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LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DELLE REPUBBLICHE DI BOSNIA ERZEGOVINA, CROAZIA, MONTENEGRO, SERBIA, SLOVENIA E ITALIA

Il Presidente degli Italiani di Dalmazia di  Trieste e della Fondazione Rustia Traine
On. Renzo de’Vidovich

Signori Presidenti, 

sento il dovere di inviare alle Loro Eccellenze, attraverso gli usuali canali diplomatici, il testo dell’intervista rilasciata alla Televisione di Stato slovena, dal Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor, che è stata molto silenziata da parte dei mass media di tutti i paesi che sono stati storicamente coinvolti nella “Questione adriatica” e che ancor’oggi sono interessati politicamente a vari problemi connessi all’antica disputa. 

Come vi è già noto, nonostante le buone intenzioni di superare ogni ragione di conflitto fra italiani e sloveni, si è addivenuti all’infelice determinazione di consegnare l’intero edificio dell’ex Hotel Balkan di Trieste (voluto dall’Impero austro-ungarico in funzione antitaliana per concentrare interessi economici e culturali di molti popoli slavi, quali  boemi, slovacchi, polacchi della Galizia, croati, serbi delle Krajine, morlacchi, montenegrini e dalmatini dell’allora Regno di Dalmazia) alla sola comunità slovena di Trieste. Ciò ha sollevato proteste della locale Comunità croata, della Comunità serba di Trieste e di singole famiglie di origine montenegrina di Trieste che, oltretutto, sono a conoscenza del fatto che l’incendio del Balkan, avvenuto il 13 luglio 1920, dopo l’uccisione di due italiani a Spalato, di altri due a Trieste e dopo il ferimento di un’altra ventina di italiani inermi a Trieste, era dovuto all’opera dei terroristi sloveni del Narodni dom che avevano in affitto solo alcune stanze del fabbricato. In tal modo costoro hanno danneggiato tutte le altre componenti panslave che a titolo di proprietà o quali utilizzatori dell’edificio erano presenti nel Balkan. 

Ciò che ha avuto, invece, scarsissima diffusione e forse non è neppure pervenuto alla vostra conoscenza, sono le dichiarazioni del Presidente Pahor, di cui mi limito o riprodurre una sola frase dell’ultimo capoverso riferito all’omaggio dei due Presidenti ai quattro terroristi giustiziati a Basovizza: “Questo gesto deve essere inteso come un atto silenzioso di riabilitazione politica dei membri del TIGR e di quei combattenti antifascisti attivi anche prima dell’inizio della seconda guerra mondiale”. 

Nel mentre faccio presente che il Regno di Jugoslavia non era affatto antifascista, anzi, stipulò con l’Italia del tempo due trattati d’amicizia firmati da Ciano e Stojadinović, per entrare il 25 marzo 1941 nell’Asse guidata dalla Germania nazista, mi preme sottolineare che il titolo di antifascisti dei terroristi del TIGR è del tutto gratuito e non rispondente alla verità storica. 

Resto in attesa di vedere se e quando il Presidente della Repubblica italiana Mattarella chiarirà quale sia il pensiero del mio paese sull’argomento, posto che il Presidente della Slovenia non mi sembra abbia il diritto di parlare a nome dell’Italia. 

Mi chiedo anche se abbia diritto di parlare a nome e per conto degli altri Stati che formavano il Regno dei Serbi Croati e Sloveni, al tempo in cui gli jugoslavisti incendiarono il Balkan ed uccisero quattro italiani, e poi il Regno di Jugoslavia, i cui servizi segreti unitamente a quei inglesi dirigevano le azioni terroristiche del TIGR e dell’ORJUNA contro l’Italia in quanto tale e non, certo, per il tipo di governo che il Regno d’Italia aveva e che era simile a quello del Regno di Jugoslavia, ambedue legittimi e riconosciuti da tutti i paesi del mondo. 

Colgo l’occasione per ricordare che la Federativa Socialista Jugoslava tentennò a lungo prima di dare un riconoscimento ai terroristi del Regno di Jugoslavia chiamandoli addirittura “fascisti” per lungo tempo.

Con i dovuti ossequi e nella speranza che falsi storici, obiettivi quanto meno improvvisati non turbino i buoni rapporti che da tempo sono stati allacciati tra gli italiani, esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia con i popoli che Lorsignori cosi degnamente rappresentano, 

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