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Giudici e giornalisti di F.Bellan

“La magistratura è in evoluzione, bisogna essere realisti, la magistratura è composta da 9 mila persone che nei fatti sono una comunità. È indubbio che la sinistra ha una forte capacità di orientamento della magistratura. A volte ti viene da pensare che la stampa non sia libera, è importante l’indipendenza della stampa così come quella della magistratura. Ho grande fiducia che la generazione dei giovani possa dare al paese una stampa libera”. 

A parlare sarebbe Palamara, il protagonista dell’ultimo scandalo della magistratura italiana, che continua a parlare in maniera disinvolta come se tutto fosse normale. 

Che l’utilizzo della magistratura da parte della politica, fosse consuetudine lo abbiamo visto, e tanti di noi constatato sulla propria pelle, e lo si sapeva da tempo, basta pensare che in passato il vecchio Partito Comunista sosteneva i propri attivisti nelle facoltà di giurisprudenza, in vista di quella che è stata un’occupazione nella magistratura. 

Lo stesso discorso vale per quella che sarebbe l’informazione in Italia, basta pensare alla lobby di Lotta Continua ed alle carriere giornalistiche di Gad Lerner & company. Un’informazione libera dai dogmi del politicamente corretto in Italia è pressoché inesistente, è anche questa non è una novità. Il monopolio della ” verità assoluta ” da parte dei fautori del pensiero unico è sotto gli occhi di tutti: accoglienza, antirazzismo, diritti per questi, diritti per quegli altri, il sempreverde antifascismo isterico e blablabla. Per non parlare delle omissioni di notizie o delle menzogne contabbandate per realtà, l’ultima è proprio di questi giorni, il termine negazionista usato nei confronti di chi contesta le indagini e le sentenze della strage di Bologna. 

A volte, le sentenze vengono scritte nelle redazioni prima ancora che nelle aule di tribunale: una realtà tutta italiana. 

Basta pensare alla recente condanna a cinque anni e mezzo di carcere inflitta a due camerati per una rapina mai avvenuta, basata sul racconto di chi era stato sorpreso appollaiato tra le siepi di un cimitero a fotografare una cerimonia in memoria di tre camerati assassinati e con i quali era avvenuta una banale discussione, per rendersi conto del potere di certo giornalismo e dei suoi collegamenti con certe aule di giustizia. 

Per questo, quando si leggono certe dichiarazioni non si può fare altro che ridere. 

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