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La cooperante di Silvia Romano. di A.Sansoni

Sulla vicenda relativa alla ”cooperante” Silvia Romano, restano numerosi dubbi, alcuni di essi avvolti nel mistero secondo l’italica usanza di creare aloni che rendono il tutto ancora più nebuloso. A tutto questo si aggiunge la decisione della Procura di Milano di aprire un fascicolo d’indagine verso ignoti con la possibilità di aggiungere la motivazione di ”odio razziale” nei confronti della ragazza a seguito di alcune offese che la stessa avrebbe ricevuto sul suo profilo social non appena rientrata in Patria. Inquirenti e investigatori stanno infatti indagando sulla miriade di commenti e insulti contro la Silvia Romano, liberata dopo 18 mesi di prigionia in Somalia.  Fra l’altro, il profilo Facebook di Silvia Romano esiste ancora ma è stato modificato con un livello maggiore di privacy che rende ancora più difficile, se non quasi impossibile,  la ricerca per chi non è suo amico o amico dei suoi amici virtuali. Per di più non è aggiornato dal 2018, anno in cui fu rapita. La procura valuta appunto se aggiungere all’accusa di minacce, anche l’aggravante di istigazione all’odio razziale che comporterebbe per gli eventuali responsabili, pene più severe. L’odio razziale però prevede che ci sia come base del reato,  una differenza di etnia, di colore di pelle, di nazionalità diversa e non certo di religione che riguarda solo la sfera spirituale.  E infatti le offese ricevute si concentrano proprio la sua scelta di convertirsi all’Islam e sul presunto riscatto pagato dallo stato per liberarla. Il ministro Luigi Di Maio insiste nell’affermare che, a detta sua, non esiste nessun riscatto, ma da Bruxelles arrivano nubi minacciose in quanto, stando alle dichiarazioni dell’Ue, ”se fosse stato pagato un riscatto e questo fosse stato utilizzato per comprare armi da parte dei terroristi che la tenevano prigioniera, sarebbe un fatto gravissimo”. Ennesima crepa quindi fra l’Italia e l’Unione Europea. E se sul riscatto restano tante ombre e nessuna certezza, l’unico fatto limpido è che, sì la Silvia Romano si è convertita all’Islam, ma non ha cambiato cittadinanza, in quanto è e resta cittadina italiana, quindi le offese che ha ricevuto per la sua decisione di cambiare religione, non sono dovute alla razza, ma eventualmente alla religione, che è cosa ben diversa. Fra l’altro Aisha, così adesso si è ”ribattezzata”, si dice serena e felice per la sua scelta. Contenta lei, contenti… tutti.

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