I Cavalieri del Cielo la Regia Aeronautica

I Cavalieri del Cielo
La Regia Aeronautica

Cari amici in questo giorno di Pasqua vorrei raccontarvi una storia di guerra, ma una storia particolare, che porta dentro di se i veri valori della Santa Pasqua.
Una storia vera, realmente accaduta alla fine di febbraio del ’43 nei cieli della Tunisia. Il protagonista è stato l’allora
serg. magg. pilota Lugi Gorrini, Gigi per gli amici, un uomo che mi ha onorato della sua amicizia e che mi ha raccontato questa vicenda.
Gigi Gorrini, un autentico Cavaliere del cielo, superbo pilota, ma soprattutto un grande Uomo dalle insuperabili doti umane. Se avrete la pazienza di leggere questa storia capirete perché.

Quando ormai stanno perdendo la speranza di entrare in contatto con gli avversari, Gorrini intravede sotto di loro arrivare bassi e veloci i quattro caccia britannici. Non c’è dubbio, sono Hawker Hurricane, caccia inglesi potenti e veloci, armati con ben otto mitragliere da 7,7 mm. Con la loro mimetizzazione desertica si confondono con il terreno, ma non riescono a sfuggire all’occhio ormai allenato del cacciatore italiano. Con un rapido battere di ali attira l’attenzione dei compagni avvertendoli dell’avvenuto avvistamento del nemico. Il capopattuglia Ten. Melis, rompendo il silenzio radio, dà immediatamente il segnale d’attacco. I nostri piloti, approfittando della loro maggiore quota e con il sole alle spalle, si lanciano simultaneamente all’attacco. I caccia inglesi volano tranquilli lungo la loro rotta, con il sole di fronte la loro visuale è disturbata, non si sono accorti che i nostri falchi in picchiata stanno per ghermirli. Arrivati a distanza utile di tiro i nostri cacciatori aprono il fuoco con le due mitragliere Breda-Safat da 12,7 mm. Il cielo si riempie di traccianti che saettano verso il nemico. Due Hurricane subito colpiti dal preciso fuoco degli italiani precipitano al suolo. I loro giovani piloti non si sono neanche accorti di chi o cosa li avesse colpiti.

La crudeltà delle battaglie aeree è proprio questa, la velocità degli scontri è tale che spesso non ti rendi neanche conto che stai per morire.
Una spietata realtà a cui Luigi Gorrini non si è ancora abituato. Ma non c’è tempo per pensare, chi pensa durante un combattimento è già morto, tutto deve essere rapido, istintivo. I due velivoli superstiti, dopo il primo devastante attacco, si separano cercando di fare quota per affrontare i nostri caccia. I Macchi italiani dopo una stretta virata si preparano ad inseguire gli inglesi.
Gorrini riesce, con abile manovra, a mettersi dietro un Hurricane che cerca disperatamente di toglierselo dalla coda. Ma il serg. magg. non molla, da pilota esperto e smaliziato, conosce tutti i trucchi e lo insegue in tutte le sue manovre evasive. Il pilota inglese tenta un ultima disperata carta; si lancia in picchiata sperando di distanziare il nostro caccia grazie alla sua velocità.
Ma Vespa Due, questo il nome in codice di Gorrini, gli sta sempre incollato alla coda seguendolo nella vertiginosa picchiata. Sa perfettamente che l’inglese prima o poi dovrà richiamare il suo aeroplano e quello sarà il momento per fare fuoco. Dopo pochi secondi, per non schiantarsi al suolo, il pilota nemico richiama il suo velivolo interrompendo la picchiata. Questo è il momento! L’aeroplano nemico presenta tutta la sua sagoma alle mitragliere del Folgore.

Immediatamente Gorrini lascia partire una lunga raffica. I proiettili centrano in pieno l’aeroplano nemico. Per il velivolo inglese è la fine. Il caccia mortalmente colpito s’impenna, lasciando dietro di sé una scia di fumo, fiamme e rottami. Gorrini si allontana con una virata, seguendo con la coda dell’occhio la scia di fuoco del velivolo nemico che sta precipitando inesorabilmente. Il nostro pilota, non vedendo il paracadute è preoccupato per la sorte dell’inglese. Finalmente con sollievo vede il fiore bianco aprirsi. Il pilota è riuscito a lanciarsi con il paracadute, e, a causa della bassa quota, dopo pochi secondi è a terra. Il nostro aviatore scende in picchiata per accertarsi delle sue condizioni. L’inglese, giunto a terra sano e salvo, si alza in piedi e comincia a correre pensando che il pilota italiano lo voglia mitragliare. Evidentemente non conosce lo spirito cavalleresco dei nostri aviatori.
Gorrini vedendolo illeso lo sorvola a bassa quota agitando le ali in segno di saluto e se ne va. Missione compiuta. Si torna al campo. Strani pensieri però affollano la mente del nostro Cavaliere del cielo: “Siamo in pieno Sahara lontano molte miglia dalle principali carovaniere, senza viveri né acqua sotto il sole che batte implacabile, ha ben poche speranze di salvarsi. In fin dei conti è un ragazzo come me, mandato a combattere per il suo Paese in un posto sperduto ed inospitale lontano mille miglia da casa. Un giovane come me che la sorte ha voluto abbattuto dai colpi delle mie mitragliere.

Questione di un attimo, di fortuna o di sfortuna, un attimo per decidere se vivere o morire…. In fondo però è solo un nemico, un nemico che, se risparmiato, potrebbe tornare a combattere contro di me, contro i miei compagni! Ma certo Gigi cosa ti importa….vola sicuro verso casa, al pilota inglese penserà la sorte….
No! Non è giusto, chi sono io per decidere della vita o della morte di un uomo? Io non sono un giustiziere! Io sono un soldato italiano!”. In un attimo questi pensieri passano nella mente del nostro giovane pilota, un solo istante per decidere e la sua mano corre alla cloche, virata di 180° per tornare verso il relitto fumante all’orizzonte. La sua mano sinistra rovista sotto il sedile, trova la sua borraccia in alluminio rivestita da un panno azzurro. E’ piena di acqua ed anice, di nascosto ai superiori aveva aggiunto anche qualche goccia di gin, il suo liquore preferito. Arrivato in vista dei rottami del velivolo inglese si lancia in picchiata. Il pilota nemico lo vede arrivare, é spaventato. Forse l’italiano ha cambiato idea ed è tornato per finire il lavoro. Correndo a perdifiato si nasconde dietro una roccia. Gorrini dall’alto vede tutto e sorride, con la mano fa scorrere il finestrino laterale e lancia fuori la sua borraccia. L’inglese, incredulo, afferra l’oggetto rimbalzatogli davanti, solleva lo sguardo verso il nostro rombante caccia e si sbraccia per salutarlo e ringraziarlo: “Thank you friend!” Gigi risponde al saluto agitando le ali dirigendosi finalmente verso casa con animo leggero.

Pilota Luigi Gorrini Medaglia d’Oro

Medaglia d’oro nel 1958
R.A.

Nel 1958, conflitto finito, dall’Aeronautica – che oggi in una nota «esprime il cordoglio per la morte dell’ultimo grande Asso» – ricevette una medaglia d’oro, unica decorazione concessa a un militare di Salò.

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