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L’infamia nel DNA. di F.Bellan

In Friuli Venezia Giulia, recentemente gli strali dei politicamente corretti si sono levati contro i commenti sui social di un esponente della Protezione Civile, riguardo la rivolta degli immigrati presso una caserma adibita a centro d’accoglienza a Udine, e verso un consigliere regionale “reo” di aver esternato un suo pensiero riguardo gli immigrati. Grave scandalo, petizioni on line, richieste di cacciarlo: queste le reazioni isteriche di una sinistra che riveste il ruolo della ” paladina dei poveri immigrati ” e fustigatrice del politicamente corretto. 

Non si fermano certamente a questo, le truppe politicamente corrette: le “ultime notizie” triestine, riguardo le richieste di licenziamento di una persona che ha “osato” manifestare le proprie idee, da parte di quella sinistra tanto brava a parlare di “diritti” per tutti, uguaglianza, tolleranza, rispetto, per poi essere loro stessi i primi a discriminare e a entrare nei meriti lavorativi di una persona, ad entrare nella sua vita personale allo solo scopo di danneggiarla, viene da vomitare. 

Nulla di nuovo questa  strategia si è già visto in passato, attuata con metodi diversi: se negli anni ’70 a Trieste una fabbrica si mobilitava contro l’assunzione di camerati di Avanguardia Nazionale, in seguito i metodi si trasformavano con la demonizzazione dell’avversario politico, e con le menzogne più spudorate, per arrivare a colpire direttamente nella sfera lavorativa, oppure ad impedire le assunzioni tramite il sindacato, senza fare grandi proclami e mobilitazioni, semplicemente andando a bussare negli uffici giusti senza lasciare traccia, infine, non meno importante, non vanno dimenticati certi “servizi giornalistici” incentrati sul passato personale degli obiettivi che questi vogliono colpire, attaccando direttamente il diritto al lavoro della persona. 

A loro non interessa il diritto al lavoro, deve lavorare chi vogliono loro, oltre, ovviamente, a chiunque se ne sta buono e lascia che questo sistema, il loro sistema, continui indisturbato a “funzionare”.

Del resto sono loro i ” paladini dei lavoratori “: sono loro quelli che hanno permesso, quelle riforme del mondo del lavoro, fatte da uomini di sinistra, che ci fanno vivere nel precariato, tra contratti a tempo determinato e agenzie interinali.

A questo siamo arrivati grazie all’operato della sinistra. 

La società ideale per loro è composta appunto da delatori e ruffiani, e soprattutto da gente che non si oppone a quello che viene definito ” pensiero unico”: gli altri sono liberi di schiattare sotto un ponte se non sono muti e allineati alle loro regole.

Anche se passano gli anni, questi l’infamia se la tengono nel DNA. 

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