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LOTTARE di Fabio Bellan

Vedendo le immagini e le notizie in questi ultimi giorni degli annuali disordini a Belfast in Irlanda del Nord in occasione della celebrazione della ricorrenza del 12 luglio, in cui i lealisti celebrano la vittoria del 1690, eventi che nell’Ulster si ripetono ogni anno, non solo in quest’occasione, e vedono protagonisti gli appartenenti di entrambe le comunità, quella lealista/protestante e quella repubblicana/cattolica, divise da sempre ed entrambe orgogliose della propria identità, della propria cultura e delle proprie tradizioni; della rivolta a Belgrado alla notizia di un altro lockdown imposto dalle istituzioni, poi ritrattato a causa delle violente proteste attuate dalla gente esasperata; della resistenza della comunità serba del Kosovo trattata come ospite in casa propria da uno stato islamico creato artificialmente dalla NATO, da lobbies economiche e poteri forti, uno stato compromesso in tempi non lontani da crimini di guerra, dove hanno prosperato traffici di droga e traffici di organi; l’opposizione della chiesa serbo ortodossa in Montenegro ad uno stato che vorrebbe cancellarla o quantomeno ridimensionarla, si può constatare che ci sono ancora popoli degni di questo nome. A differenza di quanto abbiamo visto nel corso del lockdown italiano, dove leggendo i commenti sui social e sentendo certi discorsi sembrava che l’Italia intera fosse esasperata, mentre in realtà reclamava la libertà di uscire di casa per andare a farsi l’aperitivo, a cena fuori, o comunque a svagarsi, c’è ancora qualcuno nel mondo, pronto a rivendicare la propria identità senza essere omologato al modello di vita della “società” del cosiddetto villaggio globale. 

Visto che viviamo in Italia, prendendo spunto da un commento di un camerata, si possono fare delle considerazioni che ci riguardano da vicino, che riguardano quello che una volta era chiamato “il nostro ambiente”, quando si tratta di partecipare a delle manifestazioni di piazza, mentre stando a quanto viene proclamato dai singoli sui social dovremmo essere al potere o almeno in fase di arrivo, quando si tratta di partecipare, di colpo la situazione cambia, sembra che tutti quel giorno e a quell’ora abbiano come per magia inderogabili impegni. 

Quindi, ci si ritrova anche con “giustificazioni” del tipo “tanto non serve a nulla”, ” troppo pochi “, ” questo non va bene “, ” quell’altro non si fa”, “così non si arriva da nessuna parte”,.. e tutta una serie di scuse sempre pronte in ogni occasione. 

Intanto ci troviamo con il peggior governo d’incapaci ed allo stesso tempo carrieristi della storia di questa repubblica, intanto viviamo in un’Italia sempre più ridotta ad una fogna a cielo aperto e la situazione sembra sempre in peggioramento, la cosiddetta ” società aperta e civile ” sembra consolidarsi giorno dopo giorno. Immigrazione, diritti per questi, diritti per quelli..tutti attaccati col culo alle poltrone, la casta, e intanto hanno smantellato la giustizia sociale. 

Se nel 1919, avessero ragionato così, ci sarebbe stata la Rivoluzione del XX secolo, l’unica che si è consolidata con il consenso della stragrande maggioranza degli italiani? 

Dopo il conflitto che ha visto la sconfitta dell’Italia, una sconfitta aggravata dal tradimento, chi ha ripreso in mano la lotta, chi l’ha continuata, erano allora dei poveri folli? 

Cosa dire poi della rivolta di Reggio Calabria o di quella contro il trattato di Osimo, e di tutti i militanti che si sono impegnati in nome di un’idea e di valori senza prospettive di “fare carriera”, se non nelle aule giudiziarie? 

In questi tempi dove imperversano tranquillamente situazioni a dir poco scandalose, vedi la questione della magistratura e i decreti del nobile avvocato, tanto per fare solo due esempi, non c’è altra possibilità se non quella di rialzare le bandiere della giustizia sociale e dell’identità nazionale, e cercare di costruire un’opposizione. La linea di demarcazione è una sola, da una parte c’è la loro “societa’ civile”, dall’altra ci dovrebbe essere chi invece non si riconosce in quella che in realtà stravolge il significato stesso delle due parole. Non importa in questo momento avere il culo in parlamento, come potrebbe obiettare qualcuno, quanto cercare di creare un’alternativa, un fronte unito e compatto, per non restare ad ululare alla luna o a fare i rivoluzionari sui social network, per tornare opposizione. 

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