Il partito democratico sulla rotta balcanica.Di F.Bellan

Sabato 30 gennaio mentre a Trieste dal punto di arrivo della rotta balcanica, in piazza della Libertà, i politicanti fautori della “società aperta”, sotto la supervisione del massimo esponente dell’ ” accoglienza ” cittadina, presente in veste di quell’ASGI, associazione per gli studi giuridici per l’immigrazione, collegata con l’Open Society di Soros e finanziata nel solo 2018 con 385.715 dollari – fonte Adnkronos -, lanciavano i loro strali, una pattuglia di europarlamentari del partito democratico veniva bloccata dalla polizia croata a ridosso del confine con la Bosnia. 

Immancabili le lamentele, i piagnistei e le ipocrite dichiarazioni degli europarlamentari della sinistra globalista con le “minacce” di rivolgersi al loro collega di partito alla presidenza del parlamento europeo Sassoli. 

“Volevamo andare a ispezionare il confine tra la Croazia e la Bosnia senza oltrepassarlo ma ci è stato impedito”.

Stando alla polizia croata, ” la presenza dei parlamentari avrebbe potuto incentivare azioni illegali dei migranti che si trovano sul lato bosniaco “, magari il “pattuglione” democratico si sentiva investito dallo stesso spirito di Carola Rackete, e si aspettava lo stesso trattamento che è stato riservato a questa quando ha traghettato in Italia la sua nave carica d’immigrati, ma non tutte le ciambelle riescono col buco, e le istituzioni croate non sono come le istituzioni “italiane”, quindi si sono dovuti fermare a malincuore davanti alla pattuglia di poliziotti posta sulla strada. 

La nuova campagna della sinistra globalista in termini d’immigrazione è rivolta verso i campi profughi della Bosnia, e la loro ” nuova missione ” è quella di fargli ottenere il “diritto d’asilo”, lasciandoli attraversare tranquillamente, ed illegalmente, i confini. 

Sono gli stessi che dopo aver ridotto l’Italia ad un letamaio, con una crisi economica senza precedenti, si sono prodigati, e si stanno prodigando ancora, in favore di lockdown, zone colorate, campagne in favore di vaccinazioni obbligatorie, ” restate a casa “, eccetera, e ben attenti a mantenere i loro culi incollati a quelle poltrone che gli assicurano i loro lauti guadagni grazie ai contribuenti italiani. Possono cambiare i nomi, ma i partiti, e i programmi sono sempre gli stessi. 

Per “lorsignori” mentre gli italiani devono fare ogni tipo di sacrificio, gli immigrati, invece, devono avere garantito il diritto al movimento, ed a quella che è a tutti gli effetti un’invasione, lo spettacolo deve continuare, del resto gli affari sono affari. 

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