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Il Bolero Di Ravel.di A.Sinagra

Il susseguirsi di quotidiane e orripilanti minchiate ricorda il ritmo del famoso Bolero di Ravel.La cosa mi suggerisce una rassegna periodica delle quotidiane castronerie che siamo costretti a sopportare. Se avrò tempo lo farò.Oggi mi voglio occupare di due castronerie. La prima riguarda il noto Giggino Di Maio la cui fervida mente ricorda il Vulcano dell’Isola di Stronzoli.Giggino ha scritto (credo sulla sua pagina FB) che “Con il Patto per l’export stiamo intervenendo per dare agevolazioni alle nostre imprese”: tutto è consegnato ad un futuro ignoto e se i grilloidi mantengono le loro promesse come sappiamo, siamo fottuti noi e le imprese. Né, poi, si sa in cosa consista il “Patto”, né di quali “agevolazioni” si tratti e in che modo si integrino gli annunciati “interventi” a favore delle imprese.Ma Giggino aggiunge: “In questo modo all’estero esportiamo solo i prodotti italiani delle nostre aziende”.A parte il rilievo che Giggino ignora, com’è ovvio, che l’economia nazionale si sostiene non solo favorendo l’esportazione ma soprattutto incentivando la domanda interna non foss’altro che per contenere il più possibile il consumo di merci importate, cosa dovrebbero diversamente esportare le imprese italiane se non “prodotti italiani”? O forse Giggino pensa che le imprese italiane esportino per esempio wurstel e crauti tedeschi?Per l’eventuale riconoscimento del noto premio “Il Mongolino d’Oro” Giggino è certamente in buona posizione.La seconda castroneria del giorno non fa ridere ma fa indignare.Scrive Lapo Elkan (nomina sunt consequentia rerum?) sulla sua “pagina”, che “È tempo di sciogliere tutte le organizzazioni fasciste ed estremiste. Subito. Vergogna”.Vergogna a lui: per i soldi sottratti dall’azienda di famiglia ai cittadini italiani: quando la FIAT aveva “utili” si procedeva ai dividendi; quando il bilancio chiudeva in passivo il ripianamento gravava sui cittadini italiani.Vergogna a lui: solo per l’intervento dell’Innominabile il di lui nonno capì che “l’uomo non è una macchina addetta ad un’altra macchina”.Vergogna a lui: egli dimentica che gli stabilimenti di Mirafiori furono salvati dalla furia distruttiva e vendicativa delle Forze Armate germaniche, che volevano distruggerli, da una cinta di ragazzi della Divisione Decima, pronti ad aprire il fuoco contro i militari tedeschi. Era il marzo 1945, e gli stabilimenti della FIAT furono salvi. E la famiglia Agnelli continuò a loclupetare, ingrassando ingrossando i propri profitti.E con questo per oggi è tutto.

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