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In un mondo che ci crolla intorno… di F.Bellan

“In un mondo che che ci crolla intorno…”, così comincia una vecchia canzone, ed oggi che il mondo, o meglio, la cosiddetta ” società civile “, se ne sta andando giorno per giorno a rotoli, e sta dimostrando le sue politiche sciagurato e disastrose, definirle fallimentari sarebbe riduttivo. 
Grazie alla mancanza di valori e di ideali, ed alla propaganda dei non-valori di questa società, alla ” cultura” globalista ed ai cosiddetti “diritti civili”, tanto sbandierati in tutte le salse da politicanti, media, perbenisti, moralisti, pacifisti, insomma da tutto quel variegato carrozzone al servizio dei Soros & co., di quei poteri forti e di quelle lobbies economiche che vedono nella loro “società aperta”, la realizzazione dei loro interessi, si è vista la “parola d’ordine” lanciata in questa fase di “quarantena” appena passata per il covid: “Andrà tutto bene”, con un immancabile bandiera arcobaleno, la rappresentazione del nulla cosmico. 
Sembra abbiano messo in soffitta le bandiere rosse ed ogni rivendicazione sociale, così come l’effigie di quel Che Guevara che, nel migliore dei casi li avrebbe presi a calci nel culo, nel peggiore, invece, li avrebbe fucilati.
Intanto, in questi ultimi vent’anni, hanno fatto di tutto per smantellare ogni parvenza di giustizia sociale, la questione dei “diritti civili” è servita proprio in questa funzione, e serve tuttora. 
Se l’alternativa al cosiddetto “villaggio globale” è la rivendicazione dell’identità nazionale assieme alla giustizia sociale, è altrettanto vero che ad una società senza valori e senza alcun esempio di riferimento, se non una bandiera arcobaleno, è importante tenere ben in mente quei valori, quegli ideali e quegli esempi da innalzare come delle bandiere. 
Maria Pasquinelli, la maestra che a Pola nel corso dell’occupazione del 1947 sparò, uccidendo l’ufficiale inglese come reazione all’occupazione dei territori orientali che finiranno sotto il giogo comunista iugoslavo: al processo dichiarerà alla corte che mai chiederà la grazia agli occupatori di della sua terra e sarà condannata a morte, la pena sarà poi commutata in ergastolo, i ragazzi di Trieste, caduti nel 1953 sotto il piombo inglese degli occupatori della città. 
I ragazzi di Valle Giulia nel’68, a Roma, e la rivolta di popolo a Reggio Calabria nel’70, che sono direttamente collegati con Avanguardia. 
I prigionieri irlandesi che si fecero morire nello sciopero della fame contro le leggi della Corona inglese per il riconoscimento dei propri diritti da prigionieri. Bashir Gemayel, il combattente in difesa del proprio popolo che in Libano divenne presidente, e dopo venne assassinato, dopo che gli avevano già ucciso la figlioletta. 
Senza continuare con un lungo elenco, il pensiero puo’ andare ad Almerigo Grilz, reporter di guerra, e primo giornalista italiano caduto in battaglia dopo il secondo conflitto mondiale, era il 1987 ed una pallottola lo colpì in Mozambico mentre riprendeva le fasi di una battaglia. Reporter di successo all’estero, discriminato invece in Italia, per le sue idee e la sua attività politica. Come può andare a Dominique Venner, combattente, militante politico e scrittore, nel 2013 entra dentro la chiesa di Notre-Dame, a Parigi, e si spara, lascia scritta la motivazione del suo estremo gesto, motivazioni che vengono logicamente stravolte, dai media. . “Io mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze assopite. Mi ribello contro la fatalità del destino. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invasivi desideri individuali che stanno distruggendo i nostri ancoraggi identitari, prima su tutti la famiglia, intimo fondamento della nostra civiltà millenaria. Mentre difendo l’identità di tutti i popoli a casa propria, mi ribello nel contempo contro il crimine che mira alla sostituzione dei nostri popoli”.
Oggi 15 giugno il pensiero invece va a León Degrelle, nell’anniversario della sua nascita: capo di un movimento politico, perseguitato politico, volontario sul fronte dell’est nella battaglia contro il comunismo, esule in Spagna fino ala sua morte per le sue idee, perseguitato e demonizzato, dalle autorità del suo paese è da altri, la sua storia, e quella dei suoi camerati, è stata cancellata letteralmente, basta recarsi al museo della guerra di Bruxelles, ma noi non possiamo, né dobbiamo dimenticare! 
Nei numerosi testi da lui scritti, in cui narra le sue esperienze di guerra ed il suo pensiero politico, possiamo ritrovare i punti di riferimento per la nostra lotta, per la nostra idea, per cercare di costruire, seppur idealmente, una nuova concezione di Europa, per un nuovo ordine europeo. L’Europa dei popoli liberi, delle tradizioni, delle identità e della giustizia sociale. 
Abbiamo una storia, veniamo da lontano, ma vogliamo arrivare più lontano ancora. 

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