Diteci la verità sul Mes e sulla sovranità di M. Veneziani

Sul Mes vorrei dire un’eresia che magari vi sorprenderà. Mi piacerebbe tanto che qualcuno al governo, in Parlamento, ai vertici delle Istituzioni, nelle cattedre dei media, avesse lo schietto coraggio di dire: italiani, col nostro debito pubblico gigantesco, con la nostra incapacità di risolvere i problemi con le nostre risorse, con la tempesta del covid che ci ha ridotti sul lastrico, con la classe dirigente che abbiamo, non possiamo permetterci di appellarci alla sovranità e di respingere le interferenze sulla gestione del Paese. È inutile menarsela, l’Italia ha perduto da tempo la sua sovranità, ha svenduto da tempo i pezzi forti del Paese, ha perso la sua indipendenza non solo a causa del malgoverno ma anche a colpi di leggi suicide e perfino di modifiche costituzionali. Quindi ci tocca prendere i soldi dall’Europa e seguire zitti e ubbidienti le indicazioni annesse. Non abbiamo statisti in grado di affrontare la situazione, non abbiamo classi dirigenti adeguate e coriacee, e non abbiamo nemmeno un paese con una spina dorsale diritta; siamo sempre stati vigliacchetti e voltabandiera, soprattutto quando siamo in gruppo o in massa, e oggi più di ieri. Facciamo governi fondati sul tradimento e sul raggiro, ci facciamo guidare da gente che non ha alcun titolo per farlo ma una faccia reversibile col proprio posteriore, come mostrano i voltafaccia e la faccia tosta.

Insomma ci vorrebbe qualcuno che bruscamente ci dicesse: l’Italia non può permettersi il lusso di dire di no all’Europa, tradendo una lunga carriera di servitù e di brache calate. E se pure i prestiti saranno poi lacrime e sangue, rifiutarsi di seguire le istruzioni europee ci porterebbe comunque a versare lacrime e sangue. Dunque, smettetela di tergiversare, abbassate la testa; si prende tutto, soldi e buffi. Magari si negozia per mantenere un mezzo profilo di dignità nell’inginocchiarsi e per implorare umanità e comprensione nel trattamento; ma non più di tanto. L’Italia non è paese sovrano da quel dì, non raccontiamoci favole. Ed ha pure una storia che non depone a suo favore. Arriverei anche ad apprezzare qualche spirito impietoso che si spingesse a dire: ma pensate davvero che un governo guidato da italiani come quello attuale sia preferibile per noi a un governo europeo? Pensate davvero che un italianissimo governo Conte, con grilini e sinistra, sia meglio di un simil-governo Merkel? Se molti italiani sognano l’espatrio non può valere anche l’inverso, come faceva già Dante che invocava la discesa di imperatori germanici per raddrizzare l’Italia?

Anche un convinto e antico amante della sovranità italiana, dell’identità e della dignità nazionale, quale reputo di essere, riconoscerebbe in questo discorso un crudo ma leale realismo con cui sfidarsi ma senza alibi retorici e travestimenti, facili giochi delle parti e ipocrisie. Ci piacerebbe vivere in un paese in cui chi sostiene la sovranità italiana sia consapevole di assumersi una serie di responsabilità derivate, e abbia la schiettezza di proporre agli italiani una difficile, pericolosa navigazione. La sovranità non è mai gratuita, non è solo una declamazione o uno slogan; è un compito arduo, un impegno faticoso, una scelta storica, non propagandistica.

Viceversa, chi difende il Mes dovrebbe dire agli italiani, senza giri di parole, quanto costerà quel “dono” salvastati e schiacciapopoli, quali cose dovremo impegnare e quali altre dovremo sacrificare.

Invece, gli agenti nostrani del Mes si dividono in MEStatori e in MESchini: i MEStatori di sinistra fingono di rassicurare gli italiani che i soldi promessi non comporteranno nessun tipo di impegno oneroso e umiliante, solo routine; i MESchini sono i grillini che fino a ieri frignavano: levateci tutto ma non la battaglia sul Mes, è la nostra ultima bandiera identitaria, per non dichiarare il fallimento e la svendita totale. Ora, vanamente dissimulata, sta per cadere pure l’ultima foglia di fico a questa banda di quaquaraquà, che si aggrappa a tutto per tirare a campare. A entrambi preferiremmo i MESsi dominici del potere europeo, anche in livrea: il missus dominicus era il funzionario che l’imperatore inviava come suo rappresentante nelle periferie dell’Impero.

In realtà, ci sfugge il pozzo senza fondo da cui dovremo attingere per elargire bonus, ristori, sostegni, redditi e cassa integrazione. Con la pandemia si sono rotti gli argini, non ci sono più tetti e parametri da osservare rigorosamente, si investono somme ingenti per compensare gli effetti della pandemia, sforando in ogni campo. S’invoca il Mes come toccasana per affrontare l’emergenza sanitaria, anche per scaricare sul mancato ricorso al fondo europeo i ritardi sulla sanità.

Certo, è legittimo il dubbio: con una situazione ormai alterata e sfuggita di mano, fuori dal decorso di una normale democrazia, ha ancora senso complicarsi la vita col Mes? La girandola di investimenti annunciati, potenze di fuoco, Recovery fund e altre risorse emergenziali, ha completamente rotto gli argini, ha disorientato l’opinione pubblica e ha reso incombente e irrisolta la domanda elementare di fondo: ma da dove si attingeranno questi fondi straordinari, chi pagherà, chi presterà, chi renderà, e come, a che prezzo, con che aspettative? Quanto potrà reggere un sistema economico sociale fondato su provvidenze straordinarie, redditi universali, compensazioni e ristori, interventi eccezionali nella sanità, spostando sempre sul futuro e sulle generazioni che verranno un debito ormai insostenibile? In questo quadro apocalittico si inserisce il Mes, culmine o colpo di grazia. Fatelo o respingetelo ma senza sotterfugi; dicendo, in entrambi i casi, a cosa andiamo realmente incontro. La verità, vi prego, sull’onore.

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