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La dea della giustizia di A.Sansoni

La dea della giustizia è sempre stata raffigurata con una bilancia in mano, ma in Italia questa bilancia
anzichè stare in equilibrio secondo l’iconografia classica, dovrebbe pendere o da una parte o dall’altra.
Sentenze errate, innocenti che finiscono dietro le sbarre, delinquenti che la fanno franca, magistrati
dediti più all’attività politica che alla loro vocazione che dovrebbe essere quella di applicare la legge in
modo equo e giusto, scandalo del Csm, intercettazioni scabrose e decisioni alquanto strane. Sono questi
alcuni dei gravi problemi che attanagliano il capitolo giustizia in Italia, se poi ci aggiungiamo pure la
lunghezza dei processi e il fatto che l’imputato potrebbe restare tale a vita, disgrazia a chi capita in
questo mondo. Noto a tutti lo scandalo Procure legato al Csm, il Consiglio superiore della Magistratura,
dove a seguito di un’indagine della procura di Perugia nei confronti dell’ex presidente dell’Associazione
Nazionale Magistrati (in pratica il sindacato della magistratura) Luca Palamara, al tempo stesso ex
membro del Csm, ha sollevato il velo su veleni e guerre all’interno della magistratura italiana, innescando
dimissioni a catena e numerosi imbarazzi. E inoltre è balzata anche l’ipotesi di una riforma definitiva del
Csm stesso. Se da un lato, dichiarazioni testuali di questi giorni, i legali che difendono Palamara hanno
dichiarato che nei suoi confronti sono cadute le accuse più gravi formulate contro, dall’altro ecco che
compare un’intercettazione di una chat dove nel caso del processo a Matteo Salvini alcuni togati
avrebbero scritto: “Ha ragione, ma va attaccato”. Fatto inaudito. E così questo ciclone ha travolto in
pieno anche la ‘giunta’ dell’Associazione nazionale magistrati che rischia lo scioglimento. Del resto
mentre in molti auspicherebbero una magistratura apolitica e ligia solo alla legge, l’Anm condiziona
politicamente alcune scelte del Csm (che dovrebbe essere organo superiore a tutto e a tutti) e quindi in
molti si chiedono se vale la pena di tenere in piedi questa attuale situazione giudiziaria. Logico che ci
sono anche tanti giudici che svolgono il loro lavoro in modo esemplare, ma negli ultimi anni sono emersi
numerosi scandali che hanno portato i cittadini italiani a non fidarsi più della magistratura e quindi, di
conseguenza, della giustizia. Alcune soluzioni ci sarebbero. La prima sarebbe quella di introdurre la
responsabilità penale e civile dei magistrati per le loro sentenze errate. Per un giudice emanare una
sentenza è un lavoro e come tutti i lavori dovrebbe essere prevista la possibilità di rivalersi civilmente e
anche penalmente sul giudice stesso, cosa che attualmente non è prevista e quindi nessuno paga.
Dall’altro lato utile sarebbe la separazione delle carriere, argomento da sempre molto spinoso per il
mondo dei tribunali. In pratica si tratterebbe di creare una netta distinzione tra magistratura giudicante e
magistratura requirente. In altre parole: i giudici da un lato, i pubblici ministeri dall’altro. Con la
consequente previsione di due Consigli superiori della magistratura: il Csm della magistratura giudicante
e il Csm della magistratura requirente. Una riforma che trova molti contrari, ma anche tanti che
sarebbero d’accordo, in quanto introducendo questa novità si potrebbe garantire il principio basilare della
terzietà del giudice. Nell’incertezza potrebbe rivelarsi proficua, una petizione popolare con una raccolta
di firme sull’argomento magistratura sulla separazione delle carriere e per la responsabilità civile e
penale dei giudici: dato che il popolo sarebbe (condizionale d’obbligo) sovrano, l’unica via potrebbe
essere questa, sentire cosa ne pensano gli italiani stessi.

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