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Irlanda del Nord, agosto 1971: internamento senza processo e massacro di Ballymurphy di F.Bellan

All’alba di quel 9 agosto, l’esercito britannico, il RUC con lealisti al seguito, facevano irruzione nei quartieri repubblicani caricando la gente sui blindati per il solo sospetto di essere coinvolte in attività repubblicane. 

Comincia l’epoca dell’internamento senza processo che colpirà entrambe le comunità, quella cattolica come quella protestante. 

Il 9, il 10 e l’11 agosto, nel quartiere repubblicano e cattolico di Ballymurphy, a Belfast, sì consuma anche quel che è considerato il Bloody Sunday di Belfast, 11 persone disarmate vengono colpite a morte dai soldati britannici nel corso di un vero e proprio rastrellamento. 

La versione ufficiale dei soldati sarà quella della legittima difesa, i repubblicani sarebbero stati armati: nulla di tutto questo invece, emergerà dalle numerose testimonianze e dalle inchieste che sì terranno molto tempo dopo. 

Il quartiere di Ballymurphy era già una roccaforte repubblicana, i residenti erano nella maggior parte “radicalizzati”, Gerry Adams, elemento di spicco dei repubblicani viveva proprio in quella zona, e sì dice che già dal 1970 avesse adottato la strategia di bloccare le iniziative del Provisional IRA in quell’area al fine di far crescere il malcontento e l’esasperazione dei residenti nei confronti dell’esercito britannico, ottenendone così la radicalizzazione, e quindi un’opposizione spontanea. 

Una radicalizzazione che sì è vista ancora viva anche in questi giorni di scontri tra repubblicani/cattolici e forze di sicurezza a Belfast, e a Derry/Londonderry.

I primi sei caduti del massacro di Ballymurphy sono del 9 agosto, uno viene colpito al 10, i restanti quattro il giorno 11.

I metodi d’intervento, e le versioni ufficiali, delle forze armate britanniche, sono le stesse che adottavano a Trieste nel corso dei nove anni di occupazione della città, dal 1945 al 1954, una storia in Italia che continua a rimanere sconosciuta, grazie anche al silenzio dei media, oltre che a quello dei politicanti. Basta pensare che nella stessa città giuliana, dove chi voleva il ritorno di Trieste all’Italia è caduto sotto il piombo inglese, esattamente come per le vittime dei comunisti di Tito, per le foibe, sulle targhe commemorative, sulle lapidi, non viene mai indicato chi era l’assassino. 

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