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Evento a Trieste di F.Bellan

Trieste 10 e 12 giugno per ricordare le vittime del bombardamento americano e la fine dell’occupazione comunista iugoslava, si terranno due iniziative nel capoluogo che è anche la capitale morale dell’esodo e della tragedia dei territori orientali di Istria, Fiume e Dalmazia. 
Si è appena tenuto l’incontro tra i ministri degli esteri di Italia e Slovenia riguardo la questione dell’apertura dei confini dopo l’emergenza per il Covid. 
La Slovenia fin dall’inizio ha tenuto un atteggiamento verso l’Italia, come se guardasse ad un appestato untore; la chiusura dei confini, addirittura con dei massi su certi valichi, dava l’impressione di essere in una situazione di guerra. 
“Trionfante” Di Maio, si è fatto ritrarre in posa stile Frankenstein Junior con il suo omologo sloveno, per la prevista apertura dei confini il 15 giugno. 
All’incontro, ha garantito il suo interessamento per riservare una rappresentanza parlamentare alla minoranza slovena, una minoranza rimasta orfana del vecchio partito comunista, nostalgica dei “liberatori” con la stella rossa, che si è sempre rifiutata di sottoporre a censimento, e che gode di tutti i contributi previsti, a spese dei contribuenti italiani. Di Maio si è preoccupato anche di confermare la consegna dell’edificio in centro città, come “risarcimento” per i fatti del Balkan, davanti alla presenza dei due presidenti della repubblica di Italia e Slovenia. Un “risarcimento” di cui la minoranza slovena ha già beneficiato in passato, con la costruzione e la consegna del teatro sloveno, sempre nel centro cittadino. Va ricordato, anche, che il Balkan, era un covo di associazioni e gruppi filo iugoslavi e anti italiani, dalle finestre, nel 1920, avevano  cominciato a sparare sulla folla che protestava per gli omicidi di italiani a Spalato e a Trieste, infatti era appena stato assassinato Giovanni Nini. 
NON una parola su quella che è la rotta balcanica, non una parola sui flussi migratori che attraversano tranquillamente la Slovenia, per riversarsi in Italia, non una reazione per la chiusura avvenuta fino adesso nei  confronti dell’Italia e degli italiani. 
Non una parola per il mondo degli esuli istriano-dalmati, le vere vittime della tragedia dei territori orientali. A loro, e ai loro discendenti, deve essere garantita ugualmente una rappresentanza in parlamento: se “lorsignori” vogliono garantirla alla minoranza slovena, altrettanto va fatto per i nostri esuli, e per le loro famiglie, in nome di una reciprocità che fino ad oggi non si è mai vista. Si è vista, invece, e si continua a vedere, solo una politica estera imbelle e rinunciataria, in favore di un altro stato e di una minoranza, prima era la Jugoslavia, oggi è la Slovenia, quella Slovenia che troppo spesso si è intromessa nelle questioni interne italiane con il pretesto dell’antifascismo, ogni qualvolta si parla dei massacri delle foibe e dell’esodo di Istria, Fiume e Dalmazia. 
Mercoledì 10 giugno alle 18.30 per ricordare le vittime dei “liberatori” a stelle e strisce in Campo San Giacomo, e venerdì 12 giugno alle 19.00 a San Giusto, presso il parco della Rimembranza, per ricordare la fine dell’occupazione comunista, le celebrazioni dell’associazione Trieste Pro Patria. In attesa di quel 13 luglio in cui questa repubblica, consegnerà l’ennesimo pagamento alla minoranza slovena ed al suo stato di riferimento. Mentre prosegue l’invasione migratoria attraverso la rotta balcanica con la benedizione slovena, e mentre gli italiani sono alle prese con una crisi senza precedenti, causata dall’emergenza per il Covid. Intanto dalla Farnesina si risponde al grido di “bibite, caffè e panini”, in linea con un “governo” di dj e grande fratello, nani e ballerine. Un governo che dev’essere contestato e che deve andarsene, assieme ad un presidente che non può rappresentare nessun italiano, può rappresentare solo interessi di parte, come nel caso del “risarcimento” del Balkan, e a spese del contribuente italiano. A queste istituzioni, a “lorsignori”, da ora fino a quel giorno, e dopo avanti ancora, va ricordato sempre tutto quel che hanno fatto, devono restare inchiodati a tutte le loro responsabilità. 

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