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La Grande Coerenza del Padre dell’ Attualismo.

di Roberto Mancini

Chi parla di comunismo diceva Gentile alla vigilia dell’ entrata in guerra dell’ Italia nel 1940 non è altro che un corporativista impaziente.
Durante i primi tre anni di guerra si tenne in disparte, ma nel momento del bisogno, quando la sconfitta sembrava inevitabile, con la conseguente disfatta morale, non seppe sottrarsi al suo dovere, e nel momento in cui si approssimava lo sbarco americano in Sicilia, il 24 giugno del 1943 pronunciò il suo discorso agli Italiani.
Gentile, in quella occasione rievocò la sconfitta di Caporetto, affermando che il problema principale non era tanto quello di vincere la guerra, ma di vincerla contro se stessi e di conservare l’ onore. La vittoria contro se stessi era quella a cui egli aveva già chiamato gli italiani nel 1915, come supremo sforzo morale, vero e proprio dovere della Nazione.
Un popolo, che serbi intatta la coscienza, la coscienza della propria dignità, che non smarrisce la nozione di che esso è, e deve essere, potrà vedersi
ad un tratto oscurare il firmamento sopra di se; ma a breve le stelle torneranno a brillare nel cielo.
Il discorso di Gentile, proseguiva parlando dei nuovi barbari, che stavano bombardando l’ Italia e delle loro macchine brute.

Dopo il suo discorso Gentile ricevette molte minacce di morte. Pochi giorni dopo gli americani sbarcarono in Sicilia e tutto sembrò perduto, il 25 luglio e soprattutto l’ 8 settembre completarono la morte della Patria come la definisce De Felice .
Dopo la rifondazione dello Stato con la RSI il Ministro dell’ Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini offriva a Gentile la presidenza dell’ Accademia
d’ Italia. Nel novembre del 1943, esattamente il giorno 17 ebbe un colloquio molto commovente con Mussolini.
All’uscita di questo incontro di cui in ogni caso non ci sono testimonianze dirette, confessò a Biggini quella famosa frase molto nota all’ interno della Repubblica: “O l’ Italia si salva con Mussolini, o sarà perduta per molti secoli.
Il 15 aprile, del 1944 dopo aver sbrigato un pò di lavoro uscì da Palazzo Serristori, passò brevemente a salutare suo figlio Fortunato, che in quel periodo era gravemente ammalato, poi si diresse verso casa. Erano le 14, quando la macchina arrivò al cancello della villa di Montalto al Salviatino, che l avvocato Casoni aveva messo a disposizione del grande filosofo. Mentre l’autista si accingeva ad aprire il cancello Bruno Fanciullacci o chi per lui perché ci sono dubbi sull’ autore materiale dell’ assassinio.
Mentre Gentile attendeva l’ apertura del cancello un uomo si avvicinò al grande filosofo siciliano chiedendogli se fosse lui il prof. Gentile.
Quando Gentile annuì, l’ uomo mise mano ad una pistola ed esplose a bruciapelo alcuni colpi, affermando che egli non intendeva uccidere l’ uomo,
ma le idee.
La frase ovviamente si commenta da sola, gli uomini passano, ma le idee rimangono eterne.

Giovanni Gentile
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