Hanno ucciso il dottor De Donno

Lo hanno ucciso i piccoli schiavi con le loro menzogne, con la loro cecità imposta, con il loro odio spacciato a reti unificate. La sua colpa è stata salvare delle vite, ma salvarle davvero, curando la malattia che li stava uccidendo, strappandoli da un protocollo che li avrebbe condannati. Non era accettabile, danneggiava il disegno criminale in corso d’opera che non poteva e non doveva fermarsi, e così lo hanno ucciso.

Non so se fosse un uomo giusto o buono, so che la sua colpa è stata salvare vite, fare quel che un medico giura di fare, quel cui dedica la sua esistenza. E so chi lo ha ucciso, come lo sapete voi, come lo sanno loro.

Sappiamo perfettamente chi sta uccidendo milioni di persone, con virus reali o immaginari, protocolli medici fatti di attese e menzogna, decreti costruiti su numeri falsati e proclami al rilancio di odio e veleno. Lo sappiamo noi e lo sanno loro.

È bene che lo sappiano anche questi piccoli schiavi, questi assassini, questi terroristi in giacca e cravatta, quelli in camice bianco, quelli nascosti nelle redazioni e quelli incestati dentro uffici dai nomi altisonanti e pomposi. È bene che lo sappiano, che non possono farcela, e che non ce la faranno. Che le loro vite sono già spazzatura per i loro stessi dei e non hanno più dimora nel popolo degli uomini. Il vostro marchio è evidente, la vostra sorte è segnata. Festeggiate i vostri incubi, brindate col vostro sangue infetto: nella paura vi siete battezzati e nella paura vi consumerete.

Ma devono saperlo anche i loro Padroni, coloro che vivono nelle ombre per il terrore della luce. Vi sono cose che debbono venire dichiarate perché la loro pronuncia è inevitabile, attesa e necessaria.

Ascoltatemi e ascoltate bene, figli dell’antico: non ci sono cappucci dietro cui possiate nascondervi, perché il vostro volto ora è nudo. Non guardatevi indietro: per voi non c’è più ritorno. Le vostre promesse sono spezzate, i sigilli infranti. Ciò che avete fatto è ora ciò che siete. La vostra immortalità è ora la vostra condanna.

ERICA PELLA

Nucleo Femminile Comunità di Avanguardia

Stefano Re

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