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Lo spirito della libertà

Il 5 maggio 1981, in Irlanda del Nord moriva in carcere Bobby Sands, era giunto al sessantaseiesimo giorno di sciopero della fame, una protesta che ha portato all’estremo sacrificio lui ed altri nove prigionieri nelle carceri di Sua Maestà britannica dopo di lui nello stesso anno.Protestavano per ottenere il riconoscimento di alcuni diritti politici che gli venivano negati dalla legge della corona che li catalogava come delinquenti comuni.Erano persone che combattevano per la libertà del proprio popolo e della propria terra, per la gente comune oggi, magari, sarebbero dei terroristi, ma nel conflitto che ha attraversato l’Irlanda del Nord, e di cui ancora oggi ci sono degli strascichi, per la loro comunità, cattolica e repubblicana, rappresentavano un simbolo di lotta e di libertà, avevano il consenso della loro comunità, e per essa combattevano, così come facevano dall’altra parte della barricata i combattenti delle organizzazioni paramilitari, protestanti e lealisti. La situazione lassù in Irlanda si può viverla ancora oggi, basta frequentare le zone d’appartenenza delle due comunità, per rendersene conto.Billy Wright, un leader protestante e lealista, se ne rese conto nel corso di una carcerazione antecedente allo sciopero della fame, nel corso della protesta del blanket men, conosciuta anche come no wash protest, quando gli stessi prigionieri rifiutavano d’indossare l’uniforme carceraria che li equiparava a delinquenti comuni, per poi rifiutare anche di lavarsi, proteste estreme che sono durate anni, e nelle mani di secondini che si rivelavano degli autentici aguzzini. Dopo aver partecipato anche lui per un periodo alla protesta, Wright, trovandosi di fronte ad un altro prigioniero che la stava portando avanti da un paio d’anni nella sua biografia racconta “Sapevo cosa mi ero perso. Qui c’era un movimento che infliggeva su se stesso maggior violenza di quella a cui era sottoposto per la sua ideologia, cosa sarebbe diventato un altro essere umano in quella situazione?”Quanta differenza con questo mondo in cui viviamo, ed in quest’ultimo periodo di “quarantena” imposta dall’alto si son potuti vedere, e leggere sulle cronache e soprattutto sui social, gli isterismi della gente, con le sue nevrosi, le sue paure, i suoi egoismi, e la sua vigliaccheria. Tutti a sbattere i piedi come bambini capricciosi non potendo fare quello che vogliono, tutti a invocare la libertà senza sapere quello che dicono. Il villaggio globale in cui stiamo vivendo ha sostituito un popolo in una massa di consumatori, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, giorno dopo giorno.Quando cambierà questa situazione, la stessa gente che oggi si lamenta per la mancanza di libertà, sarà capace di ringraziare questa classe politica d’incapaci, la casta, per averli fatto riassaporare la vita di prima, quella vita vuota e passiva che li ha portati a vivere felici e contenti, ignavi, in questa società “civile” che nulla ha a che fare con la civiltà, di cui i vari perbenisti ipocriti si riempiono la bocca.Per cominciare a costruire un’alternativa, o meglio un esempio, rispetto alla “società civile”, l’identità nazionale e la giustizia sociale sono, ancora una volta, le due bandiere da innalzare, riprendendo quelle idee-forza che altri prima di noi hanno cercato di far vivere.

Fabio Bellan

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