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Il mio canto libero: 8 settembre 1943 di Barbara Spadini

Tutti dicono che in questo giorno morì la Patria.In realtà nacque la “nostra” Patria, dall’entusiasmo, dalla coerenza, dal coraggio, dalla voglia di non mollare, dal desiderio di restare al proprio posto, di fare il proprio dovere, di contribuire nel proprio piccolo ad un progetto impavido quanto già segnato dalla sconfitta….
E’ quando tutto crolla che in noi stessi troviamo le risorse per SCEGLIERE, guardando nel nostro animo provato chiedendo a noi stessi:”CHI SONO IO? COSA VOGLIO? IN COSA CREDO? COME DESIDERO CONTRIBUIRE AL MIGLIORAMENTO, AL FUTURO MIO E DEI MIEI FRATELLI ?”.
Ci fu chi scelse il primo calesse che transitava, nella speranza di protezione e sopra vi salì per scelta, vigliaccamente ma sapendo che il compromesso, l’ombra di chi vince, la copertura, il trasformismo, la promessa che collaborando ci si sarebbe rifatti un’identità ed un’immagine, sono scorciatoie al potere.
Ci fu chi restò se stesso, perchè di vendersi e di vendere la Patria insieme al proprio sistema valoriale (quello che dà senso al nostro vivere, perchè è insito nella coscienza, nella nostra spiritualità più intima, nel nostro pensiero e che ci dà lo sprone per agire in modo lineare) non aveva proprio intenzione, nè predisposizione genetica. Nacque così la vera Resistenza, quella che davvero ancora oggi perdura negli eredi di quel manipolo di eroici patrioti che diedero fino all’ultima goccia del loro sangue per riscattare se stessi, la Patria, il buon nome degli italiani nel mondo e la libertà di essere popolo e Nazione.
Oggi riviviamo gli stessi tradimenti, vediamo saltare gli italiani sul carro del potere, vediamo chi ci governa mettersi al servizio di altre nazioni a discapito della nostra, vediamo un’invasione programmata di esseri umani che hanno già segnato il destino dei loro paesi di provenienza col loro andarsene senza lottare per un miglioramento interno, senza la volontà di migliorare le cose.
Ogni anno che passa sento sempre maggior dolore e maggiore sofferenza, il mio spirito si piega sotto la sferzata continua di azioni ed eventi dei quali percepisco i nefasti effetti nel futuro dei nostri figli.
Lo spirito si piega, come il fusto fragile della spiga al vento, ma non si spezza mai.
Qualche seme della spiga si stacca e tocca terra e, se ci sarà anche solo una gocciolina d’acqua, diverrà una nuova piantina che darà seme e frutto. Così la Patria non morirà, i valori si perpetueranno, vi saranno poche piantine, poi qualcuna di più, poi il raccolto sarà più generoso.
Sarà una messe selezionata di spiriti ribelli e pronti ad essere quelli che sono, senza mezze misure, senza timori, senza catene spirituali. Al mio vecchio lattone di benzina, al quale farò la guardia anche da vecchia, arriverà il “cambio della guardia”. Qualcuno alla fine mi dirà:” adesso tocca a me”.
Forse non vedrò il tempo in cui si rinnoveranno il verde della speranza, il rosso della passione e il bianco della purezza dell’essere e del pensare, forse è un sogno o forse una flebile speranza, un’illusione o una proiezione astratta, ma fu certezza dopo l’8 settembre 1943 e di quella certezza sono nipote, quindi anch’io ho scelto la “parte sbagliata”, Dio come ne sono felice!
Nella pesantezza della quotidianità, mi sento leggera perchè avanzo con il mio sogno intatto, con la mia battaglia da pianificare, con la mia bandiera che sventola e i miei avi che mi hanno spianato il cammino.

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