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L’ASSALTO GLOBALISTA di María Alejandra Díaz Marín traduzione di Luciano Lago

I globalisti liberali promuovono la “sudanizzione del pianeta” al fine di raggiungere uno dei loro obiettivi principali: far scomparire gli spazi nazionali, diluire i confini distruggendo la dimensione interna, ridurre l’economia ai minimi termini tecnologici (come enclavi) collegati all’esterno (con il globale) e non l’endogeno di ciascun paese.
Henry Kissinger, uno dei principali capi della elite corporativa transnazionale, l’usurpatore governo globale liberal, dalla crisi tempestiva e adeguata ai propri interessi, scatenata sotto l’impronta del COVID19, offre un piano per affrontare tale crisi: lui propone di potenziare gli organismi multilaterali della governance mondiale in tutto il mondo e, in collaborazione con società farmaceutiche e tecno-scientifiche, dirigere una campagna globale contro le malattie infettive da avviare sotto la vaccinazione obbligatoria di massa globale in tutti i paesi sotto lo schermo del controllo delle Nazioni Unite (schutzhatf).
Un pretesto ideale questo per salvaguardare l’ordine finanziario mondiale emettere dollari in modo massiccio dalla FED, con l’ evitare a tutti i costi qualsiasi traccia di sovranità, di nazionalismo e di indipendenza delle nazioni, con lo scopo malsano di imporre la dittatura unipolare plutocratica totale del globalismo.
Global Power Rockefeller & Rots Soros
Il suo piano non è altro che la subordinazione obbligatoria alla legge globalizzata del valore del capitale (iperfiduciario e tecnologico): la globalizzazione del feticismo delle merci in base al quale l’egemonia del capitale fiduciario de-materializza completamente sia la produzione che la parola (Samir Amin ).
Il dilemma irrisolvibile della piena circolazione in tutte le direzioni di merci, dei messaggi e dei soggetti, come il fatto stesso che il capitale non può tollerare limiti alla libera circolazione della forza lavoro, un potenziale per il quale si ottiene un profitto soltanto nella dissoluzione delle nostre identità di resistenza (sovranità) mentre i detentori del potere (le elite ) mantengono intatta la loro (Grüsner).
Con questa doppia tenaglia, basata sullo schema problema-reazione-soluzione (una soluzione sempre “adeguata e opportuna”) per loro, a cui partecipano, da un lato, la quinta e la sesta colonna interna, data la loro incapacità congenita di ottenere spazi di potere cercano di reprimere i patrioti, per raggiungere il loro unico ideale: essere vassalli del padronato cosmopolita/finanziario e praticare la loro ideologia: liberalismo, globalizzazione, dominio dell’oligarchia fiduciaria globale, contro l’interesse nazionale e come strumenti di un potere esterno. Questo lo realizzano applicando le loro soluzioni, massimizzando i loro profitti per se stessi e le loro attività (anche attraverso il costo opportunità) e, dall’altro, mediante il dominio delle multinazionali, delle banche, agenzie di rating, grandi gruppi di imprese, rentier e speculatori di ogni tipo, che amano i collegamenti con gli speculatori con cui lavorano fianco a fianco, per sradicare e rovinare gli Stati nazionali sovrani.

