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Festa del 2 giugno, festa della retorica e dell’ipocrisia della sinistra. di A.Sansoni

Festa del 2 giugno, festa della retorica e dell’ipocrisia della sinistra. In tempi difficili come questi dove
tutto sembra essersi fermato e dove la ripartenza stenta, la festa della repubblica democratica
(sottolineiamolo) pare quasi una beffa. Abbiamo ascoltato interventi sterili, pieni di frasi mielose e
atteggiamenti di buonismo esasperato. Del resto dalla sinistra non ci possiamo aspettare altro. Iniziamo
il giro delle dichiarazioni da Zingaretti del Pd che si augura una ripartenza del lavoro (quale? dove?) e
una maggiore coesione nazionale (in che senso?): un discorso che lascia il tempo che trova. Oppure il
Movimento 5 Stelle che si rifà alla storia e tramite i loro rappresentanti istituzionali, auspica di superare le
divisioni attuali come accadde 74 anni fa con la nascita della repubblica il 2 giugno del 1946: peccato
che quelle divisioni non sono mai state superate e francamente è bene che non si superino in nome di
un finto perbenismo politico. E c’è chi, sempre a sinistra, critica in modo feroce la manifestazione che il
centrodestra ha organizzato nelle varie piazza italiane, in particolare quella a Roma. Senza tanti mezzi
termini, le critiche si sono rivolte verso chi ha manifestato da solo senza un coinvolgimento del
centrosinistra (si sentono sempre chiamati in causa…) e soprattutto accusandoli di aver manifestato
anche con i ”neofascisti”: eccoci all’acqua, il problema e il pericolo in Italia non è più il coronavirus ma il
fascismo. Per la sinistra è uno spauracchio: quando non sanno a chi addossare la colpa del tutto, ecco
che spunta dal cappello del loro cilindro, il fascismo. E poi ancora accuse alla manifestazione del
centrodestra sia per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza (anche se tutti, o quasi, avevano la
mascherina) e per alcune offese da parte di qualche manifestante nei confronti del capo dello stato. A
proposito di sicurezza, oggi 3 giugno, c’è la ripartenza: la possibilità di spostarsi da regione a regione
senza la tanto odiata autocertificazione. Restano però le regole da rispettare che comunque variano a
seconda delle regioni: mascherine nei luoghi chiusi (alcune regioni la prevedono ancora all’aperto),
distanze interpersonali, misurazione della febbre, igienizzarsi le mani, entrate nei negozi scaglionate. Si
riparte ma… con molta fatica e cautela.

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