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Ma sono davvero magnanimi in Europa? di A.Sansoni

Non si era mai vista prima così tanta magnanimità da parte dei tecnocrati e burocrati dell’Unione
Europea, quell’istituzione così tanto amata dai ”cittadini del mondo” e così tanto odiata da chi invece
mette al primo posto i propri interessi nazionali a quelli di un carrozzone costruito ad arte. Bastava che
uno stato qualsiasi sforasse la soglia del 3% che partiva immediatamente il commissariamento: la
povera Grecia ne sa qualcosa, a parte le promesse elettorali del ”paladino comunista” Tsipras che poi si
è abbassato ai voleri della troika bruxellese. Adesso con un virus, tutti in quei palazzi sono diventati più
buoni, o meglio, più falsi, nel senso che la loro bontà è solo una finta presa di posizione. Ne sono un
esempio i Recovery Fund, un prestito a cui i singoli stati membri possono attingere per fronteggiare
l’emergenza economica post Covid-19. E alla fine di un dibattito molto acceso, la Commissione europea
ha deciso di fissare l’asticella del Recovery Fund al livello più alto possibile. E si è creata una situazione
di non difficile soluzione per i burocrati dell’Ue, fra i Paesi del sud Europa (compresa l’Italia) che godono
del sostegno tedesco ma non di quello dei paesi del Nord Europa (Olanda in testa) e i paletti messi da
altri stati, ecco che la Ursula von der Leyen ha scelto di non presentare una proposta di compromesso.
Della serie, deciderà lei: si ma come? Ha deciso di mettere in piedi un progetto a dir poco ambizioso che
comunque non si sa che reggerà così come è stato dalla stessa illustrato: Bruxelles punta a raccogliere
sui mercati 750 miliardi di euro, distribuendone 500 attraverso sussidi e 250 tramite prestiti. Fin qui nulla
questio, anzi sembrerebbe quasi una voglia di rilancio dell’economia da parte dell’Unione Europea. E
l’Italia, purtroppo paese più colpito dalla crisi economico-sanitaria, sarà il primo beneficiario con 172
miliardi totali, di cui 82 in sussidi. Però dei soldi ancora nemmeno l’ombra: dicono che arriveranno,
intanto cara Italia indebitati per fare fronte all’emergenza. Roma avrebbe diritto a 81,8 miliardi di euro di
sussidi e 90,9 miliardi di prestiti da restituire (quindi un debito). E anche i 500 miliardi erogati tramite
sussidi andranno restituiti agli investitori (anche qui indebitamento in vista). Morale della favola: ce la
farà poi l’Italia a restituire a suo ”tempo e debito” questi soldi? Oppure si rischia di fare le cosidette
”nozze coi fichi secchi” e quindi di fronteggiare una crisi attuale aprendone un’altra per il futuro?

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