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L’INSULTO.di A.Sinagra

Qualsiasi ideologia nelle sue realizzazioni ha commesso errori anche gravissimi.
Tuttavia, aggettivare qualcuno o qualcosa come “fascista” per esprimere un giudizio negativo ed evocatorio delle peggiori cose, significa non conoscere il Fascismo nei suoi postulati ideologici e nelle sue realizzazioni.
Di conseguenza, l’aggettivazione non può integrare l’insulto.
Si obietta che il “linguaggio fa legge”. È vero, ma fintanto che non si alteri il significato della parola e non si mistifichi la verità storica e politica.
È così, per esempio, quando l’epiteto di “cornuto” viene rivolto pur a chi ha sposato la “moglie di Cesare”, dato che con tale aggettivazione si vuole esprimere un giudizio negativo non verso la moglie ma verso il marito e la sua condotta. In questo caso il “linguaggio fa legge”, ma non in altri casi.
Se io volessi rivolgermi alla banda di mafiosi, malviventi, grassatori, imbroglioni e ladri oggi al “potere”, non potrei chiamarli fascisti equiparandoli a coloro che modernizzarono la Nazione, che ebbero ben chiaro il concetto di giustizia sociale, che esaltarono il lavoro e i lavoratori, che provvidero ai poveri e agli esclusi, introducendo previdenza e assistenza sociale e sanitaria per tutti, che ebbero ben chiara la sacralità della cosa pubblica e del bene comune, che non inventarono perduranti emergenze epidemiche per conculcare diritti e libertà e per devastare l’economia nazionale.
Furono gli stessi che costruirono opere pubbliche che rimarranno nel tempo (con il permesso della giovincella Boldrini Laura) e che resistono anche ai più violenti terremoti.
Ad Aquila e ad Amatrice ne sanno qualcosa.

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