LA PREOCCUPANTE TENDENZA ALLA DELAZIONE CHE POTREBBE DISTRUGGERE LE PICCOLE IMPRESE.Di A.Sartori

Qualche giorno fa entro in un bar. Sempre senza mascherina, in segno di ribellione alla follia imposta per DPCM. Solitamente in quel posto non mi fanno storie, ma stavolta il barista mi impone, pur cortesemente, di mette l’odiata museruola, perché hanno mandato i carabinieri.

Il giorno prima, sempre nello stesso bar, mi ero trovato a sorpresa addirittura il Sindaco del paese che non ha mai messo piede in quel locale, ove di regola si riuniscono addirittura i suoi oppositori. Ovviamente, mentre il sottoscritto continuava a bere il suo caffé senza mascherella, il primo cittadino era conciato come un palombaro.

La cosa mi ha insospettito e ho cercato di vederci chiaro. All’inizio pensavo che la caccia fosse rivolta direttamente al sottoscritto, malvisto in certi ambienti per aver scritto pane al pane e vino al vino. Ma, poi, scopro una realtà ancora peggiore: era in atto una guerra fra poveri.

I poliziotti e il sindaco si sono recati sul posto perché i signori del bar vicino hanno segnalato assembramenti e gente senza mascherina. Di più, anche nella piazza principale del paese, i locali si segnalano tra loro, sperando di far chiudere la concorrenza. Questo è uno specchio dell’Italia ed è drammatico: invece di far fronte comune contro uno Stato che ha intenzione di radere al suolo le piccole e medie imprese, i piccoli fanno guerra al vicino.

Più di una volta, ho proposto a questi esercenti l’opzione della disobbedienza civile organizzata: mettetevi d’accordo tra voi, tenete aperto, non fate gli scontrini e pretendete il pagamento in cash. La guerra non dovete farla al bar di fronte, ma allo Stato. Se arrivano carabinieri e vigili, non fateli entrare.
Questo proponevo. Ma, a parte una persona che sta portando avanti un personale sciopero fiscale stracciando le cartelle esattoriali, tutti obbediscono, specialmente i giovani. Alle mie richieste di non fare scontrino, loro lo stampano e piuttosto lo lasciano lì. E poi magari da dietro il bancone si lamentano, ma non hanno il coraggio di fare disobbedienza. Poi, sono disuniti.

La disunione sta facendo il gioco di chi vuole distruggere il Paese. Ora il delinquente del Consiglio, nel suo ultimo decreto eversivo, prevede che le forze dell’ordine (volutamente minuscolo) possano fare irruzione nelle case su segnalazione dei vicini. E quanto ci scommettiamo che accadrà? Invece di comprendere la gravità di questa misura, tipica dei regimi totalitari, ci sarà chi farà la guerra al vicino che ha il cane che abbaia o il bambino che fa rumore.

Nei regimi totalitari spesso la popolazione fa quadrato e si protegge. Ad esempio, nella mentalità dei russi, che difficilmente denunciano il vicino che frega lo Stato, esiste una specie di società di mutuo soccorso ereditata dai tempi sovietici quando ci si passava di nascosto i dischi proibitissimi dei Beatles.

Oggi che siamo in un regime, dovremmo comportarci allo stesso modo. Purtroppo il sindaco del paese ha implementato il cosiddetto “controllo del vicinato”, ovvero una forma di delazione tra persone che abitano vicine.

Vogliamo dargliela vinta così? Facendoci la guerra tra di noi, perché il barista vicino mi ruba i clienti o il tal vicino mi sta sui coglioni? Se ci si fa la guerra tra bar finirà che tutti i bar chiuderanno. Se, invece, questi faranno fronte comune contro lo Stato, sopravviveranno.

Questo ha sempre fregato gli italiani: la disunione. Il Risorgimento è stato un miracolo se si pensa agli odi personali che intercorrevano tra Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele. Ma i miracoli avvengono una sola volta.

Nelle grandi lotte si appianano le divergenze. I nostri governanti non sono delle aquile, tutt’altro, ma conoscono i loro polli. Li tengono in pugno col divide et impera.

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