I globalisti liberali promuovono la “sudanizzazione del pianeta” al fine di raggiungere uno dei loro obiettivi principali: far scomparire gli spazi nazionali, diluire i confini distruggendo la dimensione interna, ridurre l’economia ai minimi nuclei tecnologici (enclavi) collegati all’esterno (con il globale) e non l’endogeno di ciascun paese. Supportano l’aspirazione delle risorse, la liquefazione delle attività all’estero (centrifuga) verso le regioni in cui sono situati i loro centri finanziari e le città globali progettate a tale scopo, applicando due tecnologie letali: la demolizione sociale tradotta in disintegrazione di: sistema di sicurezza sociale, mercato formale lavoro, sindacati, diritto all’istruzione e alla salute pubblica e alla distruzione delle aree interne.
Nel nostro caso (America Latina), questo fenomeno è chiaramente osservabile con l’occupazione del territorio nazionale da parte di bande criminali , lo spostamento dei contadini, l’occupazione di aree di grandi risorse da parte di gruppi irregolari e, come corollario, la mutilazione del territorio nazionale nel tentativo di consolidare l’espropriazione delle terre e la balcanizzazione della regione. In questo modo eseguono e realizzano il saccheggio delle risorse e l’asservimento alle centrali dominanti in ogni angolo del globo.
Confiscano e annientano la ricchezza dei paesi sulla base di valutazioni fittizie delle risorse, beni e capitali, più recentemente con direttive pseudo-legali. Nel caso venezuelano, ci sono molti esempi: CITGO e il Delaware Court, Bank of England – la perfido Albione – e il furto di tonnellate d’oro, miliardi di risorse finanziarie trattenute illegalmente dal sistema bancario mondiale e, più recentemente, l’operazione avanzato dalla Corporacion Andina del Fomento (CAF) che illegalmente e unilateralmente e con l’eufemismo di agire “indipendentemente dall’entità governativa, entità pubblica, la cui proprietà corrisponde alla proprietà delle azioni”, riacquista le azioni del Venezuela, senza qualsiasi documento giustificativo o necessità di altre formalità, solo l’approvazione dell’Assemblea Straordinaria degli Azionisti.
David Rockefeller con Kissinger
Questa eufemistica “acquisizione forzata delle azioni dello Stato venezuelano”, autentico saccheggio delle risorse della Repubblica attraverso canali multilaterali, approvata da un gruppo di paesi membri del Gruppo Lima, alleati di Juan Guaidó, contribuisce a un’agenda ancora clandestina, condivisa con la quinta e la sesta (Gorbachovistas e Yelsinistas) quinte colonne interne, che sfruttano le circostanze di indifferenza nazionale per scrollarsi di dosso “il partner paria” e rimuovere il quartier generale dell’istituzione a Caracas.
Di fronte a questo panorama, dobbiamo ripensare l’integrazione, le alleanze e la solidarietà. Costituire con altri stati nazionali sovrani repubblicani, integrare ampi spazi con interessi subregionali e regionali comuni come proposto a suo tempo dal Libertador (Simon Bolivar). Un’altra geopolitica è necessaria contro il sistema corporativo transnazionale globale (Alexander Dugin)

I popoli sono obbligati a unirsi come un pugno contro elementi extraterritoriali e fattori globalisti interni ed esterni. È urgente che vengano create agili organizzazioni regionali con la partecipazione di tutti i paesi che rispettano la non interferenza negli affari interni degli altri e si uniscano intorno alle bandiere e ai principi di sovranità, indipendenza e autodeterminazione che agiscono insieme, contro il nemico: i globalisti e liberal. Diviso e diviso come le dita della mano saremmo schiacciati da queste corporazioni, perché saremmo prede facili per loro.
Lo stato e la sovranità costituiscono la base e il fondamento del diritto internazionale che questi gruppi “neutrali” globalisti di esperti sanitari, finanziari e legali cercano di scardinare, oltre a sostituire la legittimità popolare che si basa nei popoli con un ordine globale su misura per loro e per i loro interessi e una dispotica legittimità plutocratica: un neoimpero.
Ribadiamo la necessità perentoria di identificare e comprendere il nemico: nemico è chiunque o qualcosa, un soggetto politico o meno, che non valorizzi, sostenga e promuova posizioni sovrane e che deve essere considerato come tale.
*María Alejandra Díaz Marín – Avvocato, costituzionalista venezolana, analista e scrittrice, rappresenta lo Stato nella “la Comisión y a la Corte Interamericana de Derechos Humanos”..
Traduzione: Luciano Lago

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