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L’Italia nel “pallone” di A.Sansoni

E’ proprio il caso di dire che l’Italia è… nel pallone. Nella gestione a dir poco caotica di questa situazione
emergenziale, ci si mette pure il ministro dello sport Vincenzo Spadafora che non sa che pesci prendere.
O meglio, lo sa e come: non ne vuole sentire parlare di ripartire con il massimo campionato di calcio in
quanto, a detta del ministro, non sarebbe possibile per i calciatori mantenere le distanze e quindi
l’eventuale ripartenza della Serie A avverrebbe solo dopo una successione ordinata di protocolli e di
regole per riprendere in sicurezza. E a questo scopo auspica anche un comitato tecnico scientifico per
stabilire delle regole certe: ecco di nuovo che compare all’orizzonte un comitato di esperti, della serie
tanto fino ad ora ce ne sono stati pochi. Va detto anche che nel mondo del calcio ci sono altre figure di
riferimento. Una è quella di Damiano Tommasi, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo
centrocampista, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori e noto tifoso dell’As Roma. L’altro è
Renzo Ulivieri, ex allenatore e presidente dell’Associazione Italiana Allenatori e dichiaratamente
comunista fino al midollo. Non vogliamo pensare male, oppure vedere complotti in ogni angolo, ma
proprio nell’anno in cui la Lazio si è prepotentemente e meritatamente inserita nella lotta scudetto,
arrivano delle prese di posizione sulla non ripartenza del torneo di calcio e che francamente lasciano
alquanto sbigottiti. Nessuno vuole fare il complottista, ma i dubbi aumentano soprattutto se si pensa che
la Lazio si trova in ottima forma. Logico che per la lotta scudetto dobbiamo anche inserire la Juventus e
l’Inter, ma suona strana questa decisione e questo tentennamento, proprio nel momento in cui la
squadra capitolina ha buone probabilità di cucirsi lo scudetto sul petto. Tornando al ministro dello sport
Spadafora, ha espressamente fatto un paragone che non sta nè in cielo nè in terra. Queste le sue
dichiarazioni: “Qualcuno si è chiesto perché non si chiude un negozio se la commessa è positiva, mentre
se accade a un calciatore si manda in quarantena tutta la squadra. Ma un calciatore positivo non è come
una commessa positiva. Nel calcio non è possibile mantenere distanze e dove i calciatori devono
correre e marcarsi, cosa che non accade in supermercato”. Non abbiamo capito il nesso. Sarebbe
alquanto assurdo, ma del resto in un Paese come il nostro non ci sarebbe certo da stupirsi, se la Serie A
non fosse portata a termine, cosa che nella storia si verificata solo due volte in occasione dei due
conflitti mondiali del secolo scorso. Nonostante si sia di fronte ad una pandemia, non si tratta in questo
caso di una guerra mondiale a suon di armi e di conseguenza, sarebbe assurdo non riprendere il
massimo campionato. Ai posteri, l’ardua sentenza…

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