tempo noi avevamo e che ora è stata quasi smantellata dai paladini della democrazia in nome dei cosiddetti “diritti civili”.

Guardando le immagini sulle varie televisioni on line si vede come i protagonisti delle rivolte non sono essenzialmente neri, né colorati, ma bianchi, così com’erano bianchi, quelli che sono entrati armati nella sede istituzionale del Michigan, per protestare contro il lockdown.​

I saccheggi e le devastazioni ai negozi sono il prodotto della società globalizzata che vuole i ricchi sempre più ricchi, ed i poveri sempre più poveri.​

Non si può nemmeno circoscrivere il tutto alla sola Antifa, che ora Trump vuole mettere fuorilegge, la lobby antifascista presente anche in Europa, e tanto cara a Soros & company, che viene supportata da quei poteri forti che vorrebbero imporre la loro società aperta ed instaurarla anche qui, in Europa, in Italia.​

Il cittadino bianco americano, senza essere per forza di cose un suprematista, come vorrebbero far credere i media ” nostrani “, oltre ad essere molto scettico sull’operato dei suoi governi è spesso dubbioso delle versioni ufficiali dei media e quindi spesso definito ” complottista”: un conoscente che era residente negli USA all’epoca, mi raccontò che alla versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre, l’attacco alle torri gemelle e al Pentagono, non ci credeva nessuno.​

La società multirazziale sponsorizzata da lobbies e poteri forti, e di cui vediamo i risultati giorno per giorno nella nostra Italia, non è l’Eden incantato proclamato dalle sinistre e dai vari buonisti, accoglienti e politicamente corretti, tutto il suo fallimento è emerso pubblicamente fin all’epoca della rivolta dei ghetti di Los Angeles, nel 1992, ed anche nelle sommosse in corso attualmente si vedono immagini, da voltastomaco, di quel che è la società multirazziale, dalla vecchietta aggredita fuori dal suo negozio a New York, alla difesa armata di un negozio italoamericano a Cleveland.​

I saccheggi e le devastazioni ai negozi dei coreani da parte degli afroamericani all’epoca erano andati in onda su tutte le televisioni. Oggi si stanno ripetendo, magari per la gioia di qualche miliardario “filantropo”, Erano, e sono, il risultato dell’ipocrisia della cosiddetta integrazione. Quell’integrazione, quella sorta di “fratellanza universale”, che subdolamente e con la solita ipocrisia dell’accoglienza, qualcuno continua a propagandare a casa nostra, ed i risultati si vedono in tutte le città italiane, dove la presenza d’immigrati, africani, islamici, mediorientali, sudamericani, …,ha creato delle zone sotto il loro controllo, e dove questi vogliono fare da padroni, anche spacciando e violentando, impuniti e tollerati, se non legittimati dai caritatevoli paladini della democrazia e dalla loro ” società civile “.

Circoscrivere, invece, le rivolte che stanno attraversando gli Stati Uniti in questi giorni ad una risposta per un omicidio a sfondo razziale, o razzista come piace tanto fare solitamente a certi giornalisti italiani, non è solo un errore ma anche disinformazione: l’ipocrisia e la menzogna dei cantori del politicamente corretto, gli stessi che compiaciuti e soddisfatti si stanno godendo quel che sta accadendo negli Stati Uniti in questo momento.​

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