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In difesa della nostra identità e della nostra storia di F.Bellan

In difesa della nostra identità e della nostra storia, per dire no alle strumentalizzazioni slovene e al risarcimento del Balkan
Manca un mese circa alla data del centenario dell’anniversario dell’incendio del Balkan, l’hotel dove avevano sede associazioni filo iugoslave e anti italiane, da dove spararono sulla folla mobilitata a protestare per l’uccisione di italiani a Spalato e a Trieste. 
Quel giorno dovrebbe essere consegnato come risarcimento alle associazioni della minoranza slovena, sotto la supervisione delle istituzioni slovene, l’edificio che ospitava l’hotel Balkan, sito in centro città. Negli anni sessanta la minoranza aveva già ricevuto come risarcimento l’edificio che ospita il teatro sloveno. 
Ben diversamente è andata, invece, per un edificio della Lega Nazionale, situato ad Opicina una frazione di Trieste: occupato dai partigiani comunisti nel corso dell’occupazione, è passato poi direttamente in mano delle associazioni della minoranza slovena, dal 1945 ad oggi alla Lega Nazionale non è stato né restituito l’edificio, tantomeno è stato erogato un risarcimento, figuriamoci due come invece accade per la questione del Balkan. 
Si parlava anche di una visita alla Foiba di Basovizza, da parte dei presidenti di Italia e Slovenia, nell’occasione dell’incontro che si terrà per il “risarcimento”, a spese del contribuente. È di oggi la notizia che il presidente sloveno non ha previsto al momento una visita alla Foiba, ma bensì al monumento dei fucilati di Basovizza. Nell’articolo in questione apparso oggi sul giornale di Trieste, si fa strada l’ipotesi che potrebbe recarsi a rendere omaggio agli infoibati dopo che anche il presidente italiano si fosse recato assieme a lui, al monumento ai fucilati del 1930: quelli che per la minoranza slovena, quella che celebra la ” liberazione ” del primo maggio da parte delle bande comuniste Titine, sarebbero gli ” eroi “. 
Non vennero fucilati per caso, nel 1930, vennero fucilati dopo un regolare processo, erano appartenenti alle organizzazioni filo iugoslave, si erano resi protagonisti di una serie di attentati, e in uno di questi avevano causato la morte del giornalista Guido Neri, oltre ad aver lasciato anche altri feriti. 
Ancora una volta possiamo vedere come da parte slovena ci sono richieste, o meglio pretese, che sconfinano nell’arroganza, il rispetto per i morti per loro è sempre a senso unico, mentre da parte italiana il tipico silenzio, imbelle, che ha contraddistinto i politicanti italiani fin dai tempi della Jugoslavia. Quello stesso silenzio, continua ancora oggi con la Slovenia, mentre alla sua minoranza viene concesso il ” risarcimento “: erogato per la seconda volta, probabilmente unico caso al mondo di una particolarità tutta ” italiana “.
Queste sarebbero le reciprocità in Italia con una minoranza che si è sempre rifiutata di sottoporre a censimento, e non dimentichiamo i rapporti con la Slovenia, un piccolo stato, quanto una regione italiana, che ha trattato l’Italia come fosse uno stato di appestati con la chiusura dei confini, come se ci fosse una guerra in corso, nel corso dell’emergenza per il covid, mentre permette la libera circolazione degli immigrati che si riversano in Italia attraverso la rotta balcanica.
Da parte nostra non possiamo che dire no a qualsiasi ” risarcimento ” e rivendicare la restituzione dell’edificio di Opicina al legittimo proprietario. 
Possono restarsene tranquillamente a casa loro: uno a fare il gioco del silenzio al Quirinale a spese dei contribuenti italiani, e l’altro a Lubiana! 

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