Drusilla e la finta emancipazione

di

Ludovico Ciccarelli

Drusilla Foer, impersonificata da tale Gori, è la nuova regina(reginetto) del festival di Sanremo. Non si fa che parlare di lei(lui) e delle doti che ha sciorinato nel famoso monologo in cui ha diffuso il solito, ridondante, monotono, triste messaggio di globalizzazione e di assuefazione al volemose bene e all’annullamento dei generi, in fondo siamo tutti esseri umani, no ? Poco importa se siamo uomini, donne, tutto fa brodo. Perché diversificare? Ancora con queste differenze tra chi ha il pisello e chi no ? Mamma mia, quanto siete retrogradi, suvvia, il mondo va avanti e il concetto di “diversità” , secondo Drusilla, è inopportuno, coniando e beatificando l’ ” unicità “, che suona alla plebe decisamente meglio, esaltando il diverso e cadendo dalla padella alla brace, acuendo ancora maggiormente la sensibilità e la percezione tra i “normali” e i “diversi”,ricadendo ulteriormente su insipidi luoghi comuni in cui già si è detto di tutto e su cui già le coscienze hanno abbondantemente metabolizzato la questio . Drusilla voleva forse mostrarsi originale, sensibile,poeta,( così l’hanno descritta i media sino a definirla geniale), a me è sembrata noiosa, debole nella esposizione, ricca di luoghi comuni, per nulla originale, vuota di reali contenuti. Alcuni come Mishima e D’Annunzio si sono soffermati su questi temi e lo hanno fatto con originalità, delicatezza, sensibilità, descrivendo un mondo che esiste e che nessuno ha mai voluto emarginare o colpevolizzare. Scusate lorsignori, a voi Drusilla e a noi Mishima, penso che possa bastare così.

Ludovico Ciccarelli

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