Crea sito

Festeggiamenti in Slovenia per l’occupazione delle terre italiane.Di F.Bellan

Dopo la “visita dei presidenti”, il regalo dell’edificio del Balkan, l’omaggio di Mattarella, replicato la scorsa settimana dal sindaco di Trieste, al monumento ai fucilati di Basovizza, condannati nel 1930 da in regolare tribunale ala presenza di osservatori internazionali per l’attività nel Tigr, organizzazione che combatteva in armi per l’annessione di Trieste e Gorizia al Regno di Jugoslavia, con attentati in cui vennero uccisi e feriti italiani e che non vedeva di buon occhio nemmeno gli sloveni che vivevano in armonia in Italia, il presidente sloveno ha celebrato come ogni anno l’annessione delle terre del litorale avvenuta alla fine del secondo conflitto mondiale. 

Non poteva mancare al grande evento la presenza della ” minoranza italiana”.

 Un’iniziativa iniziata nel 2005 dal presidente Janez Drnovšek, per rispondere al Giorno del Ricordo dell’Esodo e delle Foibe, istituito dal 2004 in Italia, la “Giornata del ritorno del Litorale sloveno alla madrepatria”.

La celebrazione, fatta da Borut Pahor, si è tenuta ad Ancarano, a meno di due chilometri in linea d’aria dal confine italiano. In realtà, quella caserma era una villa che faceva parte delle storiche proprietà della famiglia capodistriana dei de Madonizza, che furono espropriati di tutto e cacciati nel 1945.

Prima di passare alle parole pronunciate da Pahor, va ribadito che Ancarano, Capodistria, Isola, Pirano, Portorose, Santa Lucia e Sicciole nulla avevano a che fare con il “litorale sloveno”, e che quindi alcun “ritorno” poteva, né può, esserci stato! 

Originariamente i ” festeggiamenti ” sarebbero previsti al 15 settembre, in collegamento con quell’infame trattato di pace, che in realtà, altro non è che una dichiarazione di resa incondizionata sottoscritta dall’italietta nata dalla “resistenza” e alleata di inglesi, americani e della Jugoslavia comunista. Li hanno anticipati nel fine settimana. 

” Il destino della storia dopo la prima guerra mondiale contro la volontà degli abitanti del litorale (una falsità colossale!!), separò queste terre dalla Madrepatria, la lotta partigiana al fascismo le ha ricongiunte” ha detto Pahor davanti ad una platea di persone, anche vestiti in divisa da partigiani con stelle rosse e bandiere jugoslave e slovene.

“Per guardare avanti dobbiamo ricordare le gesta eroiche di tante generazioni di patrioti sloveni che hanno compreso allora lo spirito del proprio tempo e di quello futuro, costruendo le basi per la nuova Slovenia” ha detto il presidente sloveno.

L’ex ministro della cultura, Majda Širca,  ha incentrato parte del suo discorso contro l’Italia lamentandosi del fatto che “non ha riconosciuto la relazione della Commissione storico culturale italo slovena”.

La Slovenia, anche questo va ricordato, è uno stato che non è mai esistito fino al 1991, quando si dissolse la Jugoslavia comunista con l’inizio delle guerre nei Balcani, da parte dei politicanti italiani ancora una volta abbiamo appena assistito a comportamenti indegni, da traditori nei confronti non nostri ma dell’Italia, mentre gli sloveni non hanno mai distaccato la nostalgia dal proprio passato. Quello dei boia con la stella rossa, a Lubiana in parlamento è esposto un quadro in ricordo dell’occupazione di Trieste da parte delle bande comuniste di Tito, un monumento è stato dedicato a un prete che auspicava l’affogamento degli italiani nel fiume Isonzo. Questi sono solo due esempi, che assieme alle scritte inneggianti a Tito poste sui confini con l’Italia, possono far capire chi sono quelli della vicina repubblica. 

Intanto, sempre in Slovenia è appena emersa l’ennesima fossa comune, 139 i corpi scavati in una vecchia trincea nel corso dei lavori per la costruzione di una centrale idrica. I ricercatori hanno stabilito che si tratta dei resti di soldati tedeschi e di croati e sloveni assassinati tra il maggio e l’ottobre del 1945 in tre diverse occasioni. I resti dei corpi risultavano ancora legati due a due. 

Per quanto ci riguarda, a differenza delle ” istituzioni italiane “, non abbiamo dimenticato nulla, non dimentichiamo e non dimenticheremo mai. Nessuna riconciliazione con chi celebra l’occupazione della nostra terra, i massacri della nostra gente, ed i massacri degli anticomunisti tedeschi, croati e sloveni, e delle loro famiglie. Un’altra storia che si omette di raccontare, in ossequio ai dogmi della ” resistenza ” e dei ” liberatori “.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: