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Incontro estivo europeo organizzato dai Lanzichenecchi.

Per il quinto anno consecutivo si è tenuto l’incontro estivo europeo organizzato dai Lanzichenecchi.
Anche stavolta (quattro su cinque) è stata scelta la Provenza.
Si tratta di una riunione particolare. Trasversale, internazionale, plurifunzionale. Mentre più o meno tutti disdicevano i propri appuntamenti, i Lanzichenecchi hanno mantenuto il proprio, malgrado l’emergenza covid, l’emergenza economica, il clima di panico.
Una scommessa che poteva non riuscire. È riuscita.
Uomini e donne provenienti da sette nazioni europee (Francia, Spagna, Italia, Belgio, Olanda, Polonia, Svizzera), telecollegati con la Grecia, hanno dato vita a un nuovo momento di gioioso cameratismo e hanno lavorato sodo.
Un documento sul come affrontare la situazione del dopo-covid è stato stilato in quattro lingue e verrà pubblicato insieme con gli atti.
Si è svolto un gruppo di studio sulla nuova ingegneria sociale e sulla comunicazione. Una serie di laboratori su modelli efficaci di penetrazione sociale (Veneto, Toscana, Asturia, Polonia) è stata animata scaturendo in diverse evoluzioni pratiche.
Nella filosofia propria ai Lanzichenecchi, che è quella di dotare un intero mondo di un suo comune sistema nervoso, hanno collaborato persone che si trovano alla testa di movimenti, centri studi, partiti, anche “concorrenziali” tra loro, che si trattasse della Spagna o della Francia. Della Grecia e in una certa misura della stessa Italia.
Alcuni obiettivi sono stati fissati per l’evoluzione della comunicazione, per la formazione di una vera e propria Accademia europea (di politica e di metapolitica, non di teorie astratte o di “filosofia” come si chiama, impropriamente, ora il narcisismo parolaio).
Più di un appuntamento internazionale è stato fissato.
Una cooperazione regolare tra blog, riviste e social di tutte le nazioni presenti è stata decisa. In questo modo si farà conoscere ovunque quello che si realizza in qualsiasi delle nostre regioni europee e si faciliterà, progressivamente, l’avvento di un linguaggio comune e di un immaginario comune. Un altro passo in avanti in quella che da cinque anni è una marcia silenziosa ma inesorabile.
“Fedeltà è più forte del Covid” era il motto di quest’anno. Possiamo dire che è il motto giusto.
La bandiera che ha sventolato sul pennone è stata issata, simbolicamente, da Olivier, lanzichenecco francese che ha sconfitto il coronoavirus dopo una battaglia di diverse settimane.
Una scelta emblematica, anche nelle semplici analogie. Stoicamente beneaugurante.

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