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Il Multiculturalismo fallito in Svezia di L.Lago

Nello scorso fine settimana, in Svezia nella città di Malmo è scoppiata una rivolta di piazza quando almeno 300 persone hanno protestato contro le attività anti-islamiche nella città svedese che vanta un alto tasso di migranti islamici fra la popolazione, come ha riferito la polizia.

I manifestanti si sono scatenati ed hanno lanciato oggetti contro gli agenti di polizia intervenuti e hanno incendiato le gomme delle auto, con una intensificazione della violenza nel corso della serata, mettendo in stato di assedio un quartiere della città. Da notare che la città di Malmo è nota alle cronache per avere un alto tasso di delinquenza, di omicidi, assalti, violenze e stupri che sono in stragrande maggioranza commessi dagli immigrati ma quasi sempre la nazionalità degli autori risulta coperta dai media del paese.

Secondo il rapporto della polizia le proteste sono scoppiate a seguito di un gesto antiislamico di estremisti di destra che hanno volutamente incendiato una copia del Corano. I media svedesi e internazionali di orientamento liberal progressista, come in Italia “La Repubblica”, hanno sostenuto che gli incidenti siano stati provocati dagli estremisti di destra, gruppi neo nazisti, razzisti, ecc. In realtà gli incidenti e le scene di aggressione e vandalismo sono state tutte dovute all’azione dei radicali islamici di matrice per lo più sunnita/salafita che hanno colto l’occasione di un gesto (non opportuno) per scatenare l’assalto contro polizia e beni e strutture della comunità, come documentato da molti video indipendenti.

Secondo la versione della polizia e quanto riportato dalle agenzie, sono stati fermati tra i dieci e i venti manifestanti che sono stati poi “tutti rilasciati”, come ha dichiarato un portavoce della polizia.
Non è la prima volta che accadono incidenti e manifestazioni di violenza come queste nella città svedese ed in altre località del paese. La Svezia ha nell’estremismo islamico un serio problema nazionale anche se questo viene negato o minimizzato da molti esponenti governativi e media compiacenti che sono sempre stati conformi alla politica di frontiere aperte e dell’immigrazione incontrollata.
Le statistiche degli ultimi tre anni indicano un alto numero di sparatorie, episodi di violenza e stupri che mettono la Svezia in vetta alla classifica europee per questo tipo di delitti (migliaia di casi) assieme alla Francia, alla Gran Bretagna ed al Belgio.

Inoltre si segnala che in Svezia operano un certo numero di organizzazioni jihadiste che hanno reclutato estremisti fra i giovani per inviarli a combattere in Siria ed in altri paesi del Medio Oriente, esattamente come accaduto in Francia e Belgio, da dove proviene il maggior numero di estremisti jihadisti che hanno combattuto in Siria, secondo i rapporti del governo di Damasco.
Molti di questi, dopo la sconfitta avvenuta in Siria ad opera delle forze del Presidente Assad, quelli che non sono defunti rientrano come “foreign fighters” di ritorno. Questo suscita molte preoccupazioni nei servizi di sicurezza e nell’opinione pubblica, visto che si tratta di individui violenti e indottrinati, imbevuti dall’ideologia salafita (la stessa professata in Arabia Saudita) che li sospinge ad azioni violente e all’intolleranza.
Non è un caso che proprio fra questi elementi si registrano reati di vario genere, alcuni dei quali molto gravi, come aggressioni a mano armata e violenza gratuita contro cittadini svedesi bianchi.
Per non parlare degli atti di terrorismo che mettono in pericolo la sicurezza di tutti, visto che diversi rapporti indicano la Svezia come un “Hub” del terrorismo islamista in Europa.
Non a caso, lo scorso anno, il ricercatore svedese Peder Hyllengren dello Swedish Defense College, intervistato dalla tv svedese Stv, aveva affermato : “la Svezia è diventata un centro dell’estremismo islamico internazionale e centinaia di residenti svedesi hanno messo in piedi una vasta rete di contatti islamisti”. Secondo il sociologo il fenomeno avviene da diversi anni e il governo non ha voluto affrontare il problema con le dovute misure di prevenzione mentre la legislazione si dimostra del tutto inadeguata.
Si citano esempi come quello del 35enne, Mohamed Belkaid, il terrorista algerino coinvolto nella strage di Parigi che rimase ucciso a Bruxelles durante una perquisizione e che risultava collegato ad una cellula svedese. Come questo ci sono altri svariati casi che i media non hanno voluto divulgare per rispettare il politicamente corretto, imposto dalle leggi sulla stampa.

Il multiculturalismo è un esperimento fallito in Svezia ma è un percorso che viene seguito anche in Italia, dove i promotori di questo esperimento, politici ed opinionisti, insistono nella necessità dell’accoglienza e delle frontiere aperte, con tutte le conseguenze negative che da questo derivano, come l’esperienza di altri paesi ci dimostra.
Il multiculturalismo è molto più di una semplice ideologia: il multicultarismo è la nuova religione che, come tutte le forme di credenze assolutiste, non può essere contestata e criticata, chi lo fa rischia di passare per “negazionista” ed essere messo all’indice dai cultori del pensiero politicamente corretto.

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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