Crea sito

Le Marocchinate, le violenze dei marocchini al servizio dei francesi nei confronti dei civili italiani

Son fratelli a noi ci vengono a liberar, così recitava una canzone di Mimmo Cavallo, amaramente ironica, nei confronti di tutti i presunti liberatori che hanno attraversato la penisola sin dalla seconda metà dell’ottocento, fino alla seconda guerra mondiale. Un caso che ci sembra giusto ricordare è quello delle cosiddette marocchinate, ovvero delle violenze, perlopiù stupri perpetrate nei confronti delle donne giovani e anziane da parte dei goumiers, ovvero le truppe coloniali francesi al comando del generale Juin.Si torna a parlare di questo doloroso avvenimento dopo che, seppure in ritardo, la Procura di Roma ha riaperto uno dei fascicoli riguardanti una delle più brutte pagine della Seconda guerra mondiale in Italia: quello delle <<marocchinate>>, di fatto gli stupri commessi dalle truppe coloniali francesi ai danni della popolazione civile italiana. Un capitolo che si è cercato di chiudere nell’immediato dopoguerra con l’imposizione fatta dagli alleati all’Italia di tacere su quei crimini. Va detto che il caso fu riaperto dai comunisti in funzione anti NATO negli anni Cinquanta, utilizzando anche il noto film La ciociara di Vittorio De Sica ma che non rende né l’idea né le proporzioni di tale violenza. Ad oggi si sa anche tramite il presidente Dell’ANVM (Associazione nazionale vittime delle marocchinate) Emiliano Ciotti che afferma, in una intervista al Giornale lo scorso luglio, che la procura sta preparando l’audizione di testimoni diretti dei fatti.Tutto risale alla sera del 14 maggio del 1944 quando parti’ l’attacco alle linee tedesche da parte del Corp Expeditionnaire Francais del generale Alphonse Juin che avrebbe successivamente portato alla caduta della linea Gustav dopo mesi di stasi sul fronte di Cassino. Il 13 maggio il feldmaresciallo Albert Kesserling tentò di guadagnare tempo ritardando la caduta di Cassino per consentire alle unità ritirate di prendere posizione lungo la seconda linea di difesa Dora (chiamata dagli alleati per motivi propagandistici <<linea Hitler>>), ma le forze coloniali francesi (composte anche da tunisini, algerini e legionari della XIIIme Demibrigade) iniziarono l’avanzata attraversando il territorio dei Monti Aurunci, quindi S’Andrea sul Garigliano e occuparono e successivamente Liri. Il 14 maggio la fanteria marocchina si spinse fino a S. Giorgio, mentre quella algerina occupò Castelforte. Venne in tal modo realizzato l’assalto dalle montagne ed i Goums, i reparti regolari marocchini valicarono i monti Aurunci.Fu da quel momento che per la popolazione iniziò l’incubo, mascherato dalla parola liberazione. Ma quei soldati si macchiarono di violenze indicibili, soprattutto nei confronti delle donne, giovani e anziani e contro gli uomini che cercarono di difenderle. Violenze commesse contro i fascisti, perché agli occhi dei liberatori gli italiani erano e rimanevano fascisti, che si erano macchiati per i francesi in questo caso, della <<colpa>>della dichiarazione di guerra del 1940 e di aver occupata la Francia meridionale e la Corsica con la quarta armata. La Francia fu l’unica nazione dell’esercito alleato, a subire, a dispetto della storiografia post bellica l’occupazione italiana. L’indole predatoria dei soldati africani che sfocio’ in siffatte violenze fu alimentata dagli ufficiali e sottufficiali francesi poiché gli italiani sono stati quelli che volevano annettersi Nizza, la Corsica, la Savoia e la Tunisia, oltre che aver invaso la Francia nel 1940. Dovevano quindi pagare. Va quindi ricordato che le violenze dei coloniali francesi non si limitarono alla Ciociaria, ma furono perpetrate anche nel Lazio, in Toscana e in altre località. Le violenze che è più corretto chiamare stupri da parte dei marocchini iniziarono già nel luglio 1943 con lo sbarco alleato in Sicilia. Gli 832 marocchini del 4eme Tabor aggregato agli americani che sbarcarono a Licata violentarono nel paese di Capizzi donne e bambini. Come ricorda lo storico Michelangelo Ingrassia i siciliani reagirono uccidendone alcuni con doppiette e forconi. Ad Ausonia decine di donne furono violentate, lo stesso accadde per gli uomini che tentavano di difenderle. Ma cosa ancora più raccapricciante anche a due bambini di sei e nove anni come emerge dai verbali dell’Associazione Vittime Civili di Guerra. Questo accadde pure a S. Andrea dove i marocchini stuprarono trenta donne, a Esperia 700 donne subirono la stessa sorte. A Pico una ragazza venne crocifissa con la sorella e dopo la violenza di gruppo verrà ammazzata. A Polleca si erano rifugiati circa diecimila sfollati perlopiù donne, vecchi e bambini. Qui come scrive Luciano Garibaldi fu toccato l’apice della bestialità da parte dei reparti marocchini. Stuprate donne e bambine. Sodomizzati e uccisi a raffiche di mitra gli uomini che si opponevano. L’elenco è lunghissimo. Poiché dove passarono i goumiers che agirono dalla Sicilia fino a Firenze ci furono violenze ovunque. La stima delle vittime fatta dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate è stabilita in 20.000 casi accertati, ma da numerosi referti medici risulta che un terzo delle donne violentate, per pudore, o per vergogna preferì non denunciare. La stima complessiva oscilla tra le 20.000 e le 60.000 donne di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni. Va sottolineato che di tutti i reparti del CEF solo i goums, compresi ufficiali e sottufficiali francesi del Groupement des Tabors Marocains si macchiarono di tali atrocità non gli altri reparti marocchini a cui non sono addebitabili violenze di questo genere.È giunto il momento di fare chiarezza su un episodio, che ha in modo indelebile macchiato di violenza e sangue, migliaia di persone innocenti.
Alessandro AlbertiFonte Storica Pierluigi Romeo di Colloredo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: