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Il misterioso Virus di A.Sansoni

Sono trascorsi ormai quattro mesi da quando il Tg1 lanciò una notizia come apertura riguardante un
misterioso virus che in Cina aveva iniziato a mietere diverse vittime, virus che colpiva le vie respiratorie.
Almeno ufficialmente era gennaio, anche se ufficiosamente provengono notizie che questa epidemia
circolava in terra cinese almeno da ottobre, se non qualche mese prima. Lì per lì sembrava un fatto
confinato nel paese comunista, ma poi con il passare del tempo, considerato anche i forti rapporti
commerciali dell’occidente con il paese asiatico e anche i numerosi cinesi presenti in varie nazioni, Italia
compresa logico, iniziava a farsi strada una legittima preoccupazione che questa epidemia potesse
spandersi a macchia d’olio. Nella gestione di un virus del tutto nuovo e sconosciuto (così dicono), il
governo italiano ha assunto delle posizioni a dir poco imbarazzanti. Soprattutto il ministro Roberto
Speranza, capo del ministrero della salute e laureato in scienze politiche. Secondo l’usanza tipica della
sinistra di vedere razzismo e fascismo in ogni cosa, il primo impatto di fronte a questo Covid-19 (così nel
frattempo l’Oms lo aveva denominato) è stato improntato non in termini di salute e sicurezza pubblica,
ma sull’antirazzismo. Eh già, proprio così. Numerosi soggetti di sinistra si sono messi sulle barricate per
difendere i cinesi da eventuali atti di intolleranza da parte del popolo italiano nei loro confronti: e così si
sono sprecati i ritrovi nei ristoranti cinesi a mangiare involtini primavera, fra l’altro sbandierati anche in
televisione da alcuni giornalisti politicamente schierati, oppure appelli sui vari profili social di alcuni
governatori di regioni notoriamente rosse che invitavano a non aver paura dei cinesi perchè chi parlava
di tutelare la salute era solo un ”fascioleghista” (termine assurdo), oppure comparivano cartelloni lungo
le strade con manifesti ”E’ solo un brutto raffreddore”. E anche il ministero della salute non si è scansato
da questo tam-tam antirazzista: intorno a febbraio infatti comparse uno spot con il professore Michele
Mirabella, attore e regista laureato in giurisprudenza ma da sempre appassionato di salute, impegnato a
mangiare in un ristorante cinese con le bacchette in mano e diceva testualmente che ”l’infezione da
Covid-19 colpisce le vie respiratorie ma non è affatto facile il contagio”. Ipse dixit. Non sarà affatto facile
ma… ecco i primi focolai infettivi. Lo spot magicamente scompare e arriva il tutto chiuso. Della serie, da
andate pure dai cinesi altrimenti siete razzisti a state tutti in casa. Il passo è stato breve. Il ministero della
salute di conseguenza poi ha cambiato registro: il Covid-19 contagia molto e uccide. Tralasciando i
numerosi esperti che si sono susseguiti in questi mesi, in cui ognuno diceva la sua e tutto e il contrario di
tutto, quello che balzato agli occhi è stata la malagestione della situazione. Se siamo di fronte a un virus
nuovo, logica avrebbe voluto che il ministero avesse proceduto con cautela, sia in un modo che nell’altro,
ma così non è stato. E il ministro Speranza non ha neppure chiesto scusa agli italiani sulle originarie
prese di posizione da parte del dicastero da lui guidato. Anzi adesso negli spot attuali della Fase 2,
quella della riapertura, sembra quasi che l’intero popolo italiano sia contagiato dal coronavirus e che
anche un asintomatico possa contagiare un’altra persona, sia in autobus, che al parco, oppure
semplicemente al bancomat. Tarro, noto epidemiologo lo esclude a priori che un asintomatico contagi,
ma il ministero evidentemente ha preferito seguire la strada tracciata dai soliti virologi volti noti in tv
(guarda caso), non ascoltando altre campane che forse potevano dare fastidio. In fin dei conti, quello
che è mancato è stata una linea guida, un protocollo unico sanitario da seguire: tanta confusione, tanti
pareri e una conduzione tipica all’italiana. Ci resta… Speranza: la fede vacilla, mentre la carità è partita
da tempo ormai.

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