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LA CARTA DEL CARNARO

Gran rimbalzare, in questi giorni, sulla mia bacheca, dell’articolo di Veneziani che ricorda il centenario della “Carta del Carnaro”.
Giusto così. Il fascino di tutto ciò che sa di “fiumano” è sempre forte per noi “romantici della rivoluzione” (e non credo che Veneziani lo sia…lui fiuta il vento, al punto di parlare di d’Annunzio come “antenato nobile del populismo antipolitico”), ma non va dimenticato ciò che essa effettivamente fu, il parto letterario di un poeta come pochi, e il canto del cigno di un sindacalista ormai alla fine.

Politica e realismo (anche nei riferimenti) sono altra cosa. A dirlo non sono io, ma M, con coraggio, in un consesso (il Terzo Congresso fascista a Roma, nel novembre del ’21) che pure fortemente “dannunziano” era:

“Può il fascismo trovare le sue Tavole negli Statuti della Reggenza del Carnaro ?
A mio avviso no.
D’Annunzio è un uomo di genio. E’ l’uomo delle ore eccezionali, non è l’uomo della pratica quotidiana.
Però negli Statuti della Reggenza del Carnaro c’è uno spirito, un imponderabile che possiamo far nostro: l’orgoglio di sentirci Italiani, il proposito di voler lavorare per la grandezza della Patria comune”.

Altro che “la  visione più lucida e ardita della politica e della società nel Novecento” di Veneziani.
“L’orgoglio di sentirci Italiani…”, ecco invece  un aspetto attualissimo e “concreto” (più della Decima Corporazione  “riservata alle forze misteriose del popolo in travaglio e in ascendimento”), che forse nessuno ha colto.

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