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democrazia è cosa vostra non è mia.. di F.Bellan

così diceva una vecchia canzone, ed il tempo sembra sempre più dare ragione al significato di queste parole visto il mondo in cui viviamo. 

In Emilia Romagna, la terra dello scandalo di Bibbiano e che ora sembra essere sul punto di far esplodere un nuovo episodio scandaloso a Bologna a base di orge con minori e cocaina, la magistratura dopo 8 anni per un processo di primo grado ha emesso un verdetto di condanna, con tutte le attenuanti, di venti giorni ad una signora di etnia sinti, per aver aggredito a calci e schiaffi un’esponente leghista eletta nelle istituzioni. 

La legge è uguale per tutti, sta scritto nelle aule di tribunale, provate voi comuni mortali a fare altrettanto e vedrete come va a finire. Emblematico il verdetto recente a carico di due camerati a Roma, in meno di due anni sono stati condannati a cinque anni e mezzo per una rapina mai avvenuta, a carico di giornalisti con cui avevano avuto una discussione dopo averli sorpresi appollaiati tra le siepi del cimitero intenti a “spiare” una commemorazione in ricordo dei caduti della strage di Acca Larentia, assassinati dai rossi e dai carabinieri. 

A nulla sono valse le prove, tantomeno le testimonianze, la cosiddetta “pubblica opinione” voleva la condanna, e condanna è stata. 

Certo questo è un esempio, ma volendo si potrebbe fare un lungo elenco di casi, a dir poco emblematici, di una ” giustizia ” perlomeno discutibile, molto discutibile. 

Del resto viviamo nel Belpaese dove un ministro degli esteri sale alla ribalta non per la sua diplomazia, ma per gli scatti pubblicati sulle riviste delle sue nuotate con la compagna, esattamente come il portavoce del governo che viene ritratto in ferie con il suo compagno dopo la riappacificazione, e dopo lo scandalo che vedeva questo, disoccupato ufficialmente, impegnato in operazioni d’investimenti che hanno fatto scattare l’immediata difesa del portavoce in questione. “Io 7.000 euro li guadagno in una settimana” avrebbe detto ai media che lo intervista anormale sulla questione, per allontanare ogni ombra dalla sua figura. 

Intanto continua una crisi economica senza precedenti, così come continuano a riversarsi sull’Italia i flussi migratori dalla rotta balcanica come via mare. 

A questi si aggiungono i traghettatori di quelle ONG che sembrano dettar legge a tutti gli effetti ad uno stato governato da incapaci e da politicanti di professione che seguono una linea ben precisa, guarda caso, la stessa indicata dai vari Soros & company, coincidente con quella dell’unione europea del “libero mercato”, dei liberi traffici è della libera circolazione. A proposito, è di questi giorni la notizia che i legali di una delle associazioni sponsorizzate dal filantropo miliardario, già resosi responsabile della speculazione finanziaria sull’Italia nel 1992, hanno avuto ragione sull’Italia in un contenzioso con dei ” profughi ” eritrei, riguardo ovviamente quella che definiscono ” accoglienza “. 

Se in Italia non c’è da stare allegri, la situazione non sembra essere migliore nemmeno altrove. Tra Turchia e Grecia sta risalendo la tensione, con il sultano di Istanbul che continua a far la voce grossa, in Polonia la lobby lgbt continua dei veri e propri attacchi verso il movimento pro vita come continua gli assedi alle chiese, in Bielorussia sembra riproporsi lo scenario già visto anni fa in Ucraina con quella ” rivoluzione arancione ” sponsorizzata da Soros e poteri forti, mentre nell’Europa occidentale continua l’offensiva “politicamente corretta” senza risparmiare nemmeno il gran premio di Formula Uno. 

Il pilota inglese Lando Norris è stato costretto a rinunciare al suo casco con la livrea della bandiera delle Fiandre. Il casco era un tributo ai suoi nonni, originari delle Fiandre.

È stato accusato di esporre un simbolo “politico” in quanto utilizzato anche dai nazionalisti fiamminghi. “La politica va tenuta fuori dallo sport”, o meglio sarebbe dire andrebbe, dal momento che nessuno dice parola su Lewis Hamilton, da tempo impegnato nella campagna Black Lives Matter e impegnato ovviamente a fare saluti col pugno chiuso ogni volta che va a podio. 

Anche in questo caso basta limitarsi ad un solo esempio, senza fare lunghi e noiosi elenchi, l’esempio dell’ipocrisia e della menzogna del ” politicamente corretto “.

Democrazia, è cosa vostra non è mia! 

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